Vernici intumescenti, rinnovi e controlli

 

Controllo e validazione delle caratteristiche fisiche dei sistemi protettivi intumescenti

In questo articolo, si vogliono descrivere alcuni metodi operativi di verifica della durabilità dei materiali protettivi, specificatamente le vernici intumescenti.

STEP 1: Raccogliere la documentazione

Inizialmente si procede con il valutare la documentazione presente rilasciata dal fornitore della vernice intumescente applicata. Solitamente sono riportate le modalità di prova delle caratteristiche fisiche nel tempo, e - nel caso di rinnovo della vernice per eccessivo degrado - anche i metodi.

Nel caso in cui la documentazione sia scarsa o assente, è possibile basarsi sulla norma UNI 10898-1.

Nella UNI 10898-1 sono riportate:

  • Verifiche sugli elementi costruttivi: ovvero che la geometria ed il materiale in opera, siano conformi con quanto progettato;
  • Verifiche sui prodotti: controllo della corrispondenza dei prodotti;
  • Verifiche dei supporti da trattare.

Dopo tali verifiche è necessario produrre una relazione di controllo, anch'essa a norma come descritto nel punto 7 della UNI 10898 stessa.

STEP 2: Relazione di controllo

Sono richieste nella relazione di controllo:

  1. Controllo visivo della superficie trattata (eventuali danni visibili);
  2. Verifica della aderenza della vernice al profilo a cui è applicata sotto carico (prove di stick-ability);
  3. Spessore dello strato in opera della vernice;
  4. Dipendenza della risposta termica con la curva di temperatura a cui è esposta.

In merito all’ultimo controllo, è possibile infatti che si manifesti lo scioglimento della vernice durante l’incendio.

Nell’Appendice A della UNI 10898-1 si descrivono le modalità di controllo dello spessore, mentre nell'Appendice B della UNI 10898-1 il controllo dell’adesione e le modalità di prova. In tutte le zone in cui si sono effettuati controlli distruttivi si deve risanare il materiale.

NB: Per una più attenta analisi, pur non essendo richiesto dalla UNI 10898, sarebbe bene verificare con metodi distruttivi. Questi prevedono ad esempio l'estrazione - dove possibile - di alcuni campioni da provare in forno con curva ISO 384 e curva smouldering per verificare la dipendenza della risposta termica.

Dove questo non è possibile ci possiamo basare su metodi di calcolo analitici avanzati, in cui si analizza la variazione di resistenza dell’elemento in opera, sotto le proprie condizioni termiche, protetto dalla vernice con l’effettivo spessore in opera e le effettive caratteristiche desunte.

STEP 3: Riqualificazione o rinnovo?

Se le verifiche ordinarie non sono soddisfatte, è necessario percorrere una delle seguenti opzioni:

  1. Riqualificare la struttura;
  2. Eseguire la valutazione con metodi di calcolo avanzati, al fine di ricondursi al soddisfacimento dei requisiti richiesti, senza necessità di riqualificare (o solo in parte).

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CPI scaduto? sei ancora in tempo

SCADUTO

Hai controllato il Certificato di Prevenzioni Incendi ed è scaduto? Sei ancora in tempo.

 

Come fare

Se nella tua attività è scaduto il CPI non devi disperare, è possibile infatti recuperare la situazione con particolari accorgimenti che possiamo darti. E se poi questi non dovessero funzionare, ecco pronta la soluzione: SCIA Antincendio.

 

Come non dimenticarsi più

A tutti i nostri clienti offriamo gratuitamente il servizio di pre-avviso (3 mesi) così da avere il tempo necessario ad assolvere le pratiche per il rinnovo. Non sei ancora nostro cliente? Contattaci abbiamo la soluzione che fa al caso tuo. Da oggi l'attestazione di rinnovo periodico di conformità antincendio (ex rinnovo CPI) non sarà più un problema.

