Superfici vulnerabili di chiusura esterna del compartimento

Con il DM 18 ottobre 2019 le misure sulla propagazione dell'incendio verso compartimenti della stessa attività e verso le attività limitrofe sono diventate decisamente più complesse da applicare. Più variabili e più valutazioni da parte del professionista antincendio. Vediamo in questo articolo alcuni spunti per una progettazione di dettaglio della strategia S.3 Compartimentazione.

Soluzioni conformi per il livello di prestazione II

Al fine di limitare la propagazione dell’incendio verso altre attività deve essere impiegata almeno una delle seguenti soluzioni conformi:

  1. inserire le diverse attività in compartimenti antincendio distinti, come descritto nei paragrafi S.3.5 ed S.3.6, con le caratteristiche di cui al paragrafo S.3.7; utilizzato in caso di altre attività adiacenti.
  2. interporre distanze di separazione su spazio a cielo libero tra le diverse attività, come descritto nel paragrafo S.3.8. Utilizzato nei confronti dei confini dell’attività e dei depositi di materiale combustibile a cielo libero (non più dagli edifici come previsto nella prima versione del Codice).

Al fine di limitare la propagazione dell’incendio all’interno della stessa attività deve essere impiegata almeno una delle seguenti soluzioni conformi:

  1. suddividere la volumetria dell’opera da costruzione contenente l’attività, in compartimenti antincendio, come descritto nei paragrafi S.3.5 ed S.3.6, con le caratteristiche di cui al paragrafo S.3.7; utilizzato per creare compartimentazione all’interno della stessa attività.
  2. interporre distanze di separazione su spazio a cielo libero tra ambiti della stessa attività, come descritto nel paragrafo S.3.8. L’applicazione di questo comma risulta molto complicato. Le opzioni sono quelle di trascurarlo (fattibile, in quanto è richiesta “almeno una” delle due opzioni) oppure applicare le indicazioni di cui alle circolari DCPST n°5643 del 31 marzo 2012 e DCPST n°5043 del 15 aprile 2013 recanti guida tecnica su “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”.

 

Superfici vulnerabili di chiusura esterna del compartimento

Per l’attività in esame per limitare la propagazione dell’incendio sulle facciate continue, si fa riferimento al punto S.3.5.6 dell’DM 18/10/2019. Il paragrafo riporta che l’adozione di particolari tipi di superfici di chiusura verso l’esterno non deve costituire pregiudizio per l’efficacia della compartimentazione di piano o di qualsiasi altra compartimentazione orizzontale e verticale presente all’interno dell’edificio.

Al fine di rispettare tale requisito si è fa riferimento alle circolari DCPST n°5643 del 31 marzo 2012 e DCPST n°5043 del 15 aprile 2013 recanti guida tecnica su “Requisiti di sicurezza antincendio delle facciate negli edifici civili”.

Propagazione orizzontale dell’incendio

Fascia di separazione verticale tra i compartimenti (propagazione orizzontale dell’incendio)

La porzione della facciata avente uno o più elementi costruttivi resistenti al fuoco deve essere costituita da una sporgenza di profondità “b” rispetto alla superficie esterna della facciata e larghezza “a”, quest’ultima uguale o superiore alla larghezza del muro di separazione tra i compartimenti.

La somma delle dimensioni “2b+a” deve essere uguale o superiore ad un metro. 

NB: Comp.1 e Comp.2 possono essere visti anche come "Attività in oggetto" ed "altra attività", pertanto è un requisito che si aggiunge alla separazione almeno EI60 in quei casi.

Facciate formanti un diedro (a contatto o no)

Quando l’angolo  formato dalle superfici esterne di due facciate o parti delle facciate è compreso tra 0° (facciate un davanti all’altra) e 180°, la minima distanza (in metri), misurata tra le porzioni che non presentano requisii di resistenza al fuoco in conformità alle specifiche modalità di valutazione previste, deve essere pari a:

Dove d1 assume diversi valori in base all’altezza antincendio h dell’edificio.

Propagazione orizzontale dell’incendio

In caso di compartimentazione verticale, ovvero dove il locale inferiore è separato da solaio REI da quello superiore, è necessario rispettare requisiti aggiuntivi.

