sistemi o impianti a disponibilità superiore

Che cos'è un impianto a disponibilità superiore?

In parole semplici è un impianto che deve avere probabilità malfunzionamento in caso di emergenza molto più remote di un impianto tradizionale. Deve funzionare! Perché uno dei concetti che non ci stancheremo mai di ripetere, è che se un impianto c'è, si considera funzionante. Perché se devo garantire la sicurezza "in caso di mancato funzionamento dell'impianto" a quel punto l'impianto non lo metto e faccio risparmiare il cliente (ndr).

Quando servono gli impianti a disponibilità superiore?

Il Codice versione 2.0 introduce il concetto di "disponibilità superiore dell'impianto". Nello specifico lo troviamo nei seguenti passaggi, che sono decisamente significativi sia in caso di progettazione ordinaria che in caso di progettazione ingegneristica.

G.3.4 Profilo di Rischio Rambiente

Comma 3

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell’incendio (capitolo S.6) a disponibilità superiore;
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere…)

 

M1.8 Requisiti aggiuntivi per la gestione della sicurezza antincendio

Comma 5

Qualora i sistemi di protezione attiva siano considerati ai fini della riduzione della potenza termica rilasciata dall’incendio RHR(t) (capitolo M.2) o comunque contribuiscano a mitigare gli effetti dell’incendio, devono essere installati sistemi a disponibilità superiore

Come garantisco la disponibilità superiore?

La disponibilità superiore per sistemi o impianti è ottenuta tramite:

  1. migliore affidabilità
  2. maggiore manutenibilità e supporto logistico della manutenzione

Al fine di mantenere il livello di sicurezza assicurato all'attività, si prevede la gestione degli stati degradati o dello stato di indisponibilità del sistema.

Approfondimento tecnico

L'argomento è articolato, per questo abbiamo prodotto un documento allegato al presente articolo nel quale abbiamo iniziato a raccogliere tutto ciò che ci sembra giusto poter prevedere concretamente in una progettazione.

Per osservazioni oppure proposte di integrazione/revisione ti chiediamo di inviarci una mail con la proposta di modifica a: [email protected] ne saremmo davvero riconoscenti.

Sprinkler residenziali – cosa sono e quanto costano

 

Dal 12 settembre è entrata in vigore la norma UNI EN 16925:2019 per la progettazione, l’installazione e la manutenzione degli sprinkler residenziali in Italia. Pratica consolidata all'estero è quella infatti di prevedere impianti automatici a pioggia anche all'interno delle abitazioni civili. Da oggi anche in Italia (es: abitazioni in legno, abitazioni in Xlam ecc...), è possibile progettare e realizzare questa tipologia di impianti con soluzioni tecniche decisamente meno costose rispetto alle attività produttive. Un'ottima soluzione per ridurre notevolmente il rischio incendio all'interno della propria abitazione.

Perché installare un impianto sprinkler in casa?

Perché dalle statistiche fornite dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ad esempio, risultano essere il luoghi con maggior frequenza di incendi, ben il 12% di quelli totali. Con conseguenze sempre più spesso tragiche per chi ci abita.

Quali sono le principali differenze tra un impianto domestico ed uno produttivo/industriale?

Le principali differenze, che si ripercuotono in termini di costi e facilità di realizzazione sono:

  1. Intervento rapido sull'incendio;
  2. Possibilità di utilizzare tubazioni in C-PVC;
  3. Prestazioni idrauliche decisamente meno "esigenti";
  4. Aree operative ridotte (da 1 a 4 testine circa...);
  5. Rare necessità di prevedere vasche di accumulo e gruppi di spinta;
  6. Valvole e accessori in numero ridotto e più economici;
  7. Finiture estetiche degli erogatori finali maggiormente ricercate.

Quanto può costare un impianto domestico?