 

 

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RTV Scuole – Rampa di lancio per l’FSE

 

Con Decreto del Ministero dell'Interno del 7 agosto 2017 è stata approvata la Regola Tecnica Verticale per le le attività scolastiche, ai sensi dell'art. 15 del decreto legislativo 8 marzo 2006, n. 139. (17A05836)

 

Le attività scolastiche
Le attività di scolastiche di cui trattasi sono quelle previste all'allegato 1 del DPR n.151/2011, individuate con il numero 67 (edifici o locali adibiti ad attività scolastica di ogni ordine, grado e tipo, collegi e accademie, con affollamento superiore a 100 occupanti), esistenti o di nuova realizzazione. Tali norme tecniche si possono applicare in alternativa alle specifiche disposizioni di prevenzione incendi di cui al DM 26 ottobre 1992 (Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica).

Come si applica la regola tecnica verticale (V.7)

Entrando nel dettaglio della regola tecnica verticale e dell’integrazione con l’allegato I Norme tecniche di prevenzione incendi del decreto del 3 agosto 2015, il documento riporta indicazioni sulla classificazione delle scuole (in relazione al numero massimo di presenti: OA, OB, OC, OD, OE; massima quota di piani HA, HB, HC, HD, HE), aree di attività (TA, TM, TO, TK, TT, TZ).

I profili di rischio sono determinati secondo la metodologia di cui al capitolo G.3. (tipicamente con Rvita: A2,A3)

Devono essere applicate tutte le misure antincendio della regola tecnica orizzontale (RTO) attribuendo i livelli di prestazione secondo i criteri in esse definiti, fermo restando quanto indicato nei punti specifici della RTV che riportano le indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO. Pertanto, alle soluzioni alternative non sono posti ulteriori vincoli, ma si applicano i metodi di cui al paragrafo G.2.6.

La doppia normativa

La nuova RTV entra in vigore dal giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, ossia l’8 agosto 2017. All'esito del monitoraggio del Ministro dell'interno 3 agosto 2015, saranno verificati, entro il 31 dicembre 2019, gli elementi raccolti al fine di determinare l'esclusiva applicazione delle disposizioni di cui al presente decreto, in sostituzione delle norme di prevenzione incendi per le attività scolastiche di cui al decreto del Ministro dell'interno del 26 agosto 1992.

FIRE SAFETY ENGINEERING NELLE SCUOLE

La pubblicazione della Regola Tecnica Verticale rappresenta un passo fondamentale in termini di normativi. Da oggi non si dovrà più istituire la deroga per fare FSE nelle attività scolastiche, ma si potrà adottare la soluzione alternativa dove necessario. Questo si traduce in un inter procedurale più snello (la competenza rimane a livello di comando VVF provinciale) e quindi, applicando i metodi dell'ingegneria antincendio anche a importanti risparmi economici sulle opere di adeguamento antincendio.

S.4 Esodo: Soluzione Alternativa

S.4 Esodo: Soluzione Alternativa

RTV Attività scolastiche

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Collaudo EVAC

Locale di Pubblico spettacolo

 

Nei locali di pubblico spettacolo il sistema EVAC consente di informare le persone di un’eventuale situazione di pericolo, cosa che i tradizionali sistemi ottici acustici non sempre sono di immediata comprensione e non danno informazione sul comportamento da mettere in atto.

Nel caso specifico l’attività ricade nel campo di applicazione del DM 19/08/96 Locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo.

FSE PROGETTI ha provveduto a verificare la corretta funzionalità del sistema durante la verifica da parte della commissione comunale per il rilascio del parere sul progetto.

Il progetto del sistema è stato realizzato conformemente alla UNI 9795-2013 “ sistemi fissi e automatici di rilevazione e di segnalazione di allarme d’incendio”.

Per quanto concerne i criteri di progettazione dei sistemi vocali di emergenza antincendio si deve fare riferimento alla UNI ISO 7240-19.

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La mia attività è soggetta alla prevenzione incendi?

 

Non sempre come titolare di attività si è a conoscenza dell'obbligo di doversi adeguare alle normative antincendio. Questo è dovuto al fatto che solo in determinate condizioni è obbligatorio (es: oltre determinate superfici, n° di addetti o quantitativi di materiale combustibile). L'analisi è sempre necessario farla eseguire da un tecnico specializzato in Prevenzione incendi e Progettazione antincendio.

