La resistenza al fuoco negli edifici industriali

 

Il panorama edilizio ed industriale italiano è caratterizzato da innumerevoli edifici costruiti senza particolari accorgimenti in merito alla resistenza al fuoco. Spesso infatti, nei cambi di destinazione d’uso, ovvero in caso di cambio di attività lavorativa svolta all’interno, se quest’ultima che si vuole insediare risulta soggetta ai controlli del DPR 151/2011, rischia di incorrere in problemi per l’ottenimento dell’ormai ex certificato di prevenzione incendi. La soluzione non deve essere necessariamente quella di proteggere le strutture con materiali protettivi (intonaci, lastre, pitture, ecc…) ma è possibile ricorrere alle soluzioni alternative mediante l’utilizzo dell’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio (FSE).

 

Edifici industriali in acciaio

Il pregio principale nel perseguire l’obiettivo della sicurezza antincendio con riferimento all’approccio ingegneristico/prestazionale, nell’ambito della protezione al fuoco passiva delle strutture in acciaio, passa per la determinazione delle reali curve di sollecitazione termiche (generalmente meno gravose della curva d’incendio standard ISO-834 richiesta, ai fini delle verifiche, dal codice di prevenzione incendi), in quanto ottenute come output di modellazioni d’incendio avanzate tenendo conto di aspetti come l’effettiva ventilazione presente ed il degrado del materiale combustibile.

Ipotizzando di dover garantire per 30 minuti la capacità portante del sistema strutturale esposto all’azione dell’incendio di progetto coerentemente con il Livello di prestazione II della strategia S.2 Resistenza al fuoco delle strutture, supponendo di avere una struttura in acciaio non protetta, tutto ciò si traduce in una maggiore probabilità che le verifiche di resistenza risultino soddisfatte; con conseguente abbattimento dei costi di adeguamento in termini di materiali protettivi. Le stesse considerazioni possono valere anche in caso di Livello III, in quanto è possibile medianti alcuni accorgimenti costruttivi (applicabili anche agli edifici esistenti) è possibile garantire l’esito positivo delle verifiche di resistenza al fuoco.

 

 

Edifici industriali in calcestruzzo armato precompresso

Altra tipologia costruttiva ampiamente diffusa sul territorio nazionale è rappresentata dai capannoni in c.a.p. Generalmente data la natura maggiormente isolante del materiale impiegato risultano certamente meno sensibili agli effetti della temperatura rispetto ai capannoni in acciaio, ciò nonostante la presenza dell’acciaio armonico presente introduce ugualmente un elemento di debolezza in caso di incendio, in quanto estremamente sensibile alla temperatura.

In tal senso gli elementi in c.a.p maggiormente sensibili a tale problematica risultano i tegoli di copertura, in quanto caratterizzati da copriferri esigui che ai fini delle verifiche richiederebbero, nell’ambito della soluzione conforme, un quasi certo rivestimento protettivo delle nervature dei tegoli.

La Fire Safety Engineering può far molto per tale tipologia strutturale, specialmente se si tratta di capannoni non di recente costruzione e con copriferri ridotti, da cui dipende la temperatura nei trefoli di acciaio armonico e di conseguenza la capacità portante degli elementi.

Conclusioni

Che si voglia percorrere la soluzione conforme mediante l’utilizzo di elementi protettivi, che quella alternativa con analisi avanzate di resistenza al fuoco, si giunge sempre alla produzione del CERT.REI da allegare alla SCIA Antincendio. Cosa cambia? I costi di adeguamento che il titolare dell’attività deve sostenere, che con l’FSE risultano sempre decisamente inferiori (in alcuni casi, nulli).

