antincendio edifici civili

 

Il tuo edificio è più basso di 12m? Sei già in regola così. Bravo!

Il tuo edificio è più alto di 12m? Leggi cosa il Decreto Ministeriale 25 Gennaio 2019 prevede. Occhio alle scadenze!

Il mio edificio è più alto di 12m

Se è così, ricadi negli obblighi di legge di adeguamento alla normativa prevista dal DM 25/01/2019 che prevede che gli edifici di civile abitazione esistenti siano adeguati alle disposizioni entro i seguenti termini:

due anni per le disposizioni riguardanti l’installazione, ove prevista, degli impianti di segnalazione manuale di allarme incendio e dei sistemi di allarme vocale per scopi di emergenza

un anno per le restanti disposizioni.

Come devo fare per adeguarmi alla normativa antincendio?

E' semplice, chiamaci e ti forniremo tutte le informazioni necessarie, e se vorrai ci occuperemo noi di risolvere tutti i problemi. Mettere a norma gli edifici esistenti non è mai stato così semplice.

 

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Larghezza delle scale inferiore a 120

Il Codice di prevenzione incendi e la Lv minima

Lo sappiamo, uno dei punti più ostici del Codice sono le vie di esodo verticali, ovvero le scale. Ricordiamo benissimo il micidiale numero 120, ben 120cm come larghezza minima delle vie di esodo verticali previsti dalla soluzione conforme al livello di prestazione I della strategia S.4 Esodo, indipendentemente dall’affollamento.

Uno dei principali benefici nell’applicare la soluzione alternativa mediante l’ingegneria della sicurezza antincendio (FSE – approccio ingegneristico) è rappresentata dalla possibilità di regolarizzare scale di larghezza inferiore a 120cm.

Ma, spesso ci chiediamo: "quanto effettivamente può influire in termini di rallentamento?

 

Definizione di RSET

Come ben sappiamo, il tempo necessario ad abbandonare l’edificio è rappresentato dall’RSET, che in questo caso comporremo con un tempo Tdet di rilevazione, un Tpre di ricognizione e un Ttrav di percorrenza.

 

Esempio pratico

Simulando un edificio aperto al pubblico, con Rvita B2 ed affollamento 160 persone disposte su 4 livelli, si procede con l’individuazione del RSET come segue:

Tdet 60sec

Tpre 60s (1° percentile) – 180s (99° percentile)

Per calcolare il valore totale, comprensivo quindi del Ttrav si impostano i parametri all’interno del simulatore e si avviano i calcoli.

Simulazione 1: scala larga 120cm

280s

Simulazione 2: scala larga 80cm

290s

 

Conclusioni

Analizzando le due configurazioni, si rileva un rallentamento del 3,5% per il caso analizzato. Un valore assolutamente ininfluente che ci permette di validare il concetto che molto spesso anche con scale di larghezza inferiore a 120c, è possibile garantire il corretto esodo degli occupanti dall'edificio. Risolvendo quindi uno dei punti ostici del Codice di Prevenzione Incendi.

2019 Mood

 

 

2019 l'anno delle Soluzioni Alternative

Iniziamo il nostro 2019 così, perché dove applicare le soluzioni conformi diventa difficile o molto costoso per il cliente, noi percorriamo le soluzioni alternative con approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio. Sempre di più, e assicurando il risultato.

FSE PROGETTI srl

RTV Attività Commerciali – Rampa di lancio per l’FSE

 

La regola tecnica

Con Decreto del Ministero dell'Interno del 23 Novembre 2018 è stata approvata la Regola Tecnica Verticale per le le attività commerciali. Pubblicato in gazzetta il 3 12 2018, entra in vigore a partire da 02 gennaio 2019.

Le attività commerciali
Le attività di commerciali di cui trattasi sono quelle previste all'allegato 1 del DPR n.151/2011, individuate con il numero 69 (Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all'ingrosso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva dei servizi e depositi. Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico), esistenti o di nuova realizzazione. Tali norme tecniche si possono applicare in alternativa alle specifiche disposizioni di prevenzione incendi di cui al DM 27 luglio 2010 (Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività commerciali con superficie superiore a 400 mq).