Molto meno di quello che ci si può aspettare, ecco un paio di casi analizzati:

Edifico singolo, 62mq a livello terreno: 1'800€ (montaggio incluso)

Edificio singolo, 60mq al primo livello: 1'700€ (montaggio incluso)

Edificio multi-piano, 125 mq su due livello: 3'000€ (montaggio incluso)

Nei casi analizzati, siamo a circa 25€/mq.

 

In quali tipologie costruttive è consigliato?

In realtà in tutte, in quanto protegge il contenuto delle nostre abitazioni, non solo il contenitore. Ma sicuramente trova maggior utilizzo in tecnologie innovative basate sul legno, come ad esempio l'XLAM.

La cosa più importante che fa è quella di salvaguardare la vita degli occupanti. Infatti un incendio se controllato da un impianto di questo tipo, genera una quantità di fumo, calore e gas tossici decisamente inferiore, circoscrivendo l'incendio nella stanza di primo innesco e consentendo a tutte le persone di abbandonare in tempo l'edificio.

L'attivazione dell'impianto genera anche "rumore" attraverso la campana di allarme, che oltre a segnalarne l'attivazione, informa gli occupanti precocemente di quello che sta succedendo.

Per maggiori info:

 

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DM 18 ottobre 2019

[FLASH]

💣 il Codice 2.0 è realtà! NESSUN PERIODO TRANSITORIO 💣

Appena pubblicato il DM 18 Ottobre 2019 che sostituisce integralmente l'allegato tecnico di cui al Dm 03 Agosto 2015.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno di Halloween 🎃, entra in vigore per tutti i santi😇! (ogni riferimento è puramente casuale).

inizio di una nuova era

Dal 20 ottobre 2019, addio al 'doppio binario' per 42 attività del DPR 151/2011

Sono in vigore le modifiche al Codice di prevenzione incendi DM 03 agosto 2015 introdotte dal DM 12 aprile 2019

Le modifiche si applicano alle attività "soggette e non normate", ed eliminano il “doppio binario” per la progettazione antincendio delle attività soggette al controllo da parte dei Vigili del Fuoco.

Cambia anche l'allegato tecnico di progettazione?

Non ancora, qualche settimana di off-set per la nuova versione che si chiamerà DM 18 ottobre 2019. Un codice rivoluzionato nella strategia S.4, che punta sempre più ad un approccio prestazionale ed all'utilizzo di soluzioni alternative. Abbiamo aggiornato la nostra guida con la versione 249, che a livello tecnico sarà identica a quella che verrà pubblicata in gazzetta.

Quando è obbligatorio?

Il DM prevede che le norme tecniche di prevenzione incendi si applichino obbligatoriamente (in precedenza era facoltativo) alla progettazione, alla realizzazione e all'esercizio di 42 delle 80 attività elencate nell'Allegato I del DPR 151/2011.

Ecco i chiarimenti ufficiali

D.M.12 aprile 2019 – Modifiche al decreto del 3 agosto 2015 e s.m.i..

Con l’approssimarsi dell’entrata in vigore del decreto del 12 aprile 2019, prevista per il 20 ottobre p.v., si ritiene opportuno evidenziare i principali elementi di novità introdotti dal decreto in argomento.

Articolo 2 del D.M. 12 aprile 2019

Con tale articolo è stato, innanzitutto, ampliato l’elenco delle attività ricomprese in allegato I del D.P.R. 151/2011 a cui applicare le modalità di progettazione del c.d. Codice di prevenzione incendi; si segnalano, ad esempio, le attività dalla n. 19 alla n. 26 e la n. 73 che, invece, erano escluse dall’originario campo di applicazione del D.M. 3 agosto 2015.

Si evidenzia, altresì, che per tali attività di nuova realizzazione, con esclusione di quelle puntualmente elencate al successivo articolo 3, le norme tecniche allegate al Codice diventano l’unico strumento di progettazione ammesso.