Fire Safety Engineering nelle manifestazioni pubbliche

 

Con la pubblicazione della Lettera Circolare 18 Luglio 2018 recante i Modelli organizzativi e procedurali per garantire alti livelli di sicurezza in occasione di manifestazioni pubbliche, il normatore ha voluto chiarire ad un anno dalle prime circolari, le modalità e normative da seguire in Italia per la sicurezza di manifestazioni, feste e sagre. Tale circolare nasce proprio dalla difficoltà di applicare le norme ai casi particolari (che per il nostro territorio risultano frequenti) nei quali vengono a configurarsi manifestazioni storiche caratterizzate da peculiari criticità, per le quali le condizioni di tutela dei beni storici, monumentali ed ambientali non consentano la completa attuazione delle misure riportate nella linea guida, si potrà fare ricorso, ai fini del calcolo dei parametri dell’affollamento e dell’esodo, ai metodi prestazionali previsti dagli strumenti propri dell’ingegneria della sicurezza.

A tal proposito, adottando l’approccio ingegneristico, il progettista dovrà dettagliare i passaggi che conducono ad individuate le condizioni più rappresentative del rischio al quale l’attività è esposta e quali siano i livelli di prestazione cui riferirsi in relazione agli obiettivi di sicurezza da perseguire. In funzione degli obiettivi di sicurezza individuati, il progettista dovrà indicate quali sono i parametri significativi presi a riferimento per garantire il raggiungimento degli stessi obiettivi.

Pertanto, dovranno essere quantificati i livelli di prestazione, intendendo con l’individuazione di valori di riferimento rispetto ai quali verificare che le scelte progettuali in termini di misure di sicurezza adottate consentano di perseguire i risultati attesi. Tali valori potranno essere desunti dalla specifica letteratura tecnica riconosciuta a livello nazionale ed interazionale. Infine, in esito ai risultati dell’elaborazione effettuata, essi costituiranno i parametri di riferimento per attestare il raggiungimento dei livelli di prestazione prefissati e validate la progettazione proposta.

Un esempio

modellazione di esodo

Per questa manifestazione tenutasi in un centro storico, è stata eseguita la modellazione di esodo al fine di verificare quale potesse essere (quantitativamente) il miglior way-finding progettabile, al fine di ridurre le code ed i rallentamenti nei punti critici del sistema d’esodo (che in questo caso sono le piccole vie del borgo storico). E’ stato possibile infatti verificare che, a parità di vie di uscita, progettando meglio la segnaletica di orientamento, ti tempi di esodo siano stati contratti del 100% (dimezzati).

punti critici sistema d'esodo

Allo stesso tempo, al fine di valutare l’eventuale aggravio del rischio che avrebbe potuto caratterizzare la manifestazione, non ottemperando pienamente alla normativa in merito a capacità di deflusso, è stato quantificato che la progettazione con approccio ingegneristico, mediante l’esecuzione di un modello di esodo fluidodinamico, restituisse i medesimi livelli di sicurezza della normativa prescrittiva, nonché addirittura migliori.

Come si traduce per un organizzatore?

Manifestazione confermata, e nessun adeguamento del sistema d’esodo o limitazioni di affollamento da esso impartite.

 

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Domanda di autorizzazione per spettacoli o trattenimenti all’aperto

I riferimenti dopo Torino 2017, attualmente in vigore

Per eventi classificabili come manifestazioni pubbliche il Comitato Ordine e Sicurezza Pubblica valuta le misure di safety e security da adottare per l’evento. Tali misure sono definite sulla base delle nuove circolari emanate a seguito dei fatti di Torino. Nello specifico troviamo:

  • Lettera circolare 07/06/2017 "Circolare Gabrielli" contenente la valutazione di Safety e Security;
  • Lettera circolare 19/06/2017 "Direttiva VVF" contenente le indicazioni di carattere metodologico;
  • Lettera circolare 28/07/2017 "circolare Morcone" contenente i modelli organizzativi;
  • Lettera circolare 31/07/2017 "Circolare Prefetto Giurato contenente altri modelli organizzativi;
  • Lettera circolare 23/08/2017 "Circolare Prefetto Guidato" contenente il concetto di necessità di valutazione.

