L’FSE è cosa da Millennials

Lo dicono i numeri

Analizzando le opinioni degli ingegneri iscritti agli elenchi del ministero dell’interno, ovvero i professionisti antincendio, si può notare come l'FSE sia "cosa da Millennials".

Argomentando meglio questo "slogan" è opportuno analizzare due aspetti molto interessanti di questa raccolta dati fatta dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. La prima riguarda la percentuale (fino ai 40 anni) relativamente all'utilizzo delle sole soluzioni progettuali conformi e quelle relative a conformi che alternative. Come è possibile notare dalla Fig. 8 appena si esce dalla generazione dei Millennials cresce di 10 punti percentuali l'utilizzo di sole soluzioni conformi e cala quasi di 7 punti percentuali quelle dell'utilizzo di anche soluzioni alternative.

 

Si legge a pag. 7: "La progettazione con soluzioni conformi è stata quella più utilizzata, con percentuali sopra il 60% per tutte le fasce di età: si va dagli ingegneri con età tra i 46 e i 55 anni che le hanno utilizzate con una incidenza del 75,5%, fino al 61,8% rilevato nella fascia di età tra i 41 e i 55 anni. Le soluzioni sia conformi che alternative, invece, sono state predilette dagli ingegneri più giovani, evidentemente più aperti a soluzioni innovative, dove il 39,2% le ha utilizzate. La percentuale scende al 38,8% nella fascia d’età tra i 36 e i 40, al 32% tra i 41 e i 45 anni, al 27,1% tra i 46 e i 55 anni fino al 29,1% degli ingegneri over 65."

Trasmettere il valore

Questo è un tema che fuori dalla generazione dei Millennials è riconducibile a quegli atteggiamenti della serie "io sono un ingegnere, ho ragione io e basta", "il marketing è una boiata", "il cliente deve pagarmi tanto anche se non capisce quello che sto facendo, servono dei minimi per le parcelle"... e tante cavolate del genere.

Quello che invece noi Millennias sappiamo fare meglio è trasmettere valore. Empatizzare con il cliente, capire meglio cosa vuol dire essere dalla parte della sua impresa e quindi parlargli, scrivergli fissando obiettivi percepibili, tangibili e vantaggiosi. Certo, rispettando sempre la legge (ma noi lo diamo per sottinteso, siamo molto più sinceri come generazione).

Tutto dipende da noi. Non servono parcelle minime, interventi dall'alto o class-action. È sufficiente rimboccarsi le maniche, studiare, mettersi in discussione, empatizzare con il cliente e trovare soluzione ai suoi problemi.

Forza che il 2023 è appena iniziato. Abbiamo 12 fantastici mesi per far crescere questi numeri, insieme.

Si legge a pag. 8: "Il tema del vantaggio economico per il committente, vantaggio derivato dall’utilizzo da parte dei professionisti del Codice, ha diviso la platea del campione degli ingegneri che lo ha utilizzato nella progettazione: esso è stato apprezzato "poco" dal 41,7% degli intervistati e "abbastanza" dal 31,7%. Il 18,3% della platea ha invece affermato che il vantaggio economico non è stato per niente apprezzato, mentre solo per l’8,7% c’è stato un alto grado di gradimento.

A fronte degli indubbi vantaggi tecnici e di versatilità progettuale offerti dal Codice, sembra che gran parte dei progettisti non riesca a valorizzare questa prerogativa a favore del committente; quindi, il maggiore impegno non viene gratificato, anche per la debole propensione alla promozione commerciale di molti ingegneri."

 

Capito? Dipende solo da te!

 

Sei vuoi supporto per la tua azienda, o se sei un professionista che vuole far beneficiare al suo cliente dei vantaggi della FSE, scrivici a:

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Se invece ritieni che l'FSE sia inutile e che servano parcelle minime, scrivici a:

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Anno 2022

La bellezza di essere felici

Potrebbe diventare una abitudine festeggiare il bilancio di fine anno, in effetti sono diversi anni che il fatturato cresce precisamente 7, di cui 5 di srl.

