Sprinkler: nuova UNI EN 12845

 

UNI EN 12845:2020

E' stata pubblicata il 27/03/2020 la nuova edizione della norma UNI EN 12845 “Installazioni fisse antincendio - Sistemi automatici a sprinkler - Progettazione, installazione e manutenzione”.

Il documento, disponibile sia in inglese che in italiano, specifica i requisiti e fornisce le raccomandazioni per gli impianti fissi antincendio in edifici e in insediamenti industriali, in particolare per quanto riguarda i sistemi sprinkler, dando indicazioni costruttive necessarie a garantirne una prestazione soddisfacente.

 

Per cosa si utilizza?

La norma specifica i requisiti e fornisce le raccomandazioni per la progettazione, l'installazione e la manutenzione di impianti fissi antincendio sprinkler in edifici e in insediamenti industriali, ed i requisiti particolari per i sistemi sprinkler. Essa tratta la classificazione dei pericoli, le alimentazioni idriche, i componenti da utilizzare, l'installazione, le prove ed il collaudo del sistema, la manutenzione e l'ampliamento dei sistemi esistenti, ed individua, per gli edifici, le indicazioni costruttive necessarie per garantire una prestazione soddisfacente dei sistemi sprinkler.

 

Quali sono le novità?

La novità della nuova edizione riguarda in particolare il punto 21 del documento (“Ispezione di terza parte”). Il sistema sprinkler infatti, dovrà essere ispezionato periodicamente almeno una volta all'anno da una persona qualificata (vedere appendice Q). Il rapporto di ispezione dovrà valutare se il sistema è in conformità alla presente norma, ma non limitatamente, alla manutenzione, al funzionamento e all'adeguatezza al rischio presente. Dovrà essere redatto un elenco degli scostamenti per intraprendere le azioni necessarie. 

 

Chi è la persona qualificata?

L'ispezione periodica, dovrà essere presa in carica da un organismo indipendente, cioè ne il proprietario del sistema, ne gli occupanti dell'edificio, ne l'installatore del sistema (o installatore competente) neppure il fornitore di servizi o manutenzione (o il fornitore relativo competente). La persona qualificata sarà un individuo designato, formato opportunamente, competente sulla base di conoscenze ed esperienze pratiche e con la necessaria istruzione per consentire l'esecuzione delle prove e dei controlli.

Depositi e stabilimenti per la produzione della carta

Ti sei mai chiesto quali sono le novità in merito alla progettazione antincendio nelle Cartiere e nei depositi di carta e cartone in genere? Qui troverai qualche spunto interessante.

Depositi e stabilimenti per la produzione della Carta

Nella prevenzione incendi, la carta è un tema ben trattato. Infatti, se vero che la velocità di propagazione dell’incendio non è estremamente pericolosa, lo è invece il suo carico di incendio, ovvero la sua potenza totale generata una volta che l’incendio raggiunge uno stadio avanzato. L’incendio da carta, che tecnicamente è chiamato incendio a base cellulosica, è riconducibile alla tipologia di fuochi A ovvero materiali solidi. E’ per questo che l’acqua è uno degli estinguenti più utilizzati per il suo spegnimento.

La troviamo sia a livello produttivo nelle Cartiere e stabilimenti di produzione in genere, che anche solo a livello di materiale di deposito.

Quando è obbligatorio il CPI?

La normativa suddivide il mondo produttivo da quello di deposito attraverso il DPR 151/2011 in questo modo:

 

Attività 33: Stabilimenti ed impianti per la produzione della carta e dei cartoni e di allestimento di prodotti cartotecnici in genere con oltre 25 addetti o con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 50.000 kg

Attività 34: Depositi di carta, cartoni e prodotti cartotecnici, archivi di materiale cartaceo, biblioteche, depositi per la cernita della carta usata, di stracci di cascami e di fibre tessili per l'industria della carta, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg

 

In entrambi i casi, si ricade quindi nell’obbligatorietà di predisporre una progettazione antincendio per l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

 

 

Quale normativa devo rispettare?