 

[Aggiornamento Maggio 2017]

E’ stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri il d.lgs. attuativo della riforma Madia. In tema di prevenzione incendi, la versione del testo prevede sanzioni inasprite per le imprese che omettono la SCIA: “Chiunque, in qualità di titolare di una delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi, ometta di presentare la segnalazione certificata di inizio attività o la richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio è punito con l’arresto sino ad un anno o con l’ammenda da 258 a 2.582 euro...

Inoltre si legge: “...il prefetto può disporre la sospensione dell’attività nelle ipotesi in cui i soggetti responsabili omettano di: presentare la segnalazione certificata di inizio attività o la richiesta di rinnovo periodico della conformità antincendio... La sospensione è disposta fino all’adempimento dell’obbligo”.

 

Quando è obbligatorio il CPI? Quando è obbligatoria la SCIA Antincendio?

Da oggi, con FSE PROGETTI puoi scoprire, gratuitamente se la tua attività è soggetta al controllo dei Vigili del Fuoco e quindi necessita del CPI. Compila il format qui sotto per una verifica facile e veloce.

 

 

Cosa succede se sono soggetto e non ho il CPI?

  • In caso di controllo da parte dei Vigili del Fuoco, scattano sanzioni amministrative, fino alla chiusura dell'attività;
  • In caso di segnalazione anonima scatta il sopralluogo dei VVF;
  • In caso di incendio, l'assicurazione non copre i danni assicurati, e il premio assicurativo può essere maggiore;
  • In caso di evento grave, in sede penale il responsabile dell'attività non dimostra di aver fatto tutto il possibile per evitare l'evento;
  • Il DVR (documento di valutazione rischi) rimarrebbe incompleto nella parte valutazione rischio incendio;
  • Gli addetti antincendio potrebbero essere non adeguatamente formati ed informati dei reali pericoli.

 

Cosa succede se non sono soggetto al CPI?

  • E' consigliabile possedere in azienda il "certificato di non assoggettabilità" nel quale si certifica (con le dovute limitazioni) che non si è soggetti al controllo dei Vigili del Fuoco;
  • E' consigliabile essere a conoscenza delle limitazioni per non ricadere nell'obbligo (es: limitazione di superficie, di occupanti, di materiale e potenze termiche e capacità dei depositi di combustibili) 

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Aprire il proprio mercato, con l’FSE e il controllo Fumi

 

[COLLABORARE PARTE 3] Se sei un professionista antincendio e vuoi capire come trarre beneficio diretto affidandoci la progettazione prestazionale continua a leggere questo breve articolo, altrimenti passa pure oltre!

 

Saremo brevi e chiari, se sei un professionista che ad oggi non utilizzi l'approccio ingegneristico alla progettazione antincendio per regolarizzare le attività dei tuoi clienti, non devi per forza privarli di questo approccio e dei sui benefici. Infatti, grazie alla struttura del codice di prevenzione incendi, nel quale le strategie antincendio sono ben suddivise, la collaborazione tra professionisti diventa estremamente semplice.

 

Ecco un esempio (S.8 Controllo Fumi e Calore con soluzione alternativa):

Cliente: L'attività produttiva della quale ti hanno chiesto il preventivo, ad una prima analisi sembra facilmente adeguabile alle normative antincendio, tranne che per le superfici di aerazione, sia che esse siano per l'evacuazione o per lo smaltimento del calore.

Problema: Il controllo dei fumi e del calore (Capitolo S.8 del Codice) può essere trattato con soluzione conforme (dimensionamento minimo di 1/25 o 1/40 in funzione del carico di incendio, impianti SEFFC con ISO 9494 nel suo campo di applicazione, ecc...) oppure con soluzione alternativa (modellazione fluidodinamica).

Soluzione: Se vuoi dare un servizio in più al cliente, facendolo risparmiare sulla realizzazione di nuove aperture, o installazione di macchine di estrazione meccaniche sovra-dimensionate, affida il disbrigo di questo aspetto all'ingegneria antincendio.