Fascia di separazione orizzontale tra i compartimenti (propagazione verticale dell’incendio)

La porzione della facciata (fascia) avente uno o più elementi costruttivi resistenti al fuoco è costituita da (Schemi A e B): una sporgenza orizzontale continua a protezione della parte della facciata situata al di sopra del solaio, di larghezza “a” uguale o superiore a 0,6 m, raccordata al solaio ovvero:

  • un insieme di elementi come di seguito descritti:
  • una sporgenza orizzontale continua a protezione della parte della facciata situata al di sopra del solaio di larghezza “a”, raccordata al solaio;
  • un parapetto continuo di altezza “b” al piano superiore, raccordato al solaio;
  • un architrave continuo di altezza “c”, raccordato al solaio.

La somma delle dimensioni a, b, c e d (spessore del solaio) deve essere uguale o superiore ad un metro; ciascuno dei valori a, b o c può eventualmente essere pari a 0.

La somma delle dimensioni a, b, c e d (spessore del solaio) deve essere uguale o superiore ad un metro; ciascuno dei valori a, b o c può eventualmente essere pari a 0. Le soluzioni 1,2,3,4 sono quelle più impattanti a livello economico ed architettonico.

Soluzioni alternative

Nel caso in cui fosse difficile oppure impossibile applicare le soluzioni conformi, è possibile applicare quelle alternative. Il Codice suggerisce le seguenti:

carico di incendio specifico qf per compartimenti multipiano

Carico di incendio specifico qf per compartimenti multipiano

Il DM 18 Ottobre 2019 ha introdotto un nuovo metodo di determinazione del carico di incendio in caso di compartimentazione multi-piano. Quando siamo di fronte a questa tipologia di compartimentazione, è necessario capire se gli elementi di separazione orizzontali (solai) posseggano o meno, determinati requisiti.

Il Codice ci dice infatti che: Le curve nominali di incendio devono essere applicate ad un compartimento dell'edificio alla volta, salvo il caso degli edifici multipiano laddove elementi orizzontali di separazione con resistenza al fuoco adeguata al carico d'incendio dell'area sottostante, consentano di considerare separatamente il carico di incendio dei singoli piani.

Ad esempio, nel caso di compartimento multipiano in presenza di scale di tipo aperto, con solai che garantiscono un'adeguata capacità di compartimentazione, è ammesso considerare il carico di incendio agente separatamente sui singoli piani, poiché è prevedibile un ritardo non trascurabile della diffusione dell'incendio dal piano di origine a quelli immediatamente superiori. Gi riporta un esempio di calcolo nella tabella S.2-9.

 

 

Un esempio

La differenza può essere davvero notevole, vediamo di seguito un esempio, ragionato sul qf di un edificio su 3 livelli. Esattamente come l'illustrazione del codice. E' una situazione che è facile trovare nelle attività. Capita spesso infatti che i piani più bassi siano caratterizzati da carichi di incendio superiori (è più facile riempirli e svuotarli con i mezzi) mentre man mano che si sale il carico di incendio diminuisce. Terminando a volte ultimi piani in strutture leggere, con scarse qualità di resistenza al fuoco.

 

Risultati alla mano, la classe di riferimento cambia notevolmente in caso di compartimentazione con solai senza requisiti di separazione, è per questo che potrebbe essere necessario valutare una soluzione alternativa.

 

Calcolo Rischio ambiente

 

La nuova versione del Codice impone al professionista antincendio un’attenta riflessione in merito all’impatto ambientale che può avere un incendio per il pianeta e per la collettività. Per questo adesso non è più automatico poter trascurare questo parametro, ma risulta necessario eseguire una attenta valutazione del rischio.

Profilo di rischio Rambiente

Con il Codice 2.0, il progettista valuta il profilo di rischio Rambiente in caso di incendio, distinguendo gli ambiti dell'attività nei quali tale profilo di rischio è significativo, da quelli ove è non significativo.

La valutazione del profilo di rischio Rambiente tiene conto:

  1. dell'ubicazione dell'attività;
  2. della presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne
    1. asili
    2. scuole
    3. ospedali
    4. case di riposo;
  3. della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti;
  4. dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio;
  5. delle misure di prevenzione antincendio adottate;
  6. delle misure di protezione antincendio adottate.

Come valutare il Rischio ambiente?