 

Come si applica la regola tecnica verticale (V.8)

Entrando nel dettaglio della regola tecnica verticale e dell’integrazione con l’allegato I Norme tecniche di prevenzione incendi del decreto del 3 agosto 2015, il documento riporta indicazioni sulla classificazione delle attività (in relazione alla superficie utile lorda: AA, AB, AC, AD, AE; massima quota di piani HA, HB, HC, HD), aree di attività (TA, TB1, TB2, TC, TK1, TK2, TM1, TM2, TM3, TT1, TT2, TZ).

I profili di rischio sono determinati secondo la metodologia di cui al capitolo G.3. (tipicamente con Rvita: B2,B3)

Devono essere applicate tutte le misure antincendio della regola tecnica orizzontale (RTO) attribuendo i livelli di prestazione secondo i criteri in esse definiti, fermo restando quanto indicato nei punti specifici della RTV che riportano le indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO. Pertanto, alle soluzioni alternative non sono posti ulteriori vincoli, ma si applicano i metodi di cui al paragrafo G.2.6.

 

La doppia normativa

La nuova RTV entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

FIRE SAFETY ENGINEERING NELLE ATTIVITA' COMMERCIALI

La pubblicazione della Regola Tecnica Verticale rappresenta un passo fondamentale in termini di normativi. Da oggi non si dovrà più istituire la deroga per fare FSE nelle attività commerciali, ma si potrà adottare la soluzione alternativa dove necessario. Questo si traduce in un inter procedurale più snello (la competenza rimane a livello di comando VVF provinciale) e quindi, applicando i metodi dell'ingegneria antincendio anche a importanti risparmi economici sulle opere di adeguamento antincendio.

S.4 Esodo: calcolo RSET

S.4 Esodo: calcolo ASET

proroga alberghi 2019 – cosa fare?

Cosa si doveva fare?

Se sei arrivato qui è perché hai necessità di capire come gestire l'adeguamento antincendio del tuo hotel. Quest'anno era stato fissato il termine al 1° Dicembre 2018 per presentare la SCIA Parziale, al fine di poter beneficiare della proroga sino al 30/06/2019.

Perché è stato impossibile presentarla entro i termini?

Avendo molti clienti albergatori, ci siamo resi conto anche noi che nel periodo invernale, gli hotel marittimi, non sono assolutamente nelle condizioni di poter presentare la SCIA. Sono infatti completamente chiusi e "protetti" dagli agenti atmosferici. Ci è risultato davvero difficile poter fare il sopralluogo finale per il deposito della SCIA. E quindi?

Cosa succede adesso?

La normativa ci viene in aiuto, e recita: "le attività temporaneamente sospese (es. per chiusura stagionale) o che eserciscano temporaneamente con non oltre 25 posti letto (sotto soglia di assoggettabilità alle procedure di p.i.), possono comunque beneficiare dal regime di proroga al 30/6/2019 ai fini del completo adeguamento, presentando la SCIA parziale anche oltre il termine del 1/12/2018 allegando dichiarazione da cui risulti che in tale periodo l'attività è stata sospesa o mantenuta in esercizio con numero di posti letto sotto soglia di assoggettabilità."

Cosa devo fare?

E' semplice, se ci contatti possiamo fornire anche a te il nostro metodo per eseguire la comunicazione necessaria e nel frattempo avviare le procedure di raccolta dati per la presentazione della SCIA Antincendio prima dell'apertura estiva 2019. Grazie a questo metodo, è possibile risolvere le problematiche che si sono accumulate negli anni, con lavori fatti ad intermittenza. In questo modo inoltre, sarà possibile seguire passo a passo i lavori futuri, mantenendo sempre aggiornata la documentazione al comando di Vigili del Fuoco.

ANTINCENDIO: Come aumentare i quantitativi di materiale a deposito?