Nei commi 3 e 4 sono fornite, invece, indicazioni riguardo alle modalità di progettazione per le attività esistenti che sono oggetto di modifiche e/o ampliamenti dopo l’entrata in vigore del decreto in argomento; in estrema sintesi, è ammesso che per tali attività sia possibile mantenere le modalità progettuali secondo le normative di tipo tradizionale anche sulle parti oggetto di modifica/ampliamento, qualora l’applicazione alle stesse del Codice comportasse incompatibilità con le porzioni dell’attività non oggetto di intervento.

Al tal riguardo, si evidenzia come la previsione sia tesa ad evitare potenziali elementi di criticità nella fase di transizione dalle normative tradizionali al Codice; in tale contesto, quindi, quando le modifiche o ampliamenti su attività esistenti progettate con le nuove disposizioni tecniche dovessero comportare interventi di conformazione, sia in termini strutturali che impiantistici, anche negli ambiti della stessa attività non oggetto di intervento, è consentito al responsabile dell’attività

di poter continuare ad applicare le normative di tipo tradizionale; è fatta salva la possibilità, su base volontaria, di riprogettare l’intera attività adottando le norme tecniche allegate al Codice.

Al comma 5, viene previsto, infine, che le norme allegate al Codice possano essere di riferimento per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio, non solo delle attività “sottosoglia”, ossia che non rientrano nei limiti di assoggettabilità previsti nell’allegato I del D.P.R. 151/2011, ma anche per quelle che non sono elencate nello citato D.P.R.; le attività del comma 5 che optano per l’applicazione del nuovo approccio progettuale sono esonerate dall’applicazione delle normative di tipo tradizionale.

Articolo 3 del D.M. 12 aprile 2019

Tale articolo ha introdotto nel D.M. 3 agosto 2015 l’articolo 2-bis che definisce le modalità

applicative alternative.
Come in precedenza accennato, si fa salva la possibilità di applicare le normative di tipo

tradizionale (elencate all’art. 5, comma 1 bis) in alternativa alle norme tecniche allegate al Codice, per talune attività dell’allegato I al D.P.R. 151/2011, già regolate da specifica disposizione di prevenzione incendi che, attualmente, sono: alberghi, scuole, attività commerciali, uffici ed autorimesse (ad esempio, il responsabile di un’attività ricettiva turistico alberghiera potrà ancora optare tra l’applicazione del D.M. 9 aprile 1994 e s.m.i. o del D.M. 9 agosto 2016).

Per tali attività permane in vigore, pertanto, il regime del cosiddetto doppio binario. Nella tabella seguente, si riporta lo schema riepilogativo delle indicazioni sopra illustrate.

Schema RTO-RTV
Schema RTO-RTV

In considerazione dell’importanza delle modifiche introdotte dalla norma in argomento, nel rimanere a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento, questa Direzione centrale assicurerà il necessario supporto alle strutture territoriali del C.N.VV.F., anche al fine di consentire l’uniforme applicazione delle disposizioni previste.

Nuovo allegato tecnico

Con la versione 250 termina il processo di aggiornamento e miglioramento dell'allegato tecnico. 10 Strategie antincendio rivisitate, sopratutto S4, che consentono di rendere la progettazione anche solo con le soluzioni conformi decisamente semi-prestazionale. Molto più tosto, più tecnico e sofisticato.

Siete pronti per il cambio epocale?

Porte REI oppure E-Sa?

Si può trasformare una porta REI in una porta E-Sa?

Il Codice introduce in Italia per la prima volta il concetto di tenuta ai fumi freddi (Sa) dei serramenti. Si dal 2015 quindi, presentato SCIA Antincendio nei progetti con il DM 03 08 2015 si deve ottemperare a questo obbligo.

Inizialmente però il mercato si è dimostrato non pronto al nuovo requisito, destando parecchia preoccupazione tra tecnici e clienti. In un primo momento infatti, è sembrato che l’unica soluzione negli edifici esistenti fosse quella di sostituire interamente il serramento.

Da qui è nato un acceso dibattito tra le parti che si è concretizzato in un interessante seminario tenutosi al Safety Expo 2019, momento di confronto tra professionisti antincendio, tecnici, produttori e certificatori. Da qui è possibile scaricare gli atti.