Ad oggi, nel panorama normativo italiano non esistono concreti riferimenti tecnici ai quali affidarsi. E' per questo che già dalle ultime bozze di quello che è diventato il DM 18 Ottobre 2019 abbiamo avviato una ricerca interna (ed esterna con altri professionisti) per creare un metodo nuovo per valutarlo. Dopo vari test, calibrazioni e valutazioni soggettive, abbiamo realizzato un foglio di calcolo excel basato sulle matrici ambientali. Con questo strumento è possibile valutare il rischio sia prima di applicare le misure di sicurezza previste dal Codice, che dopo.

Versione 3.1 del 23/01/2020

Esistono fonti da poter citare?

No, purtroppo ad oggi non vi sono fonti concrete da poter citare, oltre a quelle presenti nel Codice. Se sei un professionista antincendio

 

Eccezioni per le quali può essere ritenuto automaticamente non significativo

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell'incendio (capitolo S.6 Livelli IV o V) a disponibilità superiore (ESFR, schiuma alta espansione, gas inerte…);
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere,…) la classificazione catastale è utile riferimento per l’individuazione delle attività di tipo industriale.

Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione, in quanto non necessario.

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obiettivi 2020

I tempi e le condizioni cambiano così rapidamente che dobbiamo mantenere il nostro obiettivo costantemente incentrato sul futuro.

(Walt Disney)

Obiettivi 2020

Come ogni Gennaio, è tempo di fissare obiettivi a medio termine, che coinvolgano l'intero anno. Analizzato ciò che è stato, e ipotizzando ciò che sarà quest'anno ci diamo questi 3 grandi obiettivi:

  1. maggiore utilizzo di soluzioni alternative, senza FSE: ebbene si, nonostante sia la nostra specialità l'approccio ingegneristico, abbiamo notato come alcuni benefici possano essere ulteriormente potenziati da soluzioni alternative che non necessitano di modellazioni avanzate. Con il solo buon senso e la conoscenza delle normative internazionali, è possibile rendere la progettazione ancora più sicura e meno impattate a livello economico.
  2. progettazione sostenibile ed attenzione all’impatto ambientale: oggi il rischio ambientale di un incendio è un fenomeno non più trascurabile. E' necessario pensare non solo a noi, ma alle generazioni future. E' per questo che le nostre progettazione terranno conto di questo argomento.
  3. maggior sensibilizzazione dei clienti ai concetti di business continuity: oggigiorno i ritmi frenetici di servizi, linee produttive e logistiche impongono un'attenta riflessione sui danni economici che l'interruzione dell'attività può comportare. E' per questo che ci impegniamo a trasferire questi concetti ai nostri clienti, al fine di poter scegliere consapevolmente.

 

Buon lavoro a tutti. #bastaspeseinutili #iniziodiunanuovaera

ottimizzare i tempi di calcolo in FDS

Se leggi questo articolo è perché vuoi ridurre al minimo i tempi di simulazione nelle tue pratiche in Fire Safety Engineering elaborate su FDS.

I tempi di calcolo di FDS

Quando si approccia la materia della prevenzione incendi con i metodi della Fire Safety Engineering, si affrontano spesso problemi legati ai tempi di simulazione di FDS. Il modello è malefico, più lo raffini per ottenere migliori risultati, più lo rallenti. Per questo è necessario sfruttare al meglio le ottimizzazioni delle mesh di calcolo in FDS, sia nel grado di affinamento che nell’assegnazione ai processori. Per quanto riguarda invece l’elaboratore, ad oggi risulta decisamente obsoleto utilizzare un calcolatore fisico, piuttosto è consigliato noleggiare una macchina virtuale con potenze decisamente superiori e del tutto scalabili, ovvero che si adattano velocemente alle necessità richieste dalle simulazioni che dobbiamo svolgere.

Come ottimizzare la mesh

FDS suggerisce la dimensione sulla base di una formula, raffinare ulteriormente non porta benefici sostanziali, per un maggior approfondimento vedere quanto riportato nella guida pubblicata dall’INAIL alla quale abbiamo avuto il piacere di contribuire proprio in questo argomento "Metodi per l'ingegneria della sicurezza antincendio"

Come assegnare correttamente le mesh ai processori

CFD FEA Service S.r.l. ha elaborato un documento molto interessante a riguardo che consente di ottimizzare notevolmente i tempi di calcolo seguendo una serie di consigli che permettono di equilibrare al meglio la griglia di calcolo così da garantire la massima efficienza in fase di analisi. A questo link è possibile scaricare una copia della Guida Scalabilità FDS.

 

Dove eseguire FDS?