Il Decreto di riferimento è il Codice di Prevenzione Incendi, uno strumento evoluto (la cui prima versione risale al 2015, aggiornata nel 2019) capace di cucire addosso all’attività le misure antincendio necessarie per garantirne la sicurezza. Questa normativa consente di percorrere soluzioni tecniche preconfezionate chiamate “conformi” e soluzioni più avanzate ed evolute chiamate “alternative”.

 

Che differenza c’è tra soluzioni conformi e soluzioni alternative?

Le prime sono più semplici tecnicamente da progettare, sono fornite direttamente dal normatore e lasciano poco margine di manovra al progettista ed al titolare dell’attività. Le seconde invece sono di tipo ingegneristico prestazionale e pertanto possono essere calibrate e condivise per il caso specifico. Queste sono ad alto contenuto tecnico e pertanto possono essere sviluppate esclusivamente da professionisti antincendio, possibilmente specializzati.

 

Qualche esempio di beneficio nelle Cartiere e relativi depositi?

Resistenza al fuoco: è possibile autorizzare quantitativi di materiale stoccato superiori, valutare le dinamiche di collasso delle strutture, soprattutto nelle attività in carpenteria metallica.

Compartimentazione: è possibile validare sistemi di separazione che non siano muri fisici, con ad esempio l’utilizzo di lame d’acqua e/o interposizione di distanze di separazione. Ridurre le distanze di protezione e garantire la limitata propagazione verso altre attività.

Esodo: è possibile autorizzare percorsi di esodo molto importanti, spesso derivanti da peculiari layout produttivi che ne impediscono la risoluzione ordinaria;

Controllo dell’incendio: è possibile ottimizzare impianti di protezione attiva automatici come sprinkler, ESFR, schiuma a bassa ed alta espansione e lame d’acqua limitando o azzerando l’impatto economico di tali presidi e beneficiandone al massimo dei loro effetti.

Smaltimento fumi e calore: è possibile ottimizzare tutto ciò che riguarda lo smaltimento, sia naturale che meccanico dei prodotti della combustione, limitando o azzerando l’impatto economico di tali presidi.

Rischio ambiente: oggi anche l’impatto ambientale di queste attività risulta non più trascurabile, tramite queste soluzioni è possibile ridurre l’impatto delle opere di mitigazione del rischio ambientale che un potenziale incendio potrebbe generare per la collettività.

Business-continuity: questi metodi consentono di valutare il reale rischio incendio ed il potenziale danno, così da ottimizzare i premi assicurativi e garantire la continuità produttiva all’interno degli stabilimenti.

 

Conclusioni

E' possibile ottenere questi benefici grazie ad una progettazione ingegneristica di maggior dettaglio, specifica per ogni attività. E' importante quindi concentrare gli sforzi tecnici ed economici in fase progettuale per beneficiarne enormemente in fase di adeguamento.

 

Vademecum utilizzo mascherine

La comunicazione ufficiale dei Vigili del Fuoco

In data 20/03/2020 a firma del Comandante dei Vigili del Fuoco Ing. Mauro Malizia (a noi della prevenzione incendi già famoso per gli utilissimi testi coordinati) ha avvallato un opuscolo denominato “Vademecum utilizzo mascherine” predisposto dall'agenzia formativa accreditata della regione Piemonte ASSOCIAZIONE ASSO.FORMA, che ritiene contenga utili informazioni sull’utilizzo delle mascherine a beneficio di tutto il personale, anche al di fuori dell’attività lavorativa.

 

 

 

in estrema sintesi quindi:

 

La CITTADINANZA e gli ADDETTI alla vendita devono usare mascherine SENZA VALVOLA o CHIRURGICHE o fatte in casa con tessuti pesanti che assorbano l’esalazione ed umidità trattenendola e non rilasciandola.

 

 

 

impianti di climatizzazione inseriti nelle attività soggette

 

E' stato pubblicato il DM 10 marzo 2020 inerente le disposizioni di prevenzione incendi per gli impianti di climatizzazione inseriti nelle attività soggette di cui al DPR 151/2011. La normativa si applica alle attività sia nuove che esistenti ed entra in vigore in data 8 giugno 2020.

Campo di applicazione

Le disposizioni contenute nel decreto si applicano alla progettazione, alla costruzione, all'esercizio e alla manutenzione degli impianti di climatizzazione inseriti nelle attività (sia nuove che esistenti) soggette ai controlli di prevenzione incendi.