Anno scorso nel primo trimestre abbiamo dato vita ad una ristrutturazione aziendale molto importante, un processo di delega partito dall'intuizione di Filippo e Gianluca di dover far questo passo, fidarsi degli ottimi collaboratori presenti nel Team e delegare, regolare, monitorare ma sopratutto insegnare il mestiere oltre alla professione dell'ingegnere antincendio.

Il 2022 è stato il primo anno "pieno" con la nuova struttura organizzativa interna, siamo cresciuti su tutti i fronti tra cui componenti del team, manager, fatturato, progetti di valore, professionalità, hard-skill e soft-skill.

 

Ma di chi è il merito?

Il merito è di tutto il team, la società è il riflesso del singolo. Non esiste una società "TOP" se non è composta da persone "TOP". Siamo giovani, bravi ed esperti. Si ci meritiamo questi complimenti perché "i fatti lo dimostrano".

Abbiamo ancora molto da imparare, sopratutto come gestire le dinamiche obsolete degli stakeholders della "vecchia guardia" ma siamo sulla buona strada.

 

 

Il Team FSE 2022

 

Quali obiettivi abbiamo raggiunto?

Nah... niente elenco.

Quello lo facevamo fino a qualche anno fa perchè eravamo all'inzio. Ora che lo pubblicano tutti non ha più senso farlo. C'è solo un numero che merita di essere citato: abbiamo raggiunto il 75% dei nostri obiettivi prefissati per il 2022.

Pensa se anche nel tuo privato avessi raggiunto questa percentuale, quanto saresti più felice oggi rispetto a Gennaio 2022?

 

Medita e riposati ❤️

 

Che la nostra realtà ti possa essere d'ispirazione se ancora pensi che l'FSE non rappresenti il presente e il futuro della prevenzione incendi in Italia; o che sia semplicemente un piccolo aiuto morale per partire. Vai, provaci anche tu!

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la propagazione dell’incendio in FDS

Come valutare la propagazione in FDS oltre al materiale di primo innesco?

Quando ci troviamo di fronte a scenari di incendio di progetto in cui è doveroso escludere il flash-over, e dove per necessità importante studiare bene la propagazione dell'incendio, è necessario avere dei riferimenti solidi per gestire la propagazione dell'incendio. Lo sappiamo bene, FDS riceve gli input del professionista antincendio e gli elabora sulla base di questi. Per questo è importante inserirli in modo corretto.

 

I parametri di propagazione della norma ISO TS 16733 - 2021

La temperatura superficiale che deve essere raggiunta dai combustibili solidi per l'accensione è tipicamente compresa tra 250 e 450 °C con temperature di autoaccensione superiori a 500 °C. Il tempo necessario affinché avvenga l'accensione dipende dal raggiungimento di queste temperature, che è influenzato dalle caratteristiche di riscaldamento e dalle proprietà dei materiali e dal fatto che siano termicamente "sottili" o "spessi". I tempi di accensione indicativi dei solidi densi (correlati all'esposizione radiativa) sono riportati nella Tabella 1

 

 

La Tabella è estratta dalla ISO/TS 16733-2:2021 Fire safety engineering — Selection of design fire scenarios and design fires — Part 2: Design fires

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RTV Locali di pubblico spettacolo

 

Pubblicata la regola tecnica verticale di prevenzione incendi (V.15) per attività di pubblico spettacolo. Rampa di lancio per l'FSE in soluzione alternativa.

Il Decreto

Nella Gazzetta Ufficiale n. 282 del 2 dicembre 2022 è stato pubblicato il decreto del Ministro dell’interno 22 novembre 2022 inerente la regola tecnica verticale di prevenzione incendi (V.15) per le attività di intrattenimento e di spettacolo a carattere pubblico, secondo il Codice di prevenzione incendi.
Le norme tecniche si applicano ai locali di pubblico spettacolo e di intrattenimento, al chiuso e all’aperto, anche a carattere temporaneo.

 

Quando entra in vigore?

La nuova normativa entra in vigore il 1° gennaio 2023.

 

Obbligatoria o facoltativa?