Collaborazione tra professionisti: Non perdi il cliente perché la progettazione la esegui te, e solo il capitol S.8 Controllo Fumo e Calore, lo rimandi ad un allegato esterno ingegneristico affidato ad un altro professionista (ad esempio noi di FSE PROGETTI).

 

Esempio di integrazione approccio ingegneristico

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Aprire il proprio mercato, con l’FSE e l’Esodo

 

[COLLABORARE PARTE 2] Se sei un professionista antincendio e vuoi capire come trarre beneficio diretto affidandoci la progettazione prestazionale continua a leggere questo breve articolo, altrimenti passa pure oltre!

 

Saremo brevi e chiari, se sei un professionista che ad oggi non utilizzi l'approccio ingegneristico alla progettazione antincendio per regolarizzare le attività dei tuoi clienti, non devi per forza privarli di questo approccio e dei sui benefici. Infatti, grazie alla struttura del codice di prevenzione incendi, nel quale le strategie antincendio sono ben suddivise, la collaborazione tra professionisti diventa estremamente semplice.

 

Ecco un esempio (S.4 Esodo con soluzione alternativa):

Cliente: L'attività produttiva della quale ti hanno chiesto il preventivo, ad una prima analisi sembra facilmente adeguabile alle normative antincendio, tranne che per le vie di esodo, magari percorsi troppo lunghi, scale troppo strette, numero di uscite inferiori alle minime richieste e magari anche porte troppo strette.

Problema: L'esodo (Capitolo S.4 del Codice) può essere trattato con soluzione conforme (n° minimo, mm/persona, percorsi massimi, corridoi ciechi) oppure con soluzione alternativa (modellazione di esodo, verifica ASET-RSET).

Soluzione: Se vuoi dare un servizio in più al cliente, facendolo risparmiare sulla costruzione di nuove scale o nuove porte di uscita, gli puoi proporre la progettazione antincendio con l'aspetto di esodo trattata con approccio ingegneristico.

Collaborazione tra professionisti: Non perdi il cliente perché la progettazione la esegui te, e solo il capitol S.4 Esodo, lo rimandi ad un allegato esterno ingegneristico affidato ad un altro professionista (ad esempio noi di FSE PROGETTI).

 

Esempio di integrazione approccio ingegneristico

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Aprire il proprio mercato, con l’FSE e la Resistenza al Fuoco

 

[COLLABORARE PARTE 1] Se sei un professionista antincendio e vuoi capire come trarre beneficio diretto affidandoci la progettazione prestazionale continua a leggere questo breve articolo, altrimenti passa pure oltre!

 

Saremo brevi e chiari, se sei un professionista che ad oggi non utilizzi l'approccio ingegneristico alla progettazione antincendio per regolarizzare le attività dei tuoi clienti, non devi per forza privarli di questo approccio e dei sui benefici. Infatti, grazie alla struttura del codice di prevenzione incendi, nel quale le strategie antincendio sono ben suddivise, la collaborazione tra professionisti diventa estremamente semplice.

 

 

Ecco un esempio (S.2 resistenza al fuoco con soluzione alternativa):

Cliente: L'attività produttiva della quale ti hanno chiesto il preventivo, ad una prima analisi sembra facilmente adeguabile alle normative antincendio, tranne che per la resistenza al fuoco, purtroppo ci sono strutture in acciaio e sai già che più di R15 difficilmente potranno esserlo senza applicazione di protettivi, e magari saresti anche costretto a prevedere l'impianto sprinkler.

Problema: La resistenza al fuoco (Capitolo S.2 del Codice) può essere trattata con soluzione conforme (carico di incendio , requisito R, curva ISO) oppure con soluzione alternativa (modellazione di incendio, resistenza al fuoco con curva naturale di incendio).

Soluzione: Se vuoi dare un servizio in più al cliente, facendolo risparmiare sulla protezione delle strutture, gli puoi proporre la progettazione antincendio con l'aspetto di resistenza al fuoco trattata con approccio ingegneristico.