 

ANTINCENDIO: Come aumentare i quantitativi di materiale a deposito?

Questa è una domanda che spesso i responsabili di attività soggette ai controlli dei Vigili del Fuoco (DPR 151/2011) si chiedono, e senza girarci troppo attorno le soluzioni sono tre:

  1. Depositare un quantitativo maggiore di quello autorizzato, sperando che nessuno mai se ne accorga e/o non divampino incendi nell’attività, ricordandoci che post-incendio è possibile stimare la quantità di materiale a deposito. [SCELTA SCONSIGLIATA]
  2. Installare impianti di protezione attiva, come ad esempio gli impianti sprinkler che grazie al loro intervento sono in grado di contenere o addirittura sopprime l’incendio. Molto efficaci ma molto costosi, sia nella realizzazione che nella manutenzione. Una ulteriore alternativa potrebbe essere quella di proteggere gli elementi strutturali, stesso problema: il costo;
  3. Applicare i metodi dell’Ingegneria Antincendio (Fire Safety Engineering – FSE), che grazie a valutazioni molto più evolute sia lato sviluppo dell’incendio che della resistenza al fuoco delle strutture, consentono di aumentare i quantitativi di materiale autorizzato, senza necessariamente proteggere la struttura o installare impianti di protezione attiva. [SCELTA CONSIGLIATA]

In cosa consiste applicare la Fire Safety Engineering?

Per un responsabile di attività la differenza è poca, in quanto la variazione sostanziale è sugli aspetti progettuali. Diventa infatti centrale la fase di progetto, nel quale il progettista si affida a metodi riconosciuti a livello nazionale ed internazionale per “modellare” l’incendio al fine di valutare per ogni singolo caso (è a tutti gli effetti una progettazione ad-hoc) le reali conseguenze di un incendio all’interno dell’edificio. Generalmente infatti, scendendo così nello specifico si riescono a evitare gli eccessivi margini di sicurezza dei metodi semplificati. Il processo non si arresta qui, infatti questo prosegue con verifiche di resistenza al fuoco anch’esse avanzata che consento di valutare la reale resistenza al fuoco della struttura, sottoposta allo specifico scenario di incendio. Il bello di tutto ciò? Che si mantiene sempre e comunque il livello di sicurezza accettabile.

 

Scenario di Incendio - FSE

 

Quali sono i benefici della FSE per la tua attività?

Semplice, in questo caso sono due:

  1. Maggiore quantità di materiale di deposito autorizzato;
  2. Riduzione, fino in alcuni casi all’eliminazione, di opere di adeguamento con risparmio economico notevole.

Vuoi sapere nella tua attività quanto può essere il tuo beneficio?

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Regola tecnica per impianti distribuzione idrogeno

In vigore dal 5 dicembre prossimo le nuove regole per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti distribuzione idrogeno per autotrazione ai fini della prevenzione incendi

Pubblicata in Gazzetta Ufficiale (n. 257 del 6 novembre 2018) il decreto 23 ottobre 2018 del Ministero dell’Interno, recante “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.

Il provvedimento ha aggiornato le regole per la progettazione, la costruzione e l’esercizio degli impianti di nuova realizzazione o oggetto di modifiche a partire dal 5 dicembre prossimo (data di entrate in vigore del decreto stesso).

Obiettivi

La regola tecnica contenuta in allegato al decreto è stata predisposta ai fini della prevenzione degli incendi ed allo scopo di raggiungere i primari obiettivi di sicurezza relativi alla salvaguardia delle persone e alla tutela dei beni, quali:

  • minimizzare le cause di rilascio accidentale di idrogeno, di incendio e di esplosione
  • limitare, in caso di evento incidentale, danni alle persone
  • limitare, in caso di evento incidentale, danni ad edifici e/o locali contigui all’impianto
  • permettere ai soccorritori di operare in condizioni di sicurezza

Ubicazione

Nel provvedimento vengono individuate le zone in cui gli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione non possono sorgere. Viene anche precisato che l’attestazione, riportante che l’area prescelta per l’installazione dell’impianto non ricade in alcuna delle zone indicate nel provvedimento, deve essere rilasciata dal competente ufficio comunale.