Si  può  applicare in  alternativa  alle  specifiche  norme tecniche di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro dell’interno 19 agosto 1996

 

A quali attività si applica?

Alle attività di intrattenimento e di spettacolo ovvero attività destinate a intrattenimenti e attrazioni a carattere pubblico soggette alla disciplina del regio decreto 18 giugno 1931 n. 773, come ad esempio:

 

A quali attività non si applica?

Sono esclusi dal campo di applicazione della regola tecnica:

i luoghi non delimitati;

gli esercizi pubblici dove sono impiegati strumenti musicali o apparecchi musicali, in assenza di attività danzanti o di spazi ed allestimenti specifici per gli avventori come, ad esempio, bar o ristoranti con esibizioni musicali, con musica diffusa, con apparecchi karaoke, ..., privi di spazi ed allestimenti dedicati agli avventori per assistere alle rappresentazioni o per danzare;

attrazioni di spettacolo viaggiante di cui alla legge 18 marzo 1968 n. 337.

 

Soluzioni alternative con approccio ingegneristico antincendio FSE

La RTV non fornisce indicazioni specifiche sulle soluzioni alternative, restano quindi applicabili interamente i concetti dei capitoli M1, M2 ed M3 con l'enorme beneficio di evitare l'istituzione della Deroga per l'applicazione dell'ingegneria della sicurezza antincendio.

FONTE

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Normativa antincendio fotovoltaico

In caso di attività esistenti

Gli impianti fotovoltaici di per sé non rientrano fra le attività soggette a controllo di prevenzione incendi (obbligate quindi ad ottenere il CPI).

Tuttavia, l'installazione di un impianto fotovoltaico a servizio di un’attività soggetta ai controlli potrebbe comportare una modifica:

  • sostanziale (è sufficiente dichiararle in fase di attestazione di rinnovo periodico);
  • con variazione delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (occorre presentare una nuova segnalazione certificata di inizio attività - SCIA);
  • con aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (occorre presentare una nuova valutazione progetto).

Valutazione delle modifiche

La valutazione della tipologia di modifica e in particolare di quelle con aggravio di rischio correlata

all’installazione di un impianto fotovoltaico a servizio di una attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi deve essere effettuata dal professionista antincendio attraverso la valutazione del rischio tesa ad individuare le soluzioni più idonee per il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio.

Normativamente parlando (lo sappiamo, alla fine conta tanto la burocrazia in Italia) e quindi è opportuno sapere che:

  • il professionista antincendio: esegue valutazione del rischio incendio;
  • l’installatore: non può eseguire la valutazione del rischio incendio;
  • il responsabile attività: non può eseguire la valutazione del rischio incendio;

Questo consente di impostare bene sin da subito la tematica e consente di ridurre al minimo i costi di installazione e messa a norma antincendio!

Quando l’impianto è a servizio di un’attività?

Per «impianto fotovoltaico a servizio di un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi» si intende un impianto incorporato nell'attività soggetta, indipendentemente dall'utilizzatore finale, intendendo per «incorporato» un impianto i cui moduli ricadono, anche parzialmente, nel volume delimitato dalla superficie cilindrica verticale avente come generatrice la proiezione in pianta del fabbricato, inclusi aggetti e sporti di gronda.

Quali sono i problemi tipici?

Sono necessari alcuni accorgimenti tecnici ed impiantistici per garantire la sicurezza in caso di incendio. Quasi tutti risolvibili con strumenti ordinari. Quello che invece è ben risolvibile con l’approccio ingegneristico è legato alla distanza di almeno 1m dagli evacuatori di fumo e calore e/o lucernari, cupolini e simili.

Analizzando nel dettaglio la geometria della copertura, le caratteristiche di evacuatori di fumo e calore e lucernari, cupolini e simili, nonché le caratteristiche dei pannelli fotovoltaici e la loro installazione, è possibile autorizzare distanze inferiori ad 1m, pur garantendo a norma di legge il rispetto della normativa e quindi garantendo la sicurezza in caso di incendio.