Quando è obbligatoria la tenuta ai fumi freddi delle porte?

Il Codice prevede la tenuta ai fumi freddi dei serramenti in sostanzialmente 2 casi, il primo è legato alla strategia S.3 Compartimentazione in quanto, laddove il professionista valutando il rischio incendio individui un Livello di prestazione III, dovrà seguire la compartimentazione come per il Livello di prestazione II, aggiungendo il requisito di tenuta ai fumi freddi Sa.

Il secondo caso invece riguarda la strategia S.4 Esodo. Infatti le scale protette ed a prova di fumo, che devono, indipendentemente dal livello di prestazione della S.3, possedere il requisito Sa.

Negli edifici esistenti, con porte REI già installate, come posso fare?

Le soluzioni sono sostanzialmente tre:

  • Sostituirle interamente con porte E-Sa;
  • Installare kit di adeguamento ai fumi freddi (se previsto dal costruttore);
  • Valutare una soluzione alternativa in Fire Safety Engineering.

Quali sono i benefici della soluzione alternativa in Fire Safety Engineering?

Sono sostanzialmente quelli di poter autorizzare il mantenimento delle porte di tenuta ai soli fumi caldi, ovvero quelle REI. Non sempre è possibile garantire il risultato, è infatti necessario eseguire una modellazione avanzata di incendio e di esodo  atta a dimostrare la sicurezza nelle fasi di esodo. Solo così è possibile evitare l’esposero economico dell’adeguamento. Generalmente però, è possibile ridurre i costi nelle attività lavorative aperte e chiuse al pubblico, mentre è più complesso negli Hotel e negli Ospedali, dove gli occupanti sono addormentati.

Modellazione FDS

Scopri se nella tua attività puoi evitare la sostituzione dei serramenti mediante l'utilizzo della FSE:

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al verbale dei vigili del fuoco c’è soluzione!

Hai ricevuto un sopralluogo dei Vigili del Fuoco nella tua attività? Hai un verbale dei vigili del fuoco in cui vengono indicate le anomalie? Ecco come fare.

A volte capita che i Vigili del Fuoco avvino campagne di controllo nelle attività. E' un comportamento legittimo riconosciuto dalla legge in quanto loro sono l'organo preposto alla vigilanza nell'applicazione delle normative antincendio. Ma come fare in caso di controllo nel quale si evidenziano problematiche che danno luogo al rilascio di un verbale? Bisogna correre ai ripari nel minor tempo possibile.

In quanto tempo devo regolarizzarmi?

Generalmente, vengono concessi 45gg di tempo per sistemare le cose. Sistemarle infatti è la soluzione migliore perché consente di ridurre la sanzione in modo notevole (si paga solo un quarto del totale).

Cosa succede se dopo un'ispezione non mi regolarizzo?

In questo caso succede che parte l'esposto alla magistratura con conseguente chiusura forzata dell'attività. Oltre a non ottenere lo sconto economico sulla sanzione, che dovrà essere quindi pagata per intero.

Verbale vigili del fuoco hotel 2019

Essendo scaduti i termini per presentare la SCIA antincendio parziale, sono scattati i controlli nelle attività inadempienti. Se hai ricevuto una visita ispettiva oppure vuoi essere certo che non vi possano essere problematiche, la cosa ideale è contattare un professionista antincendio (un tecnico, non un installatore/manutentore).

Per saperene di più sulla tua attività

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Manifestazioni e pubblico spettacolo

Ci avete rotto il TULPS!

Ok forse così il concetto è stato troppo sintetizzato, ma argomentandolo leggermente di più possiamo dire che NON tutte le manifestazioni temporanee sono assoggettate al TULPS e di conseguenza alla commissione di vigilanza se superiori ai 200 ospiti. Scopriamo il perché.