Prodotti antincendio

Il decreto prevede, inoltre, delle regole per l’utilizzo dei prodotti per uso antincendio che devono essere impiegati negli impianti di distribuzione di idrogeno. In particolare tali prodotti devono essere:

  • identificati univocamente sotto la responsabilità del produttore, secondo le procedure applicabili
  • qualificati in relazione alle prestazioni richieste e all’uso previsto
  • accettati dal responsabile dell’attività, ovvero dal responsabile dell’esecuzione dei lavori mediante acquisizione e verifica della documentazione di identificazione e qualificazione

Entrata in vigore

Il provvedimento entrerà in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: il 5 dicembre 2018.

Dalla data di entrata in vigore è abrogato il decreto del Ministro dell’interno 31 agosto 2006, recante: Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli impianti di distribuzione di idrogeno per autotrazione.

Linee guida ricarica veicoli elettrici

Linee guida per l’installazione di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici

La legislazione europea, recepita da quella nazionale, ha da tempo avviato un processo finalizzato alla riduzione della dipendenza dei trasporti dal petrolio incoraggiando, con diversi atti normativi, lo sviluppo delle infrastrutture per i combustibili alternativi. Il progressivo aumento del numero di veicoli elettrici ed il previsto aumento delle infrastrutture di ricarica di tali veicoli, installate sia in ambito pubblico che in ambito privato, rendono necessaria la valutazione del possibile rischio di incendio e/o di esplosione connesso a tali infrastrutture, a maggior ragione se installate nell’ambito di attività soggette al controllo dei vigili del fuoco.

 

Auto elettrica vs auto tradizionale, aggravio del rischio?

Un apposito gruppo di lavoro, ha raccolto i dati disponibili a livello nazionale ed internazionale ed ha concluso che, allo stato attuale, non risulta che i veicoli elettrici presentino un livello di rischio di incendio e/o esplosione maggiore rispetto ai veicoli tradizionali, inoltre le stazioni di ricarica delle batterie dei veicoli elettrici, allo stato attuale, risultano presentare rischi di natura prettamente elettrica.

 

Sono attività soggette ai controlli VVF?

Le infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici non rientrano fra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi ai sensi dell’Allegato I del D.P.R. n. 151 del 1 agosto 2011 "Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell'articolo 49 comma 4-quater, decreto- legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122".

 

Come gestisco la progettazione?

Qualora l'installazione di un’infrastruttura di ricarica per veicoli elettrici avvenga in una attività soggetta al controllo, essa comporta una modifica da considerarsi di tipo rilevante ai fini della sicurezza antincendio, ai sensi dell’art. 4, comma 6, del D.P.R. 151/2011, in termini di:

  • rischio elettrico connesso al sistema di alimentazione per la ricarica;
  • rischio di incendio e di esplosione connesso al sistema di accumulo elettrochimico del tipo ione – litio o polimeri litio o anche altro;
  • rischio di elettrocuzione per gli operatori in fase di ricarica ovvero per i soccorritori nell’espletamento delle operazioni di soccorso;
  • ostacolo alle operazioni di raffreddamento/estinzione incendi;
  • rischio di propagazione delle fiamme all'esterno o verso l'interno di un eventuale fabbricato.