Disposizioni tecniche

Negli impianti di climatizzazione e condizionamento, laddove è prescritto l'utilizzo di fluidi frigorigeni non infiammabili o non infiammabili e non tossici, è ammesso anche l'impiego di fluidi classificati A1  o  A2L secondo la norma ISO 817 «Refrigerants - designations and  safety classification» o norma equivalente, fermo restando la progettazione, l'installazione, l'esercizio  e  la  manutenzione  degli  impianti  a regola dell'arte.  Questi sono considerati impianti rilevanti ai fini della sicurezza antincendi. Pertanto, in fase di SCIA, deve essere allegata la dichiarazione di conformità, comprensiva del manuale di uso e manutenzione. Il manuale di uso e manutenzione viene predisposto, in lingua italiana, a cura dell'impresa di installazione dell'impianto di climatizzazione e condizionamento.

 

Disposizioni finali

Il decreto entra in vigore in data 8 Giugno 2020.

 

Fonte: Gazzetta ufficiale

Decreto Cura Italia

 

Con l'emergenza COVID-19 il Governo ha emanato il Decreto Legge 17.01.2020 n. 18 (Decreto Cura Italia) nel quale, all’art. 103 (Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi in scadenza), comma 2, si prevede che:

 

"Tutti i certificati, attestati, permessi, concessioni, autorizzazioni e atti abilitativi comunque denominati, in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020″

 

Il provvedimento si applica quindi anche alle autorizzazioni ai fini antincendio (SCIA, Attestazione rinnovo periodico) in scadenza fino al 15 Aprile 2020.

EDIT 20/03/2020 : Comunicazione di avvenuta pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale di norme attinenti la prevenzione incendi. 

Così sintetizzato:

  1. Le aree sanitarie temporanee possono essere eseguite in deroga alle disposizioni di cui al DPR 151/2011. Il rispetto dei requisiti minimi antincendio si intende assolto con l'osservanza delle disposizioni del TU 81/08;
  2. Tutti gli atti in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile 2020, conservano la loro validità fino al 15 giugno 2020. In tale fattispecie ricadono in particolare: le attestazioni di rinnovo periodico della conformità antincendio, le omologazioni dei prodotti antincendio nonché i termini ai fini del mantenimento dell’iscrizione dei professionisti antincendio;
  3. Sospensione dei termini nei procedimenti amministrativi ed effetti degli atti amministrativi  in  particolare i procedimenti  ed i  controlli  di  cui al DPR 151/2011 e  quelli  relativi  al  D.Lgs. 105/2015.

Superfici vulnerabili di chiusura esterna del compartimento

Con il DM 18 ottobre 2019 le misure sulla propagazione dell'incendio verso compartimenti della stessa attività e verso le attività limitrofe sono diventate decisamente più complesse da applicare. Più variabili e più valutazioni da parte del professionista antincendio. Vediamo in questo articolo alcuni spunti per una progettazione di dettaglio della strategia S.3 Compartimentazione.

Soluzioni conformi per il livello di prestazione II

Al fine di limitare la propagazione dell’incendio verso altre attività deve essere impiegata almeno una delle seguenti soluzioni conformi:

  1. inserire le diverse attività in compartimenti antincendio distinti, come descritto nei paragrafi S.3.5 ed S.3.6, con le caratteristiche di cui al paragrafo S.3.7; utilizzato in caso di altre attività adiacenti.
  2. interporre distanze di separazione su spazio a cielo libero tra le diverse attività, come descritto nel paragrafo S.3.8. Utilizzato nei confronti dei confini dell’attività e dei depositi di materiale combustibile a cielo libero (non più dagli edifici come previsto nella prima versione del Codice).

Al fine di limitare la propagazione dell’incendio all’interno della stessa attività deve essere impiegata almeno una delle seguenti soluzioni conformi:

  1. suddividere la volumetria dell’opera da costruzione contenente l’attività, in compartimenti antincendio, come descritto nei paragrafi S.3.5 ed S.3.6, con le caratteristiche di cui al paragrafo S.3.7; utilizzato per creare compartimentazione all’interno della stessa attività.
  2. interporre distanze di separazione su spazio a cielo libero tra ambiti della stessa attività, come descritto nel paragrafo S.3.8. L’applicazione di questo comma risulta molto complicato. Le opzioni sono quelle di trascurarlo (fattibile, in quanto è richiesta “almeno una” delle due opzioni) oppure applicare le indicazioni di cui alle circolari DCPST n°5643 del 31 marzo 2012 e DCPST n°5043 del 15 aprile 2013 recanti guida tecnica su “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”.