 

Premessa

Le norme tecniche ed i vari chiarimenti emessi nel corso del tempo hanno portato ad una definizione di “locale di pubblico spettacolo” non sempre univoca e di immediata identificazione e ad interpretazioni procedurali disomogenee, in particolare in occasione delle manifestazioni temporanee dove si riscontrano una gran varietà di situazioni diverse.

I Vigili del Fuoco di Venezia hanno pertanto ritenuto necessario realizzare un documento - in aggiornamento della precedente versione del 2012 - con lo scopo di rendere più chiara l’individuazione delle attività da considerarsi di pubblico spettacolo ed univoca l’interpretazione delle procedure, al fine di rendere uniforme l’attività di controllo da parte del personale del Comando dei Vigili del Fuoco, delle Commissioni Locali di Vigilanza dei Locali di Pubblico Spettacolo e delle Amministrazioni Comunali competenti tramite i propri organi (Polizia Locale, Uffici Commercio e Uffici Tecnici).

Sono stati identificati i locali e le attività da considerarsi di pubblico spettacolo e quindi rientranti nel potere di controllo della Commissione di Vigilanza dei Locali di Pubblico Spettacolo ai sensi dell’art. 80 del TULPS.

Dal documento restano escluse norme ed indicazioni in materia sanitaria, di impatto acustico, di sicurezza e igiene sugli ambienti di lavoro, di viabilità, ecc, che sono in capo ai rispettivi Enti di competenza e Organi di controllo.

 

Cos'è un locale di pubblico spettacolo?

Il concetto di locale di pubblico spettacolo si può riassumere nelle seguenti situazioni, ovviamente in presenza di spettacoli, intrattenimenti, manifestazioni sportive, trattenimenti danzanti, conferenze (congressi, convegni, presentazioni al pubblico a carattere culturale, ecc.) aperti al pubblico:

  1.  un locale, un edificio, una struttura temporanea, un’area aperta circoscritta (es. con edifici, transenne, recinzioni o comunque delimitata), anche se privi di strutture per lo stazionamento del pubblico;
  2. un’area aperta con presenza di strutture per lo stazionamento del pubblico (es. sedie o tribune);
  3. locale normalmente non adibito a pubblico spettacolo (bar, ristorante, ecc) che viene temporaneamente “trasformato” per ricavare aree specifiche per lo spettacolo, per il ballo, per conferenze o con distribuzione delle sedie a platea o in circolo oppure nel caso in cui lo spettacolo o intrattenimento diventi parte preponderante rispetto all’attività di somministrazione di alimenti e/o bevande.

Cosa NON è un locale di pubblico spettacolo?

Non sono da considerarsi attività di pubblico spettacolo quelle non ricomprese nell’elenco precedente, in particolare:

1)  i bar, disco bar, video bar, ristoranti e simili dove c’è un accompagnamento musicale e ricorrono contemporaneamente tutti i seguenti requisiti:

  1. accesso libero senza sovrapprezzo,
  2. è preponderante l’attività di somministrazione, per cui l’evento è meramente complementareed accessorio rispetto all’attività di ristorazione e di somministrazione alimenti,
  3. non sono presenti spazi appositamente predisposti per lo spettacolo (piste da ballo, sediedisposte a platea, ecc.),
  4. evento non pubblicizzato se non in modo complementare all’attività principale,
  5. evento organizzato in via eccezionale, non periodico o ricorrente (es. ogni fine settimana)*;

* Nota DCPREV prot. n. 5918 del 19/05/2015 “In generale, comunque, per attività temporanee, [...] si possono intendere quelle caratterizzate da una durata breve e ben definita, non stagionali o permanenti, né che ricorrano con cadenza prestabilita.”