Noi da anni utilizziamo il Cloud, una potenza di calcolo decisamente superiore rispetto le postazioni fisiche. Nell’ultimo anno abbiamo contribuito con numerosi test allo sviluppo di una Web Application dedicata al Cloud HPC con focus riguardo FDS, pensato e realizzato per noi professionisti antincendio da CFD FEA Service S.r.l. di Ruggero Poletto.

È sufficiente caricare il file .fds, selezionare le performance della macchina virtuale (valutando budget, urgenza e dimensioni del modello) e quindi avviare il calcolo. Tutto direttamente da sito web senza installare nulla sul nostro PC. Inoltre, durante il calcolo e possibile monitorare lo sviluppo dell’incendio leggendo i grafici di HRR e sonde impostate. Ad intervalli periodici (e ovviamente al termine) è possibile scaricare un file .tar che racchiude tutti i risultati. Questi risultati sono ovviamente apribili da software commerciali di pre/post processing oltre che da SmokeView.

Utilizzo di FDS nel mondo cloudHPC

Insieme lo abbiamo reso molto semplice da utilizzare, di seguito un video per capire come funziona. Noi lo usiamo quotidianamente e ci troviamo decisamente bene.

Uso di FDS nel mondo cloudHPC

proroga alberghi 2020

Cosa si doveva fare?

Se sei arrivato qui è perché hai necessità di capire come gestire l'adeguamento antincendio del tuo hotel. Il nuovo Decreto Milleproroghe 2020 fissa il termine al 31° Dicembre 2020 per presentare la SCIA Parziale, al fine di poter beneficiare della proroga sino al 30/06/2022.

Cosa devo fare?

E' semplice, se ci contatti possiamo fornire anche a te il nostro metodo per avviare le procedure di raccolta dati per la presentazione della SCIA Antincendio prima dell'apertura estiva 2020. Grazie a questo metodo, è possibile risolvere le problematiche che si sono accumulate negli anni, con lavori fatti ad intermittenza. In questo modo inoltre, sarà possibile seguire passo a passo i lavori futuri, mantenendo sempre aggiornata la documentazione al comando di Vigili del Fuoco.

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*testo del decreto in bozza, si attende l'approvazione definitiva.

2019 super

 

2019, SUPER

Volge al termine questo fantastico anno, il 2019. Anno in cui abbiamo camminato, corso e in certi casi "volato". Siamo molto soddisfatti di quanto il nostro team di professionisti sia stato in grado di produrre, sia in termini economici che in termini umani. Un ringraziamento speciale va anche ai nostri clienti, che hanno scelto di riporre in noi la loro fiducia.

Il panorama normativa italiano sempre più proiettato verso l'approccio ingegneristico ci stimola quotidianamente a fare meglio, come la possibilità di confrontarsi con tanti professionisti e funzionari VVF in giro per l'Italia.

 

Cosa ci è piaciuto del 2019?

L'eliminazione del doppio binario, la nuova versione del Codice, ed una crescita professionale notevole, sia in qualità che in quantità. Tanti anche i momenti di "stacco", compreso l'evento di Team Building a Firenze.

 

Cosa ci aspettiamo dal 2020?

Ci aspettiamo tanto, in Italia la nostra disciplina sta diventando (anzi lo è già) altamente specializzata e direi...esclusiva!

 

Buone Feste e felice anno nuovo, ci vediamo Martedì 7 Gennaio, più carichi che mai!

 

#bastaspeseinutili

Le soluzioni conformi, alternative ed in deroga

Soluzioni Conformi, Alternative ed in Deroga

 

Se stai cercando come individuare correttamente le soluzioni alle strategie antincendio con il DM 19 Ottobre 2019 sei nel posto giusto. Ti consigliamo di continuare la lettura. Se cercavi altro, ritenta!

Le strategie antincendio per la mitigazione del rischio

Per mitigare il rischio di incendio si applica un'adeguata strategia antincendio composta da misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali. Nel Codice, sono raggruppate in modo omogeneo nei capitoli compresi nella sezione Strategia antincendio.

Per ciascuna misura antincendio sono previsti diversi livelli di prestazione, graduati in funzione della complessità crescente delle prestazioni previste ed identificati da numero romano (es. I, II, III, IV)

È necessario applicare tutte le misure antincendio, stabilendo per ciascuna i relativi livelli di prestazione in funzione degli obiettivi di sicurezza da raggiungere e della valutazione del rischio dell'attività. Infatti la corretta selezione dei livelli di prestazione delle misure antincendio conduce alla riduzione del rischio di incendio dell'attività ad una soglia considerata accettabile.