 

Pertanto in attività soggette ai controlli di prevenzione incendi:

  1. le infrastrutture nuove realizzate secondo le indicazioni riportate nell’Allegato alle Linee guida, nonché le infrastrutture poste in funzione prima della pubblicazione delle stesse Linee guida e realizzate secondo la regola dell’arte ed adeguate alle misure riportate nella sezione 5 del successivo Allegato, potranno essere considerate modifiche ad attività esistenti che non comportano un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendi e quindi, per la regolarizzazione di tali attività, si potrà procedere ai sensi dell'articolo 4, comma 7 del D.M. 7 agosto 2012;
  2. le infrastrutture non realizzate secondo le indicazioni di cui al precedente punto 1, dovranno essere considerate modifiche ad attività esistenti che comportano un aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendi e quindi, per la regolarizzazione di tali attività, si dovrà procedere ai sensi dell'articolo 4, comma 6 del D.M. 7 agosto 2012 e, per quelle installate nell’ambito di attività di categoria B e C soggette al controllo dei vigili del fuoco, sarà necessario attivare le procedure di cui all’art. 3 del DPR n. 151 del 1° agosto 2011.

 

NB: il documento è ad oggi in fase di bozza.

 

sicurezza antincendio serbatoio GPL

La normativa

I serbatoi di GPL per legge sono soggetti agli accertamenti per la prevenzione degli incendi che devono attestare il rispetto della normativa vigente. Ecco come procedere per depositare la SCIA antincendio per un deposito GPL in 3 semplici passi:

  1. Contattare un professionista antincendio;
  2. Far predisporre dal tecnico le idonee documentazioni e presidi di sicurezza come richiesto dalla normativa;
  3. Delegare al tecnico la presentazione della SCIA antincendio al comando dei Vigili del Fuoco.

Quando è obbligatorio? quando supera o è uguale a 0,3mc!

Tutte le attività che utilizzano oppure immagazzinano dei carburanti sono soggette a controlli per la prevenzione incendi. Tra queste ricadono anche i serbatoi per il GPL, il combustibile impiegato in quelle zone dove non arriva il gas metano. La SCIA sostituisce il vecchio certificato di prevenzione incendi (CPI) e attesta che l'impianto del serbatoio GPL ha i requisiti idonei per la prevenzione degli incendi previsti dalla normativa.

 

La soluzione più semplice e meno costosa?

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rete naspi attività scolastiche

 

Con il processo di rinnovamento del panorama normativo antincendi italiano, ci imbattiamo quotidianamente negli "alleggerimenti" che le nuove norme prevedono in materia di protezione. Nello specifico, per le attività scolastiche (che come ben noto, ricadono nel milleproroghe da diversi anni) applicando le nuove normative RTV unitamente al Codice di rpevenzione incendi, è possibile nella maggior parte dei casi, non dover prevedere la rete naspi all'interno dei locali. Vediamo il perchè:

 

La vecchia Norma DM 26 agosto 1992

Al paragrafo 9.1. Rete idranti troviamo la seguente: "Le scuole di tipo 1-2-3-4-5, devono essere dotate di una rete di idranti costituita da una rete di tubazioni realizzata preferibilmente ad anello ed almeno una colonna montante in ciascun vano scala dell'edificio; da essa deve essere derivato ad ogni piano, sia fuori terra che interrato, almeno un idrante con attacco UNI 45 a disposizione per eventuale collegamento di tubazione flessibile o attacco per naspo..."

Perciò, ogni qual volta l'attività in oggetto risulta con un affollamento superiore ai 100 occupanti, questa deve essere protetta da rete naspi interna, con impatto economico spesso devastante per le amministrazioni.

 

La nuova RTV DM 7 agosto 2017

Dopo 25 anni arriva l'aggiornamento normativo. Non più un criterio di progettazione (per la rete naspi) basato sull'affollamento, ma bensì uno molto più coerente, correlato anche all'operatività antincendio, basato sull'altezza dell'edificio. Questo nuovo modo di classificare infatti fissa l'obbligatorietà di tale impianto per le attività con altezza antincendio superiore a 12m (classificate come HB e superiori).

 

Conclusioni

Le nuove normative rappresentano un miglioramento delle condizioni di sicurezza, nonostante in alcuni casi (come questo) si possono avere situazioni di miglioramento a livello di risparmio economico nei costi di adeguamento. E' importante progettare con strumenti innovativi, certo comunque imparagonabili al risparmio nel non far nulla e sfruttare la proroga!