 

2)  le attività indicate all’art. 1 comma 2 del D.M. 19.08.1996:

    1. i luoghi all'aperto (non confinati o delimitati dove sia possibile l’accesso di fatto e di diritto achiunque), quali piazze e aree urbane prive di strutture specificatamente destinate allo stazionamento del pubblico per assistere a spettacoli e manifestazioni varie, anche con uso di palchi o pedane per artisti e di attrezzature elettriche, comprese quelle di amplificazione sonora, purché installate in aree non accessibili al pubblico,
    2. i locali, destinati esclusivamente a riunioni operative, di pertinenza di sedi di Associazioni ed Enti,
    3. i pubblici esercizi dove sono impiegati strumenti musicali in assenza dell'aspetto danzante e di spettacolo,
    4. i pubblici esercizi in cui è collocato l'apparecchio musicale "karaoke" o simile, a condizione che non sia installato in sale appositamente allestite e rese idonee all'espletamento delle esibizioni canore ed all'accoglimento prolungato degli avventori, e la sala abbia capienza non superiore a 100 persone,
    5. i pubblici esercizi dove sono installati apparecchi di divertimento, automatici e non, in cui gli avventori sostano senza assistere a manifestazioni di spettacolo (sale giochi);

3) fiere, gallerie, mostre, all’aperto o al chiuso, se al loro interno sono assenti gli aspetti dello spettacolo o del trattenimento;

4)  circoli privati esercenti l'attività esclusivamente nei confronti dei propri associati;

5)  sagre e fiere di cui al D. Lgs. n.114/1998 e/o attività finalizzate alla raccolta di fondi per beneficenza, sempre che non vengano effettuate attività di pubblico spettacolo;

6)  mostre ed esposizioni di prodotti, animali o rarità in luoghi pubblici o aperti al pubblico;

7)  impianti sportivi, palestre, laghetti a pagamento per la pesca, scuole di danza o simili privi di strutture per lo stazionamento del pubblico;

8)  piscine private prive di strutture per il pubblico e non aperte all’accesso di una pluralità indistinta di persone (es. piscine a servizio esclusivo degli ospiti di strutture alberghiere, piscine in abitazioni private);

9)  convegni con accesso solo con invito e senza pubblicità, quindi non aperti alla pluralità di persone;

10)  singole giostre dello spettacolo viaggiante o piccoli gruppi in spazi aperti non delimitati, senza servizi comuni e non costituenti luna park (soggette singolarmente al rilascio della licenza di esercizio di cui all’art. 69 T.U.L.P.S).

regola tecnica campeggi, villaggi turistici e simili

La nuova Regola Tecnica

Con il DM 2 Luglio 2019 sono state approvate le Modifiche al decreto 28 febbraio 2014 in materia di re- gola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione e l’esercizio delle strutture turistico-ricettive in aria aperta (campeggi, villaggi turistici, ecc.) con capacità ricettiva superiore a 400 persone.

 

Che fine fa il DM 28 Febbraio 2014?

La regola tecnica sostituisce integralmente quella di cui al decreto del Ministro dell’interno del 28 febbraio 2014.

A quali attività si applica?

Per le attività in regola con gli adempimenti previsti dal decreto del Ministro dell’interno del 28 febbraio 2014 ovvero che abbiano pianificato interventi di adeguamento alle disposizioni contenute nel citato decreto, il presente decreto non comporta adempimenti.

Si applica quindi a:

  • Attività di nuova realizzazione;
  • Attività sprovviste di autorizzazione di prevenzione incendi (senza CPI);
  • Modifiche sostanziali ad attività esistenti già autorizzate.

Per maggiori informazioni

 

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analisi sensibilità mesh in fds

Analisi di sensibilità della Mesh di calcolo in FDS

Il DM 03 08 2015 al paragrafo M.1.9 Criteri di scelta ed uso dei modelli e dei codici di calcolo recita:

Per i parametri di input del modello più rilevanti deve essere svolta analisi di sensibilità dei risultati alla variazione del parametro di input. Ad esempio, i risultati dell'analisi non devono essere significativamente dipendenti dalle dimensioni della griglia di calcolo.

Ma in cosa consiste? Di seguito la nostra traduzione.

 

L'analisi

L’analisi condotta consiste nella realizzazione di più modelli di calcolo con medesime caratteristiche geometriche, aperture di ventilazione, potenze e superfici dei bruciatori nonché posizionamento delle sonde. L’unica variabile risulta invece essere il passo della mesh.