I contenuti in sintesi

La nota esordisce chiarendo che le condizioni da verificare e le determinazioni susseguenti che riguardino le misure di sicurezza del pubblico “non costituiscono un corpus unico di misure, da applicare tutte insieme ed indiscriminatamente" ma sono soggette “al vaglio critico”, attraverso un “approccio flessibile” che valuti la natura della manifestazione e determini le modalità applicative. Viene inoltre ribadita la competenza “in prima istanza” delle Commissioni comunali e provinciali di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo, le quali dispongono già di un “complesso e collaudato sistema di disposizioni”.

In caso di condizioni straordinarie potrà essere richiesto l’interessamento del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

Alcuni spunti applicativi

Classificazione del rischio dell’evento - L’algoritmo di Maurer, particolarmente diffuso in Austria e Germania per la valutazione del rischio di eventi con grande affluenza di pubblico, si propone di determinare, in maniera empirica e riferita ai limiti ed alle condizioni al contorno dell’evento, il rischio potenziale dello stesso tenendo conto di diversi criteri che possono influenzarne la frequenza ed il danno, nonché l’eventuale dimensione del dispositivo di soccorso necessario. L’algoritmo è costituito da un sistema a punteggio alimentato da un valore numerico attribuito alla propensione al rischio di ogni singola variabile presa in considerazione. I criteri presi in esame sono i seguenti (stabiliti dall’allegato A1 A.S.R. 2014) che si riportano in appresso così come modificati dalla “direttiva Morcone”.

la definizione delle risorse necessarie avviene in base al punteggio ottenuto

Mitigazione del rischio - Le “linee guida delle prefettura di Roma”, per la mitigazione del rischio, prevedono l’approfondimento della conoscenza della normativa cogente, dei luoghi dove di deve svolgere l’evento e delle indicazioni degli aspetti organizzativi e gestionali da adottare durante lo svolgimento della manifestazione: Normativa di riferimento - Requisiti di accesso all’area - Percorsi separati accesso e deflusso -Capienza dell’area - Suddivisione della zona spettatori in settori : Adozione di barriere - Protezione antincendio - Gestione dell’emergenza – piano di emergenza: assenza di modelli riconosciuti - Operatori di sicurezza : criticità individuazione numero e qualifiche degli operatori adeguati

L’aspetto che richiede maggiore approfondimento tecnico riguarda la capienza dell’area, le protezioni antincendio e la pianificazione della gestione delle emergenze attraverso la redazione di un piano di emergenza.

I riferimenti prima di Torino 2017, ancora validi

In Italia, le principali norme e circolari di riferimento che riguardano le manifestazioni ed eventi di pubblico spettacolo sono:

- T.U.L.P.S. e smi - Regio Decreto18 Giugno 1931 n° 773 Articoli 68 , 69 , 80;

- Regio Decreto 6 Maggio 1940 n°635 e smi - Regolamento di attuazione del T.U.L.P.S. - Articoli 141,142,………..148;

- Ministeriale 18 Marzo 1996 - Norma di sicurezza per la costruzione e l’esercizio degli impianti sportivi;

- Ministero dell’Interno Decreto Ministeriale 19 Agosto 1996 - Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, la costruzione ed esercizio dei Locali di Trattenimento e di Pubblico Spettacolo;

- Ministero dell’Interno Decreto Ministeriale 22 Febbraio 1996 n°261 - Norme sui servizi di vigilanza antincendio da parte dei Vigili del fuoco sui luoghi di spettacolo e trattenimento;

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Protocollo https

SHOCK: NON SOLO SICUREZZA ANTINCENDIO

Lo sappiamo, la nostra caratteristica principale è quella di occuparci esclusivamente di sicurezza in caso di incendio. Ma oggi facciamo un’eccezione, e comunichiamo a tutti, che per motivi di sicurezza abbiamo deciso di passare al protocollo https:// nella nostra pagina ufficiale.