Normativa antincendio uffici

Ufficio a norma antincendio

Dal 29 ottobre 2022 è obbligatorio eseguire la nuova valutazione dei rischi incendio anche negli uffici. La legge impone al datore di lavoro di eseguire una valutazione calibrata sul numero di occupanti presenti, sempre più complessa e onerosa al crescere dell’affollamento. Per questo è opportuno capire bene quale normativa applicare per evitare spese inutili nell’adeguamento.

Cosa devo fare per adeguare il mio ufficio alla normativa antincendio?

In tabella un super riassunto per capire meglio:

Seppur possano sembrare più semplici le prime due casistiche (ovvero entro le 300 persone) è opportuno al giorno d’oggi affidarsi a professionisti antincendio anche in questi casi. Le normative, infatti, se mal applicate possono portate ad un innalzamento davvero importante dei costi di adeguamento, che spesso vengono risolti dall’esperienza e professionalità. Rispettando la legge.

Maggiori informazioni? Chiedi un preventivo a:

 

333 2468160

[email protected]

 

nuova normativa reazione al fuoco

Modifiche alla prevenzione incendi

È già entrato in vigore il Decreto del Ministero dell’Interno del 14 ottobre 2022 recante modifiche relativamente a tre decreti:

  • Decreto 26 giungo 1984: “Classificazione di reazione al fuoco e omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi”
  • Decreto 10 marzo 2005: “Classi di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione destinati all’uso opere per le quali è prescritto il requisito della sicurezza in caso di incendio”
  • Decreto 3 agosto 2015: “Approvazione delle norme tecniche per la prevenzione incendi”.

Introduce importanti modifiche alla normativa italiana sulla classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.

Modifiche al decreto 26 giugno 1984

Nell’ottica di costruire un sistema armonizzato di classificazione europeo per la valutazione delle prestazioni relative al comportamento al fuoco si farà riferimento alla sola classificazione europea, mentre quella italiana verrà abrogata.

A tal fine è stato modificato anche l’allegato A.2.1 relativo ai materiali e ai relativi metodi di prova, dove ora si fa riferimento solo alla normativa europea in vigore al momento della certificazione.

Vengono, infine, stabiliti i tempi transitori necessari per l’adeguamento dei sistemi di produzione e per lo smaltimento delle scorte.

Modifiche al decreto 10 marzo 2005

Nel decreto si fa riferimento al fatto che la validità della certificazione rilasciata ai sensi del decreto 26 giugno 1984 (quindi certificazione secondo le classi italiane) decade al termine del periodo di coesistenza definito dalla Commissione europea. Quindi, entro tale termine, essa rimane utilizzabile, ma superato il termine “per i prodotti da costruzioni omologati in classe italiana non è consentita l’installazione sull’involucro esterno delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi”.

Nello specifico:

  • è consentita la produzione e l’immissione sul mercato dei materiali certificati secondo classe italiana per un periodo non superiore a sei mesi dall’entra in vigore del nuovo decreto;
  • è consentita l’installazione di tali materiali entro un periodo non superiore a dodici messi dalla entrata in vigore dello stesso.

Modifiche al decreto 03 agosto 2015

L’abrogazione della classificazione italiana di reazione al fuoco si traduce, nel codice di prevenzione incendi, con una modifica alla strategia S.1, dove nelle tabelle di classificazione dei gruppi di materiali scompare, per l’appunto, la sigla “Ita” che individuava le classi italiane di reazione al fuoco e rimane solamente la sigla “EU” riferita alla classificazione europea.

Progetti BIM: peculiarità di casi pratici

Sulla base di quanto introdotto nei precedenti articoli, sulle possibilità che può offrire la tecnologia BIM (Building Information Modeling) nel mondo dell’antincendio e sulla direzione progettuale futura da intraprendere, l’effettiva applicazione su casi pratici non si è fatta attendere.

Tra i tanti progetti realizzati in BIM, una delle prime applicazione di questa tecnologia ha riguardato la progettazione antincendio per un’azienda produttrice di calzature.