Collaborazione tra professionisti: Non perdi il cliente perché la progettazione la esegui te, e solo il capitol S.2 Resistenza al fuoco, lo rimandi ad un allegato esterno ingegneristico affidato ad un altro professionista (ad esempio noi di FSE PROGETTI).

 

 

Esempio di integrazione dell'approccio ingegneristico

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La resistenza al fuoco con l’RTO

 

Progettare con il DM 3.08.2015, (RTO)

Questo breve articolo, è il primo di una serie dedicata alla progettazione antincendio a mezzo del nuovo "Codice di prevenzione incendi".

 

E' possibile, in certi casi verificare la resistenza al fuoco di edifici indipendentemente dal carico di incendio?

La risposta è affermativa, nel caso in cui possiamo ricondurci al Livello di prestazione II, in cui la resistenza al fuco della struttura deve essere garantita per un periodo sufficiente all'evacuazione degli occupanti in luogo sicuro, all'esterno dell'edificio.

Vediamo insieme quali sono i parametri richiesti:

  • attività compartimentate rispetto ad altre opere adiacenti
  • attività anche non strutturalmente separate, purché il cedimento non danneggi il resto della costruzione
  • attività con un solo responsabile
  • occupanti in stato di veglia e con familiarità dell'edificio che non portà essere ne vincolato architettonicamente e ne di tipo strategico
  • attività non destinata a disabili, non molto affollata (<0,2 persone/mq), non troppo alta (>12m) né troppo profonda (<-5m)

E se possiede queste caratteristiche, cosa devo garantire come soluzione conforme?

  • Una distanza di separazione su spazio a cielo libero;
  • La Resistenza al fuoco della struttura con classe minima di riferimento R30, (inferiore solo in certi casi)

Cosa devo garantire invece come soluzione alternativa se decido di adottarla?

  • La compartimentazione rispetto alle altre costruzioni
  • l'assenza di danneggiamento per collasso strutturale (dovrà essere di tipo implosivo)
  • La Resistenza al fuoco della struttura dovrà essere garantita per almeno 30 minuti di incendio naturale (questo parametro non coincide con R30) o comunque non inferiore al doppio dell'RSET.

 

Conclusioni

Ricadere nella Classe II di resistenza al fuoco permette un notevole risparmio, sia in caso di riqualificazione di attività esistenti, che nel caso di nuova progettazione, pur non dovendo limitrare i quantitativi di materiale presenti all'interno dell'attività. Progettare con questo approccio, è uno dei casi che consideriamo come esempio del nostro antincendio innovativo.

L’ingegneria antincendio sempre più smart

 

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Il mondo è digitale, i dati sono digitali ed ora anche l'ingegneria antincendio lo è!

 

Come abbiamo fatto a farla diventare smart? Semplice, abbiamo instaurato una partnership con una azienda leader nel settore: la Green IT Solution di Pistoia.

Uno dei loro punti di forza consiste nell’utilizzo di Server & Storage di ultima generazione capaci di combinare caratteristiche di elevate capacità e densità di calcolo e consolidamento, il tutto per:

  1. Semplificare,
  2. Ridurre i costi,
  3. Aumentare il livello di produttività.

Si tratta di una vera e propria innovazione perché gli stessi apparati di ultima generazione sostengono le aziende all’acquisizione di importanti vantaggi competitivi, partendo in primis dalla gestione della propria infrastruttura IT e garantendo anche minor consumi energetici.

La costante disponibilità dei dati assicura a dipendenti, partner e clienti la possibilità di accedere, ovunque si trovino, alle informazioni più aggiornate necessarie a operare in modo efficiente, prendere decisioni tempestive e raggiungere i traguardi prefissati.

La sinergia fra le aziende è nata dalla possibilità di offrire un servizio completamente innovativo al cliente, fornendo sicurezza sia in campo Server & Storage che Prevenzione Incendi. La loro competenza, unita alla nostra, permette risparmi consistenti e un livello di tutela dei dati e dei locali fisici mai raggiunto prima.

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