HTTP vs HTTPS, Quali sono le differenze?

Non è il nostro mestiere, non ci permettiamo di dare spiegazioni noi, e pertanto riportiamo uno stralcio di un interessante articolo di chi lo fa invece di professione

 

"Per prima cosa andiamo a definire sia il protocollo HTTP sia il protocollo HTTPS:

L’HyperText Transfer Protocol  (HTTP)  (protocollo di trasferimento di un ipertesto) è un protocollo a livello applicativo usato principalmente per la trasmissione di informazioni sul web ossia su un’ architettura di tipo client-server.  

Un server HTTP generalmente resta in ascolto delle richieste dei client sulla porta 80 utilizzando il protocollo TCP a livello di trasporto.

L’HyperText Transfer Protocol over Secure Socket Layer (HTTPS) è un protocollo per la comunicazione sicura attraverso una rete di computer.

HTTPS consiste nella comunicazione mediante il protocollo HTTP all’interno di una connessione criptata dal TLS (Transport Layer Security). Il principio lla base dell’ HTTPS è quello di avere:

  1. Un’ autenticazione del sito web visitato;
  2. Protezione della privacy;
  3. Integrità dei dati scambiati tra le parti comunicanti.

Quindi veniamo alle differenze tra i due protocolli. Una principale differenza è che le URL del protocollo HTTPS iniziano con https:// e utilizzano la porta 443 di default, mentre le URL HTTP cominciano con http:// ed utilizzano la porta 80.

Inoltre HTTP non essendo criptato è vulnerabile ad attacchi man-in-the-middle (attacchi informatici in cui qualcuno segretamente ritrasmette o altera la comunicazione tra due parti che credono di comunicare direttamente tra loro) ed eavesdropping,  che possono consentire agli attaccanti di ottenere accessi ad account di siti web con informazioni sensibili e modificare pagine web iniettando al loro interno dei malware o della pubblicità malevola. HTTPS invece è progettato per resistere a tali attacchi ed è considerato abbastanza sicuro contro di essi."

contributo originale qui, by Oneclicktutorial

 

Ed ora, si torna a fare FSE!

Esodo con approccio ingegneristico FSE

 

ESODO: Approccio Ingegneristico alla Sicurezza Antincendio

Il DM 03/08/2015 rappresenta una vera e propria rivoluzione nel panorama nazionale in merito alla sicurezza in caso di incendio nelle attività soggette al DPR 151/2011. In gergo tecnico viene chiamato Codice di prevenzione incendio e/o RTO, dall’acronimo di Regola Tecnica Orizzontale. La sua struttura, perfettamente suddivisa in 10 Strategie antincendio rappresenta un format decisamente intelligente in quanto consente di svolgere l’attività di progettazione con metodologie differenti senza particolari interferenze. ogni strategia infatti può essere trattata con soluzione conforme, soluzione alternativa o soluzione in deroga. Il Codice rappresenta una metodologia semi-prestazionale ovvero sono individuati diversi livelli di prestazione che rappresentano le “taglie” del nostro vestito normativo. È però da sottolineare che è presente un’ulteriore strumento, ancora più evoluto (contenuto nel codice) riconosciuto come approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio, terminologia italiana per intendere i principi della Fire Safety Engineering.

Possiamo trovarci in fase di progettazione in una situazione in cui l’affollamento del nostro edificio risulti eccessivo per il sistema d’esodo presente, o che le lunghezze massime dei percorsi e/o corridoi ciechi non consentano di verificare la normativa se non eseguendo importanti lavori di adeguamento edile. È qui che entra in gioco l’Ingegneria della Sicurezza Antincendio che tramite la soluzione alternativa al livello di prestazione individuato per la strategia S.4 Esodo consente di progettare specificatamente con i metodi più innovativi (in accordo ai capitoli M1, M2 ed M3 del Codice stesso) limitando spesso, i costi di adeguamento delle strutture. Sia nuove che esistenti.