Il metodo

Essendo una delle prime applicazioni della progettazione in BIM, la concentrazione si è focalizzata sull’adattare, man mano che l’iter progettuale proseguiva, le potenzialità di questa tecnologia alle peculiarità dell’antincendio.

Come già accennato precedentemente, la cooperazione tra esperti nel settore antincendio e in quello del BIM è sfociata nella realizzazione di un template personalizzato ai fini dell’antincendio. Al di là dell’applicazione di questo template l’obiettivo del progettista è stato quello di implementare nuove famiglie dinamiche, utili nella progettazione antincendio, per poter essere adottate anche nelle successive pratiche.

 

 

Le caratteristiche progettuali

La progettazione in sé, oltre all’utilizzo del BIM, è stata caratterizzata da un’ulteriore peculiarità. È stata caratterizzata da un aspetto procedurale atipico.

Il difficile reperimento delle informazioni fondamentali ai fini della progettazione stava rischiando di allungare notevolmente i tempi. Mancavano informazioni fondamentali come il quantitativo di materiale presente, l’affollamento massimo, altezza di stoccaggio, impianti presenti e così via.

Per accelerare i tempi l’idea è stata quella di sviluppare un’analisi di fattibilità delle condizioni reali ed esistenti con il fine di definire tutta una serie di input iniziali che rispettassero il più fedelmente possibile le condizioni reali dell’attività e che permettessero una progettazione efficace, sicura e soddisfacente per entrambe le parti.

Questi input iniziali, individuati lato progettista, hanno permesso di portare avanti una progettazione che altrimenti sarebbe stata bloccata. Successivamente, tali dati sono stati ridefiniti ed integrati con le informazioni del cliente.

Tale cooperazione ha portato alla realizzazione di una progettazione che non richiedesse soluzioni alternative e che rispettasse a pieno le soluzioni conformi previste dalla normativa, ottenendo parere favorevole dal Comando dei Vigili del Fuoco.   

Gli inizi della progettazione in BIM

Con l’avanzata tecnologica e l’avvento del Building Information Modeling (BIM) il team FSE PROGETTI ha riconosciuto la necessità di offrire un servizio di Ingegneria nel settore antincendio all’avanguardia, al passo coi tempi.

Parallelamente al passaggio normativo da un approccio meramente prescrittivo a quello ingegneristico prestazionale si inserisce questa nuova opportunità progettuale offerta dal BIM.

Per questo è stato fatto un grande lavoro per implementare le potenzialità del modello BIM per garantire la sicurezza degli occupanti e mantenere integre le strategie antincendio, adottate in fase di progettazione, per tutta la vita utile dell’edificio.

Inizialmente è stato avviato un percorso di ricerca e studio, che permettesse di capire quali fossero le effettive potenzialità del BIM all’interno del mondo antincendio. Dopo un primo periodo di analisi e di adattamento delle caratteristiche del BIM all’antincendio si è partiti da un caso reale, testando l’applicabilità del BIM, con l’obiettivo di trovare una soluzione progettuale.

Il caso studio: Deposito pallet in legno

Trattandosi di una prima applicazione del BIM in una progettazione antincendio, parallelamente al percorso di studio e di ricerca si è cercato di applicare ciò che si stava imparando su un caso reale. Quale modo migliore di consolidare ciò che si apprende se non applicandolo?

Sostanzialmente si trattava di una semplice attività che realizzata pallet in legno con successivo deposito in magazzino. Tuttavia, andavano rivalutata tutta l’attività in termini di impianti antincendio, in modo tale da uniformare lo stabilimento adeguandolo con soluzioni tecniche normativamente attuali.

Con l’utilizzo del BIM, dopo la prima fase di modellazione 3D dell’edifico, è stato possibile in modo celere scegliere le caratteristiche tipologiche e dimensionali di tutti gli elementi necessari per gli impianti (termianli, valovle, accessori, tipologia di tubazioni) e avere in tempo reale sensibilità sulle eventuali criticità che invece sarebbero emerse in futuro, all’atto pratico della realizzazione.