 

Superfici vulnerabili di chiusura esterna del compartimento

Per l’attività in esame per limitare la propagazione dell’incendio sulle facciate continue, si fa riferimento al punto S.3.5.6 dell’DM 18/10/2019. Il paragrafo riporta che l’adozione di particolari tipi di superfici di chiusura verso l’esterno non deve costituire pregiudizio per l’efficacia della compartimentazione di piano o di qualsiasi altra compartimentazione orizzontale e verticale presente all’interno dell’edificio.

Al fine di rispettare tale requisito si è fa riferimento alle circolari DCPST n°5643 del 31 marzo 2012 e DCPST n°5043 del 15 aprile 2013 recanti guida tecnica su “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”.

Propagazione orizzontale dell’incendio

Fascia di separazione verticale tra i compartimenti (propagazione orizzontale dell’incendio)

La porzione della facciata avente uno o più elementi costruttivi resistenti al fuoco deve essere costituita da una sporgenza di profondità “b” rispetto alla superficie esterna della facciata e larghezza “a”, quest’ultima uguale o superiore alla larghezza del muro di separazione tra i compartimenti.

La somma delle dimensioni “2b+a” deve essere uguale o superiore ad un metro. 

NB: Comp.1 e Comp.2 possono essere visti anche come "Attività in oggetto" ed "altra attività", pertanto è un requisito che si aggiunge alla separazione almeno EI60 in quei casi.

Facciate formanti un diedro (a contatto o no)

Quando l’angolo  formato dalle superfici esterne di due facciate o parti delle facciate è compreso tra 0° (facciate un davanti all’altra) e 180°, la minima distanza (in metri), misurata tra le porzioni che non presentano requisii di resistenza al fuoco in conformità alle specifiche modalità di valutazione previste, deve essere pari a:

Dove d1 assume diversi valori in base all’altezza antincendio h dell’edificio.

Propagazione orizzontale dell’incendio

In caso di compartimentazione verticale, ovvero dove il locale inferiore è separato da solaio REI da quello superiore, è necessario rispettare requisiti aggiuntivi.

Fascia di separazione orizzontale tra i compartimenti (propagazione verticale dell’incendio)

La porzione della facciata (fascia) avente uno o più elementi costruttivi resistenti al fuoco è costituita da (Schemi A e B): una sporgenza orizzontale continua a protezione della parte della facciata situata al di sopra del solaio, di larghezza “a” uguale o superiore a 0,6 m, raccordata al solaio ovvero:

  • un insieme di elementi come di seguito descritti:
  • una sporgenza orizzontale continua a protezione della parte della facciata situata al di sopra del solaio di larghezza “a”, raccordata al solaio;
  • un parapetto continuo di altezza “b” al piano superiore, raccordato al solaio;
  • un architrave continuo di altezza “c”, raccordato al solaio.

La somma delle dimensioni a, b, c e d (spessore del solaio) deve essere uguale o superiore ad un metro; ciascuno dei valori a, b o c può eventualmente essere pari a 0.

La somma delle dimensioni a, b, c e d (spessore del solaio) deve essere uguale o superiore ad un metro; ciascuno dei valori a, b o c può eventualmente essere pari a 0. Le soluzioni 1,2,3,4 sono quelle più impattanti a livello economico ed architettonico.

Soluzioni alternative

Nel caso in cui fosse difficile oppure impossibile applicare le soluzioni conformi, è possibile applicare quelle alternative. Il Codice suggerisce le seguenti:

carico di incendio specifico qf per compartimenti multipiano

Carico di incendio specifico qf per compartimenti multipiano

Il DM 18 Ottobre 2019 ha introdotto un nuovo metodo di determinazione del carico di incendio in caso di compartimentazione multi-piano. Quando siamo di fronte a questa tipologia di compartimentazione, è necessario capire se gli elementi di separazione orizzontali (solai) posseggano o meno, determinati requisiti.