Effettuata la valutazione del rischio di incendio per l'attività e stabiliti i profili di rischio Rvita, Rbeni ed Rambiente, nei pertinenti ambiti dobbiamo, come progettisti, attribuire alle misure antincendio i relativi livelli di prestazione. La metodologia generale è schematizzata nell'illustrazione G.2.1.

 

 

Individuazione delle soluzioni progettuali

Per ogni livello di prestazione di ciascuna misura antincendio sono previste diverse soluzioni progettuali. L'applicazione di una delle soluzioni progettuali deve garantire il raggiungimento del livello di prestazione richiesto. Sono infatti definite tre tipologie di soluzioni progettuali:

  1. soluzioni conformi;
  2. soluzioni alternative;
  3. soluzioni in deroga.

Applicazione di soluzioni conformi

La prima opzione è quella di far ricorso alle soluzioni conformi. Queste sono le più facili da applicare, prevedono valutazioni e calcoli semplici e non è obbligato fornire ulteriori valutazioni tecniche per dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione.

Esse infatti sono solo quelle proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio, e devono essere applicate nella loro interezza. Sono ottime per ridurre i tempi di stesura della relazione tecnica, ma spesso pongono vincoli importanti ed innalzano considerevolmente i costi di adeguamento.

PREGI: velocità di applicazione

DIFETTI: poco margine di progettazione e costi di adeguamento elevati

 

Applicazione di soluzioni alternative (le nostre preferite)

La seconda opzione è quella di fare ricorso alle soluzioni alternative proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio, laddove presenti, e qualora non siano formulate se ne possono proporre specifiche con le procedure individuate dal Codice stesso.

Se si fa ricorso alle soluzioni alternative si è tenuti a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi per ciascuna misura antincendio tra quelli del paragrafo G.2.6.

Queste soluzioni, al fine di consentire la valutazione di tale dimostrazione da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, possono essere impiegate solo nelle attività con valutazione del progetto (cat. B,C del DPR 151/2011), oppure in caso di deroga (Cat. A del DPR 151/2011).

PREGI: molto margine di progettazione e costi di adeguamento contenuti

DIFETTI: progettazione più evoluta e complessa

 

Applicazione di soluzioni in deroga

Se non possono essere efficacemente applicate né le soluzioni conformi, né le soluzioni alternative, si può ricorrere al procedimento di deroga secondo le procedure previste dalla vigente normativa.

Per le soluzioni in deroga si è tenuti a dimostrare il raggiungimento dei pertinenti obiettivi di prevenzione incendi, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio previsti al paragrafo G.2.7.

PREGI: risolve ad ogni costo qualsiasi problema

DIFETTI: iter burocratico complesso, elevatissimi costi di adeguamento, dubbio raggiungimento dei livelli minimi di sicurezza

 

 

 

Ora hai tutti gli strumenti necessari per individuare la tipologia di soluzione di ogni singola strategia antincendio del Codice.

Ricordati di individuare correttamente i livelli di prestazione di ogni strategia!

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Rischio Ambiente

 

La nuova versione del Codice impone al professionista antincendio un’attenta riflessione in merito all’impatto ambientale che può avere un incendio per il pianeta e per la collettività. Per questo adesso non è più automatico poter trascurare questo parametro, ma risulta necessario eseguire una attenta valutazione del rischio.

 

Profilo di rischio Rambiente

Con il Codice 2.0, il progettista valuta il profilo di rischio Rambiente in caso di incendio, distinguendo gli ambiti dell'attività nei quali tale profilo di rischio è significativo, da quelli ove è non significativo.

La valutazione del profilo di rischio Rambiente tiene conto:

  1. dell'ubicazione dell'attività;
  2. della presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne
    1. asili
    2. scuole
    3. ospedali
    4. case di riposo;
  3. della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti;
  4. dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio;
  5. delle misure di prevenzione antincendio adottate;
  6. delle misure di protezione antincendio adottate.

 

Nota 1 - Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152 “Norme in materia ambientale”

Nota1: La presenza di materiali stoccati in attività ricadenti nel campo di applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 “Norme in materia ambientale” può dare luogo ad Rambiente significativo.