Di seguito trattiamo un approfondimento in merito alla progettazione corretta di un buon sistema di esodo delle nostre attività.

 

La strategia antincendio S.4 Esodo

La finalità del sistema d'esodo è di assicurare che gli occupanti dell'attività possano raggiungere o permanere in un luogo sicuro, a prescindere dall'intervento dei Vigili del Fuoco. Le procedure ammesse per l'esodo sono sostanzialmente quattro:

  1. esodo simultaneo(il più comune) è quello che prevede lo spostamento contemporaneo degli occupanti fino a luogo sicuro;
  2. esodo per fasi(avviato in attività complesse come edifici di grande altezza, multisale, centri commerciali, grandi uffici, ecc.) è quello che prevede modalità di esodo in una struttura organizzata con più compartimenti, in cui l'evacuazione degli occupanti fino a luogo sicuro avviene in successione dopo l'evacuazione del compartimento di primo innesco. Si attua con l'ausilio di misure antincendio di protezione attiva, passiva e gestionali;
  3. esodo orizzontale progressivo(avviato tipicamente nelle strutture ospedaliere, dove importante è la componente di limitata deambulazione autonoma degli occupanti e prevede lo spostamento degli occupanti dal compartimento di primo innesco in un compartimento adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando l'incendio non sia estinto o fino a che non si proceda ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro;
  4. protezione sul posto(previsto ad esempio in centri commerciali, mall, aerostazioni…) che prevede la protezione degli occupanti nel compartimento in cui si trovano.

 

Individuazione del livello di prestazione

I livelli di prestazione per l’esodo, attribuibili alle opere da costruzione sono riportati nella tabella S.4-1. Questi requisiti sono applicati a tutti gli ambiti dell'attività. Come tutti i livelli di prestazione del Codice, sono individuati con numero romano (I, II) e rappresentano idealmente le taglie di un vestito che deve potersi adattare al meglio alla nostra attività. Più alto è il livello e più alte saranno le restrizioni.

Criteri di attribuzione dei livelli di prestazione

Nella tabella S.4-2 sono riportati i criteri generalmente accettati per l'attribuzione agli ambiti dell'attività dei livelli di prestazione per la reazione al fuoco dei materiali.

Questa fase è estremamente importante, perché sarà quella che definirà l’entità delle misure antincendio.

 

Esempio 1: Stabilimento industriale

Ipotizzando di essere in uno stabilimento industriale con Rvita: A3, i criteri della tabella S.4-2 attribuiscono i seguenti livelli:

Livello di prestazione I

Esempio 2: Ufficio aperto al pubblico

Ipotizzando di essere in un ufficio con Rvita: B2, classificato OA, HA, i criteri della tabella S.4-2 attribuiscono i seguenti livelli:

Livello di prestazione I

Esempio 3: Albergo

Ipotizzando di essere in un albergo con Rvita: Ciii2, classificato PB, HA, i criteri della tabella S.4-2 attribuiscono i seguenti livelli:

Livello di prestazione I

Esempio 3: Autorimessa condominiale

Ipotizzando di essere in uno stabilimento industriale con Rvita: A2, classificato SA, AA, HA i criteri della tabella S.4-2 attribuiscono i seguenti livelli:

Livello di prestazione I

Soluzioni progettuali

Nel codice sono riportate, per ciascun livello di prestazione, le soluzioni conformi le quali sono caratterizzate da alcune limitazioni e condizioni di utilizzo.