Grazie alla modellazione 3D possiamo renderci conto di come si sviluppa la rete all’interno dell’edificio, della presenza di elementi strutturali che ne ostacolano il percorso o possono disturbare, nel caso di un impianto sprinkler, ad esempio, la scarica delle testine. Diviene semplice individuare possibili interferenze dell’impianto con altri impianti presenti. Tutto ciò risulta importante nella fase esecutiva della progettazione, perché consente di poter rettificare il disegno o modificare la scelta operativa prima che la rete venga posta in opera, guadagnando in termini di tempo e quindi economici e di sicurezza. 

Conclusioni

Questa prima applicazione della progettazione in BIM si può ritenere un successo. Oltre a sperimentare una prima implementazione della nuova tecnologia, con le sue potenzialità, problematiche e soluzioni offerte, parallelamente alla fase di studio è stata sperimentata l’applicazione ad un caso reale, al termine del quale è stato presentato al Comando dei Vigili del Fuoco e ottenuto parere favorevole.

La prima pietra è stata posata con questo progetto. Da questo momento l’utilizzo del BIM nella progettazione antincendio ha preso sempre più piede in FSE PROGETTI con l’obiettivo di diventare il fiore all’occhiello della prevenzione incendi.

Resistenza al Fuoco delle strutture con il Codice

Oggi non come ieri

Al giorno d’oggi è di vitale importanza condividere gli aspetti di resistenza al fuoco con chi si occupa delle strutture si dal primo momento. Una volta, infatti, non solo a volte venivano “dimenticati” i CERT.REI nelle pratiche di prevenzione incendi, ma spesso si demandava la verifica di resistenza al fuoco alla fase finale di SCIA, comunicando da parte del professionista antincendio la mera Classe di resistenza al fuoco all’ingegnere strutturista preposto all’esecuzione delle verifiche.

L’importanza della condivisione

Con un approccio prestazionale (soluzioni alternative) o comunque semi-prestazionale (soluzioni conformi) dovuto all’applicazione del Codice di Prevenzione Incendi, la strategia S.2 rappresenta una pietra miliare della sicurezza antincendio delle nostre attività. Oggi è infatti necessario da subito conoscere le caratteristiche strutturali, la necessità di installare protettivi (in questo caso dovremo trascurare immediatamente la possibilità di ricorrere alla Fire Engineering) oppure la possibilità di verificare la struttura, come viene definita in gergo “nuda” ricorrendo a metodologie sperimentali, tabellari, analitiche o analitiche con FSE.

Il ruolo chiave nella definizione dell’albero de guasti

Quando si applicano le soluzioni alternative, in presenza di impianti di protezione attiva (es. sprinkler) a disponibilità superiore, è necessario valutare quantitativamente l’impatto dei vari scenari di incendio ipotizzabili, anche e soprattutto da un punto di vista strutturale. Un professionista antincendio, da solo, non può farlo. O meglio può farlo ad esempio se è inserito all’interno di un team di progettazione completo, dove ognuno possiede una peculiarità e specificità (es. strutturista, impiantista, modellatore ecc…) ed ha la possibilità di contribuire alla bontà tecnica della progettazione con il suo know-how professionale.

La necessità di sapere

Quando ci si accinge ad eseguire le verifiche al fuoco (tipicamente con gli Eurocodici) il professionista che si occupa dell’analisi strutturale deve necessariamente conoscere il livello di prestazione da garantire, i requisiti minimi da soddisfare nonché il metodo di progettazione utilizzato. Questo gli consentirà di elaborare un CERT.REI coerente, compatibile e corretto.

Come trasferire le informazioni in modo chiaro e sintetico?

Noi abbiamo sviluppato internamente un documento molto simile ad una specifica tecnica di un impianto. Ispirandoci a queste, infatti, abbiamo sintetizzato gli aspetti che riteniamo “chiave” nella trasmissione della richiesta tecnica nei confronti del collega strutturista che si occuperà delle verifiche. Nel nostro caso però avendo la competenza interna tutto diventa più semplice. Per chi invece esternalizza questo servizio, può essere un buon punto di partenza. Potete trovarla allegata a questo articolo.