 Assoggettabilità decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152

Sono sottoposti alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA di competenza statale:

  1. i progetti elencati nell’allegato II-bis alla Parte Seconda del D.Lgs.152/2006;
  2. i progetti elencati nell’allegato II alla Parte Seconda del D.Lgs.152/2006, che servono esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per più di due anni;
  3. le modifiche o le estensioni dei progetti elencati negli allegati II o II-bis, alla parte seconda del D.Lgs.152/2006, la cui realizzazione può generare potenziali impatti ambientali significativi e negativi, ad eccezione delle modifiche o estensioni che risultino conformi agli eventuali valori limite stabiliti nell’allegato II.

L’ autorità competente in sede statale è il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) – Direzione Generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali (DVA). La Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - VIA e VAS (CTVA) svolge l’istruttoria tecnica finalizzata all’espressione del parere sulla base del quale sarà emanato il provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA.

 

Nota 2 -  Applicazione della Sezione V1 del Codice 2.0

Nota2: Nel capitolo V.1 sono indicate possibili misure di mitigazione del rischio di danno ambientale derivante da incendio.

 V1.1 Scopo e campo di applicazione

Le aree a rischio specifico possono essere fissate dalle regole tecniche verticali applicabili all'attività. Sono inoltre individuate dal progettista sulla base della valutazione del rischio d’incendio e dei seguenti criteri:

  • ambiti dell'attività con Rambiente significativo

V.1.2 Strategia antincendio

In relazione alle risultanze della valutazione del rischio di incendio ed alle caratteristiche delle aree a rischio specifico, il progettista valuta, almeno, l'applica- zione delle seguenti misure:

  • inserimento delle aree a rischio specifico in compartimenti distinti per ambiti aventi caratteristiche di rischio omogenee, interposizione di distanze di separazione, riduzione delle superfici lorde di compartimento, ubicazione fuori terra o su piani poco interrati (compartimento le aree con sostanze nocive, e solo li applico S.6 Liv IV, oppure su piazzale interpongo distanze di separazione in modo da contenere il quantitativo di materiale massimo che può bruciare, evito depositi interrati…);
  • controllo dell'incendio con livello di prestazione III capitolo S.6 (rete idranti protezione esterna);
  • adozione di accorgimenti impiantistici e costruttivi per limitare e confinare i rilasci di sostanze o miscele pericolose:
    • bacini di contenimento;
    • disponibilità di polveri o dispositivi assorbenti;
    • inserimento di valvole di eccesso di flusso;
    • intercettazioni automatiche e manuali dei sistemi di distribuzione;
    • incamiciatura delle tubazioni
    • ecc…
  • adozione di accorgimenti per limitare l'impatto esterno di eventuali rilasci di sostanze o miscele pericolose:
    • distanze di separazione che tengano conto della propagazione degli effluenti nelle matrici ambientali (Simulazione di rilascio con Aloft).
  • adozione di sistemi di rilevazione ed allarme, di procedure gestionali per la sorveglianza ed il controllo dei parametri critici dei processi:
    • allarmi di massimo livello per i serbatoi;
  • formazione, informazione ed addestramento degli addetti alla gestione delle lavorazioni e dei processi pericolosi;
    • deve prevedere nozioni riguardanti i parametri critici di funzionamento delle lavorazioni e dei processi pericolosi,
    • le modalità e le procedure di avvio e fermo degli impianti in sicurezza,
    • la gestione degli stati di allarme e di emergenza.
  • disponibilità di specifiche attrezzature di soccorso, dispositivi di protezione collettiva ed individuale (autoprotettori delle vie respiratorie per le squadre di soccorso);

 

Nota 3 - decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105 “Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose"

Nota3: Negli stabilimenti per i quali si applica il decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105 “Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose", il rischio ambientale è mitigato dalle misure adottate nell'ambito dei procedimenti autorizzativi previsti dal suddetto decreto.

 

Assoggettabilità decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105 “SEVESO 3”

Uno stabilimento è soggetto al D.Lgs. 105/15 se in esso sono presenti sostanze e/o miscele pericolose elencate nell’Allegato 1 al decreto in quantitativi superiori ai valori limite in esso stabiliti. Occorre precisare che per "presenza di sostanze pericolose" la normativa Seveso intende la presenza, reale o prevista di sostanze/miscele sotto forma di materie prime, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente generarsi in caso di incidente.