Soluzioni conformi per il livello di prestazione I

Il sistema d'esodo deve essere progettato nel rispetto di numerosi parametri semi-prestazionali, governati principalmente dall’Rvita e dall’affollamento. Tra questi troviamo ad esempio: le caratteristiche delle porte lungo le vie d'esodo, la densità di affollamento, il numero minimo di vie d'esodo ed uscite indipendenti, le lunghezze d'esodo e dei corridoi ciechi, il calcolo della larghezza minima delle vie d'esodo orizzontali e verticali, la verifica di ridondanza delle vie d'esodo orizzontali e verticali, il numero minimo di vie d'esodo orizzontali e verticali indipendenti, il calcolo della larghezza minima delle uscite finali e la gestione dell’esodo in presenza di occupanti con disabilità.

Soluzioni conformi per il livello di prestazione II

Non è indicata soluzione conforme, si deve obbligatoriamente ricorrere alle soluzioni alternative.

Soluzioni alternative

Se la soluzione conforme risulta essere troppo vincolante e/o troppo onerosa nelle opere di adeguamento, la normativa prevede un strada alternativa a quella prescrittiva e la Fire Safety Engineering la percorre. Questa metodologia permette di calcolare esattamente i tempi necessari all'esodo degli occupanti, modellando l'edificio nel suo insieme ed inserendo l'affollamento massimo, per poi confrontare il tempo necessario all'esodo (RSET = Required Safe Escape Time) con quello disponibile dagli scenari di incendio più rilevanti (ASET = Available Safe Escape Time).

Tipicamente questo si traduce in possibilità di aumentare l’affollamento nei locali, regolarizzare situazioni con corridoi ciechi troppo lunghi e/o vie d’esodo in numero non sufficiente. Così come porte troppo strette o non apribili nel verso dell’esodo.

 

Esodo attività commerciale

Spazio calmo: la progettazione inclusiva

 

Progettazione inclusiva

Nel Codice di Prevenzione Incendi (DM 03/08/2015) tra i principi e caratteristiche del documento ne troviamo uno molto interessante, ovvero quello dell’inclusione. Le diverse disabilità (es. motorie, sensoriali, cognitive, ...), temporanee o permanenti, delle persone che frequentano le attività sono considerate parte integrante della progettazione della sicurezza antincendio.

Da qui, possiamo capire come il Codice, giustamente, abbia chiarito l’importanza della gestione dell’esodo degli occupanti con disabilità. Infatti, in questi casi in tutti i piani dell'attività nei quali vi può essere presenza non occasionale di occupanti che non abbiano sufficienti abilità per raggiungere autonomamente un luogo sicuro tramite vie d'esodo verticali, deve essere prevista almeno una delle seguenti misure:

  1. spazi calmi;
  2. esodo orizzontale progressivo.

 

Che cos’è uno spazio calmo?

Lo spazio calmo è un luogo sicuro temporaneo ove gli occupanti possono attendere assistenza per completare l'esodo verso luogo sicuro. Se è contiguo e comunicante con una via d'esodo, non deve costituire intralcio alla fruibilità delle vie di esodo e deve garantire la permanenza in sicurezza degli occupanti in attesa dei soccorsi. Le dimensioni devono essere tali da poter ospitare tutti gli occupanti con disabilità del piano nel rispetto delle superfici lorde minime.

In ciascuno spazio calmo devono essere presenti:

  1. un sistema di comunicazione bidirezionale per permettere agli occupanti di segnalare la loro presenza e richiedere assistenza;
  2. eventuali attrezzature da impiegare per l'assistenza (es. sedia o barella di evacuazione, ...); indicazioni sui comportamenti da tenere in attesa dell'arrivo dell'assistenza.

Lo spazio calmo deve essere contrassegnato con cartello UNI EN ISO 7010- E024 o equivalente.

 

Analogia al mondo anglosassone

Nel mondo anglosassone tale approccio è ormai entrato nella consuetudine progettuale. Alleghiamo una interessante documenti di sintesi che analizza l'evacuazione per le persone con disabilità.

Adeguamento antincendio Asili nido

 

Antincendio Asili Nido, applicazione della Normativa Antincendio

In questo articolo, vogliamo riportare alcuni chiarimenti condivisi con il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco circa l'applicazione del Decreto Ministeriale 16 luglio 2014 "Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli asili nido".