Il Codice ci dice infatti che: Le curve nominali di incendio devono essere applicate ad un compartimento dell'edificio alla volta, salvo il caso degli edifici multipiano laddove elementi orizzontali di separazione con resistenza al fuoco adeguata al carico d'incendio dell'area sottostante, consentano di considerare separatamente il carico di incendio dei singoli piani.

Ad esempio, nel caso di compartimento multipiano in presenza di scale di tipo aperto, con solai che garantiscono un'adeguata capacità di compartimentazione, è ammesso considerare il carico di incendio agente separatamente sui singoli piani, poiché è prevedibile un ritardo non trascurabile della diffusione dell'incendio dal piano di origine a quelli immediatamente superiori. Gi riporta un esempio di calcolo nella tabella S.2-9.

 

 

Un esempio

La differenza può essere davvero notevole, vediamo di seguito un esempio, ragionato sul qf di un edificio su 3 livelli. Esattamente come l'illustrazione del codice. E' una situazione che è facile trovare nelle attività. Capita spesso infatti che i piani più bassi siano caratterizzati da carichi di incendio superiori (è più facile riempirli e svuotarli con i mezzi) mentre man mano che si sale il carico di incendio diminuisce. Terminando a volte ultimi piani in strutture leggere, con scarse qualità di resistenza al fuoco.

 

Risultati alla mano, la classe di riferimento cambia notevolmente in caso di compartimentazione con solai senza requisiti di separazione, è per questo che potrebbe essere necessario valutare una soluzione alternativa.

 

Calcolo Rischio ambiente

 

La nuova versione del Codice impone al professionista antincendio un’attenta riflessione in merito all’impatto ambientale che può avere un incendio per il pianeta e per la collettività. Per questo adesso non è più automatico poter trascurare questo parametro, ma risulta necessario eseguire una attenta valutazione del rischio.

Profilo di rischio Rambiente

Con il Codice 2.0, il progettista valuta il profilo di rischio Rambiente in caso di incendio, distinguendo gli ambiti dell'attività nei quali tale profilo di rischio è significativo, da quelli ove è non significativo.

La valutazione del profilo di rischio Rambiente tiene conto:

  1. dell'ubicazione dell'attività;
  2. della presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne
    1. asili
    2. scuole
    3. ospedali
    4. case di riposo;
  3. della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti;
  4. dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio;
  5. delle misure di prevenzione antincendio adottate;
  6. delle misure di protezione antincendio adottate.

Come valutare il Rischio ambiente?

Ad oggi, nel panorama normativo italiano non esistono concreti riferimenti tecnici ai quali affidarsi. E' per questo che già dalle ultime bozze di quello che è diventato il DM 18 Ottobre 2019 abbiamo avviato una ricerca interna (ed esterna con altri professionisti) per creare un metodo nuovo per valutarlo. Dopo vari test, calibrazioni e valutazioni soggettive, abbiamo realizzato un foglio di calcolo excel basato sulle matrici ambientali. Con questo strumento è possibile valutare il rischio sia prima di applicare le misure di sicurezza previste dal Codice, che dopo.

Versione 3.1 del 23/01/2020

Esistono fonti da poter citare?

No, purtroppo ad oggi non vi sono fonti concrete da poter citare, oltre a quelle presenti nel Codice. Se sei un professionista antincendio

 

Eccezioni per le quali può essere ritenuto automaticamente non significativo

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell'incendio (capitolo S.6 Livelli IV o V) a disponibilità superiore (ESFR, schiuma alta espansione, gas inerte…);
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere,…) la classificazione catastale è utile riferimento per l’individuazione delle attività di tipo industriale.

Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione, in quanto non necessario.

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obiettivi 2020

I tempi e le condizioni cambiano così rapidamente che dobbiamo mantenere il nostro obiettivo costantemente incentrato sul futuro.