L’Allegato 1 al D Lgs.105/2015 è strutturato in due parti. La prima riporta una serie di categorie di pericolo tratte dal Regolamento (CE) n. 1272/2008 (noto come Regolamento CLP), mentre la seconda parte individua un elenco di sostanze pericolose specifiche. A ciascuna categoria di pericolo (Parte 1) o sostanza nominale (Parte 2) sono associate due quantità limite: il superamento del primo valore obbliga il gestore alla trasmissione alle autorità competenti di una Notifica, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 105/2015 (stabilimenti di soglia inferiore), mentre il superamento del secondo valore richiede anche la redazione del Rapporto di Sicurezza ai sensi dell’art. 15 (stabilimenti di soglia superiore).

La Parte 1 dell’allegato 1 al D.Lgs. 105/2015 è suddivisa in quattro sezioni, che raggruppano alcune categorie tratte dal Regolamento CLP, relative a:

pericoli per la salute (tossicità acuta e specifica per organi bersaglio)

pericoli fisici (ad esempio gli aerosol infiammabili, i gas comburenti, i liquidi infiammabili)

pericoli per l’ambiente (tossicità acuta e cronica)

altri pericoli.

La parte 2 dell’Allegato 1 al D.Lgs. 105/2015 riporta un elenco di 48 sostanze o famiglie di sostanze pericolose specifiche (ad esempio cloro, metanolo, ossigeno, prodotti petroliferi).

Ai fini dell'assoggettabilità di uno stabilimento al D.Lgs. 105/2015 occorre dapprima verificare se le sostanze/miscele detenute appartengono all'elenco di cui alla parte 2; altrimenti è necessario verificare se tali sostanze/miscele appartengono alle categorie di pericolo di cui alla parte 1. Se in entrambi i casi non sono superate le rispettive soglie, si applica la regola delle sommatorie.

 

Eccezioni per le quali può essere ritenuto automaticamente non significativo

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell'incendio (capitolo S.6 Livelli IV o V) a disponibilità superiore (ESFR, schiuma alta espansione, gas inerte…);
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere,…) la classificazione catastale è utile riferimento per l’individuazione delle attività di tipo industriale. Vedere l’allegato I DPR 151 coordinato con tipologia attività civile/industriale.

Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione, in quanto non necessario.

 

sistemi o impianti a disponibilità superiore

Che cos'è un impianto a disponibilità superiore?

In parole semplici è un impianto che deve avere probabilità malfunzionamento in caso di emergenza molto più remote di un impianto tradizionale. Deve funzionare! Perché uno dei concetti che non ci stancheremo mai di ripetere, è che se un impianto c'è, si considera funzionante. Perché se devo garantire la sicurezza "in caso di mancato funzionamento dell'impianto" a quel punto l'impianto non lo metto e faccio risparmiare il cliente (ndr).

Quando servono gli impianti a disponibilità superiore?

Il Codice versione 2.0 introduce il concetto di "disponibilità superiore dell'impianto". Nello specifico lo troviamo nei seguenti passaggi, che sono decisamente significativi sia in caso di progettazione ordinaria che in caso di progettazione ingegneristica.

G.3.4 Profilo di Rischio Rambiente

Comma 3

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell’incendio (capitolo S.6) a disponibilità superiore;
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere…)

 

M1.8 Requisiti aggiuntivi per la gestione della sicurezza antincendio

Comma 5

Qualora i sistemi di protezione attiva siano considerati ai fini della riduzione della potenza termica rilasciata dall’incendio RHR(t) (capitolo M.2) o comunque contribuiscano a mitigare gli effetti dell’incendio, devono essere installati sistemi a disponibilità superiore

Come garantisco la disponibilità superiore?

La disponibilità superiore per sistemi o impianti è ottenuta tramite:

  1. migliore affidabilità
  2. maggiore manutenibilità e supporto logistico della manutenzione

Al fine di mantenere il livello di sicurezza assicurato all'attività, si prevede la gestione degli stati degradati o dello stato di indisponibilità del sistema.

Approfondimento tecnico

L'argomento è articolato, per questo abbiamo prodotto un documento allegato al presente articolo nel quale abbiamo iniziato a raccogliere tutto ciò che ci sembra giusto poter prevedere concretamente in una progettazione.

Per osservazioni oppure proposte di integrazione/revisione ti chiediamo di inviarci una mail con la proposta di modifica a: [email protected] ne saremmo davvero riconoscenti.