Come lo stesso manuale FDS recita, deve essere adeguatamente dimensionata la mesh di calcolo in funzione delle potenze dell’incendio (la dimensione è correlata all’altezza della fiamma) e della geometria dei locali. Questo corretto dimensionamento serve per ottenere dei risultati coerenti e convergenti ad un valore più accurato possibile.

Seppur vero da un lato che raffinando in modo significativo si hanno valori sempre più accurati, è altrettanto vero che l’onere di calcolo e quindi i tempi computazionali ne risentono significativamente. Stiamo parlando di un rallentamento nell’ordine di n4 per ogni gradi di raffinamento.

È pertanto necessario definire un passo sufficientemente fine oltre il quale, pur raffinando ulteriormente, non si ottengono valori sensibilmente più accurati.

 

Calibrazione mesh

Sono stati realizzati 3 modelli con passo mesh rispettivamente 50cmx50cm, 25cmx25cm, 12,5cmx12,5cm. Dimensioni del dominio 20mx10x10m e potenza 7MW.

 

modelli FDS a confronto
modelli FDS a confronto

 

In accordo alla formula che segue

 

Per il caso specifico viene suggerita una mesh 25cmx25cmx25cm e pertanto i valori verranno correlati a questa.

 

Parametri ottenuti

Si riportano di seguito, per le grandezze significative, i parametri ottenuti al variare del tempo nei 3 modelli.

 

Lettura necessaria al calcolo della sollecitazione termica strutturale

 

Letture necessarie per la correlazione con le soglie di prestazione relative all’esodo con metodi di calcolo avanzati

 

 

Letture necessarie per la correlazione con le soglie di prestazione relative all’esodo con metodi di calcolo semplificati

 

Output grafici discretizzazione fiamma e stratificazione fumi

 

Conclusioni

Per i parametri di input del modello più rilevanti è stata svolta l’analisi di sensibilità dei risultati alla variazione dei parametri di input. Rispettando i criteri di dimensionamento della mesh così come suggeriti dal manuale di FDS, questi non sono significativamente dipendenti dalle dimensioni della griglia di calcolo se adeguatamente dimensionata in accordo alla formula individuata.

 

In sostanza, anche raffinando ulteriormente la mesh non si otterrebbero valori sensibilmente più corretti.

Nuova normativa antincendio Centrali Termiche

nuova normativa antincendio centrali termiche

 

Con l’approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio degli impianti per la produzione di calore alimentati da combustibili gassosi, prosegue il processo di rinnovamento della prevenzione incendi in Italia.

Chi deve adeguarsi?

Il decreto su questo aspetto è chiaro, è necessario l’adeguamento alle nuove disposizioni per tutte le attività:

  • Esistenti che non sono in possesso dell’autorizzazione (CPI);
  • Esistenti che sono in possesso dell’autorizzazione ma che eseguono una modifica che comporti l’incremento della potenza superiore al 20% (a patto che questa avvenga una sola volta);
  • di nuova realizzazione.

 

Novità per i titolari di attività

Per la prima volta vengono introdotti a protezione degli impianti di cottura gli estintori di classe F.

tabella estintori classe F

 

Novità per i progettisti

La normativa di taglio sicuramente più moderno apporta una nuova metodologia di calcolo per le superfici di aerazione mentendo però invariate le classi di resistenza al fuoco. Vengono inoltre introdotti nuovi termini e definizioni.

nuovo calcolo aperture di aerazione
nuovo calcolo aperture di aerazione

 

classi di resistenza al fuoco
classi di resistenza al fuoco

 

Come fare?

La valutazione della reale necessità di adeguamento deve essere fatta da un professionista antincendio, che una volta verificata la posizione autorizzativa nei confronti del Comando dei Vigili del Fuoco sarà in grado di confermare la necessità o meno di adeguamento alle nuove disposizioni normative.

 

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