(Walt Disney)

Obiettivi 2020

Come ogni Gennaio, è tempo di fissare obiettivi a medio termine, che coinvolgano l'intero anno. Analizzato ciò che è stato, e ipotizzando ciò che sarà quest'anno ci diamo questi 3 grandi obiettivi:

  1. maggiore utilizzo di soluzioni alternative, senza FSE: ebbene si, nonostante sia la nostra specialità l'approccio ingegneristico, abbiamo notato come alcuni benefici possano essere ulteriormente potenziati da soluzioni alternative che non necessitano di modellazioni avanzate. Con il solo buon senso e la conoscenza delle normative internazionali, è possibile rendere la progettazione ancora più sicura e meno impattate a livello economico.
  2. progettazione sostenibile ed attenzione all’impatto ambientale: oggi il rischio ambientale di un incendio è un fenomeno non più trascurabile. E' necessario pensare non solo a noi, ma alle generazioni future. E' per questo che le nostre progettazione terranno conto di questo argomento.
  3. maggior sensibilizzazione dei clienti ai concetti di business continuity: oggigiorno i ritmi frenetici di servizi, linee produttive e logistiche impongono un'attenta riflessione sui danni economici che l'interruzione dell'attività può comportare. E' per questo che ci impegniamo a trasferire questi concetti ai nostri clienti, al fine di poter scegliere consapevolmente.

 

Buon lavoro a tutti. #bastaspeseinutili #iniziodiunanuovaera

ottimizzare i tempi di calcolo in FDS

Se leggi questo articolo è perché vuoi ridurre al minimo i tempi di simulazione nelle tue pratiche in Fire Safety Engineering elaborate su FDS.

I tempi di calcolo di FDS

Quando si approccia la materia della prevenzione incendi con i metodi della Fire Safety Engineering, si affrontano spesso problemi legati ai tempi di simulazione di FDS. Il modello è malefico, più lo raffini per ottenere migliori risultati, più lo rallenti. Per questo è necessario sfruttare al meglio le ottimizzazioni delle mesh di calcolo in FDS, sia nel grado di affinamento che nell’assegnazione ai processori. Per quanto riguarda invece l’elaboratore, ad oggi risulta decisamente obsoleto utilizzare un calcolatore fisico, piuttosto è consigliato noleggiare una macchina virtuale con potenze decisamente superiori e del tutto scalabili, ovvero che si adattano velocemente alle necessità richieste dalle simulazioni che dobbiamo svolgere.

Come ottimizzare la mesh

FDS suggerisce la dimensione sulla base di una formula, raffinare ulteriormente non porta benefici sostanziali, per un maggior approfondimento vedere quanto riportato nella guida pubblicata dall’INAIL alla quale abbiamo avuto il piacere di contribuire proprio in questo argomento "Metodi per l'ingegneria della sicurezza antincendio"

Come assegnare correttamente le mesh ai processori

CFD FEA Service S.r.l. ha elaborato un documento molto interessante a riguardo che consente di ottimizzare notevolmente i tempi di calcolo seguendo una serie di consigli che permettono di equilibrare al meglio la griglia di calcolo così da garantire la massima efficienza in fase di analisi. A questo link è possibile scaricare una copia della Guida Scalabilità FDS.

 

Dove eseguire FDS?

Noi da anni utilizziamo il Cloud, una potenza di calcolo decisamente superiore rispetto le postazioni fisiche. Nell’ultimo anno abbiamo contribuito con numerosi test allo sviluppo di una Web Application dedicata al Cloud HPC con focus riguardo FDS, pensato e realizzato per noi professionisti antincendio da CFD FEA Service S.r.l. di Ruggero Poletto.

È sufficiente caricare il file .fds, selezionare le performance della macchina virtuale (valutando budget, urgenza e dimensioni del modello) e quindi avviare il calcolo. Tutto direttamente da sito web senza installare nulla sul nostro PC. Inoltre, durante il calcolo e possibile monitorare lo sviluppo dell’incendio leggendo i grafici di HRR e sonde impostate. Ad intervalli periodici (e ovviamente al termine) è possibile scaricare un file .tar che racchiude tutti i risultati. Questi risultati sono ovviamente apribili da software commerciali di pre/post processing oltre che da SmokeView.

Utilizzo di FDS nel mondo cloudHPC

Insieme lo abbiamo reso molto semplice da utilizzare, di seguito un video per capire come funziona. Noi lo usiamo quotidianamente e ci troviamo decisamente bene.

Uso di FDS nel mondo cloudHPC