Come sappiamo, la normativa ha introdotto alcune novità per i Nidi che ospitano contemporaneamente oltre 30 persone. Con il termine Nido si intende non solo il "Nido" vero e proprio, ma anche tutte le altre unità di offerta per i bambini dai 3 ai 36 mesi, e cioè:

  • Nidi;
  • Nidi Integrati;
  • Sezioni primavera delle scuole dell'Infanzia.

Per i casi di Nidi integrati, cioè ospitati nella struttura della Scuola dell'Infanzia, e delle Sezioni Primavera, il computo delle 30 persone presenti contemporaneamente viene fatto conteggiando tutte le presenze nell'edificio (compreso anche il personale dipendente), quindi anche quelle della Scuola dell'Infanzia.

Cosa bisogna fare nel 2018 per adeguarsi alla normativa?

E' opportuno (ed obbligatorio) adempiere a quanto segue:

  1. Tutto il personale del Nido e della Sezione Primavera deve svolgere il corso di formazione addetto antincendio di rischio medio (8 ore).
  2. Dovrà essere presentato al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco, da parte di un tecnico abilitato, il progetto antincendio ai fini dell'ottenimento del parere di conformità per la presentazione poi della SCIA Antincendio con tutti gli allegati previsti dal DPR 151/2011.
  3. Il DM 16/07/2014 prevede inoltre che per almeno una quota parte di 4 persone ogni 50 bambini iscritti, oltre al corso anzidetto, dovrà essere svolto l'esame di Idoneità Tecnica al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco.

Come fare? affidandoti a noi e al nostro servizio "Asili Sicuri"

E' molto semplice, grazie al servizio integrato "Asili Sicuri" che noi di FSE PROGETTI in collaborazione con Pianeta Sicurezza abbiamo preparato, è possibile ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi con metodi innovativi capaci di farti risparmiare nelle opere di adeguamento e svolgere la formazione degli addetti antincendio in modo completamente gratuito. Vuoi saperne di più?  contattaci, saremo lieti di rispondere a qualsiasi chiarimento.

autotrasportatori: rimborso sul gasolio consumato

 

Autotrasportatori: novità 2018

In questo articolo parliamo di una novità che interessa gli autotrasportatori con deposito privato di carburante (tank mobile). Infatti nel 2018, i benefici per il gasolio da autotrazione, hanno subito notevoli cambiamenti. Ad aprile, quando si dovranno comunicare i dati per Benefici gasolio autotrazione 1° trimestre 2018, al fine del recupero delle accise, nel modulo sarà necessario comunicare gli estremi autorizzativi del distributore privato di carburate.

Come ottenere il rimborso sul gasolio consumato?

Dal 2018 è necessario possedere l’autorizzazione comunale tramite SUAP, e per fare ciò in prima battuta è necessario ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi, al fine di avere l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco.

pertanto i passaggi obbligatori sono:

  1. Certificato di Prevenzione Incendi
  2. Autorizzazione SUAP come distributore privato;
  3. Compilazione modulo recupero delle accise.

Come faccio a regolarizzarti?

Se vuoi regolarizzarti per non perdere il beneficio fiscale delle accise sul carburante contattaci, abbiamo un servizio dedicato agli autotrasportatori che ti permetterà di regolarizzare il distributore privato, in 3 semplici passi.

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Vernici intumescenti, rinnovi e controlli

 

Controllo e validazione delle caratteristiche fisiche dei sistemi protettivi intumescenti

In questo articolo, si vogliono descrivere alcuni metodi operativi di verifica della durabilità dei materiali protettivi, specificatamente le vernici intumescenti.

STEP 1: Raccogliere la documentazione

Inizialmente si procede con il valutare la documentazione presente rilasciata dal fornitore della vernice intumescente applicata. Solitamente sono riportate le modalità di prova delle caratteristiche fisiche nel tempo, e - nel caso di rinnovo della vernice per eccessivo degrado - anche i metodi.

Nel caso in cui la documentazione sia scarsa o assente, è possibile basarsi sulla norma UNI 10898-1.

Nella UNI 10898-1 sono riportate:

  • Verifiche sugli elementi costruttivi: ovvero che la geometria ed il materiale in opera, siano conformi con quanto progettato;
  • Verifiche sui prodotti: controllo della corrispondenza dei prodotti;
  • Verifiche dei supporti da trattare.

Dopo tali verifiche è necessario produrre una relazione di controllo, anch'essa a norma come descritto nel punto 7 della UNI 10898 stessa.

STEP 2: Relazione di controllo

Sono richieste nella relazione di controllo:

  1. Controllo visivo della superficie trattata (eventuali danni visibili);
  2. Verifica della aderenza della vernice al profilo a cui è applicata sotto carico (prove di stick-ability);
  3. Spessore dello strato in opera della vernice;
  4. Dipendenza della risposta termica con la curva di temperatura a cui è esposta.

In merito all’ultimo controllo, è possibile infatti che si manifesti lo scioglimento della vernice durante l’incendio.

Nell’Appendice A della UNI 10898-1 si descrivono le modalità di controllo dello spessore, mentre nell'Appendice B della UNI 10898-1 il controllo dell’adesione e le modalità di prova. In tutte le zone in cui si sono effettuati controlli distruttivi si deve risanare il materiale.

NB: Per una più attenta analisi, pur non essendo richiesto dalla UNI 10898, sarebbe bene verificare con metodi distruttivi. Questi prevedono ad esempio l'estrazione - dove possibile - di alcuni campioni da provare in forno con curva ISO 384 e curva smouldering per verificare la dipendenza della risposta termica.

Dove questo non è possibile ci possiamo basare su metodi di calcolo analitici avanzati, in cui si analizza la variazione di resistenza dell’elemento in opera, sotto le proprie condizioni termiche, protetto dalla vernice con l’effettivo spessore in opera e le effettive caratteristiche desunte.

STEP 3: Riqualificazione o rinnovo?

Se le verifiche ordinarie non sono soddisfatte, è necessario percorrere una delle seguenti opzioni:

  1. Riqualificare la struttura;
  2. Eseguire la valutazione con metodi di calcolo avanzati, al fine di ricondursi al soddisfacimento dei requisiti richiesti, senza necessità di riqualificare (o solo in parte).

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Contenitori/distributori di carburanti

La nuova regola tecnica

Prosegue il rinnovamento del panorama normativo antincendio italiano. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale tramite il DM 22 novembre 2017 la regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C.

Cosa abroga?

contestualmente sono abrogate le seguenti disposizioni:

  1. DM 19 marzo 1990 recante «Norme per il rifornimento di carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave e cantieri»;
  2. DM 12 settembre 2003 recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità geometrica non superiore a 9 m3, in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di automezzi destinati all’attività di autotrasporto»;
  3. 5, comma 4 del DM 27 gennaio 2006 recante «Requisiti degli apparecchi, sistemi di protezione e dispositivi utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva, ai sensi della direttiva n. 94/9/CE, presenti nelle attività soggette ai controlli antincendio»;

Quando entra in vigore?

il DM 22 novembre 2017 entra in vigore il 6 gennaio 2018.

NOVITA' MAGGIO 2018

La commercializzazione e l’installazione dei contenitori-distributori di tipo approvato conformi alle specifiche tecniche contenute nel decreto del Ministro dell’interno del 19 marzo 1990  e nel decreto del Ministro dell’interno del 12 settembre 2003 è consentita per un periodo non superiore a nove mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. La disposizione si applica ai contenitori-distributori prodotti prima dell’entrata in vigore prima del DM 22 novembre 2017.

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