La valutazione del rischio incendio Rvita, Rbeni, Rambiente

Se stai cercando come eseguire una corretta valutazione del rischio incendio con il DM 18 Ottobre 2019 "Codice di Prevenzione Incendi 2.0" sei nel posto giusto e ti consigliamo di continuare la lettura. Se cercavi altro, ritenta!

La valutazione del rischio incendio per l’attività con il Codice di prevenzione incendi.

Già con il DM 10 marzo 1998 il progettista antincendio era chiamato ad eseguire la valutazione del rischio incendio per tutte le attività sprovviste di regola tecnica verticale. Essa veniva eseguita in modo qualitativo, lasciando al progettista il compito di individuare le misure antincendio necessarie a mitigare il rischio incendio.

Con il Codice, terminata la valutazione del rischio qualitativa, sono stati introdotti dei parametri quantitativi per illustrare meglio l’attività, al fine di applicare coerentemente tutte le 10 strategie antincendio.

Infatti, il progettista valuta il rischio di incendio per l'attività e attribuisce tre tipologie di profili di rischio:

  • Rvita, profilo di rischio relativo alla salvaguardia della vita umana; 

  • Rbeni, profilo di rischio relativo alla salvaguardia dei beni economici;
  • Rambiente, profilo di rischio relativo alla tutela dell'ambiente dagli effetti dell'incendio.

Determinazione Profilo di rischio Rvita

Il profilo di rischio Rvita è attribuito per singolo compartimento in relazione vari fattori, questi possono essere differenti nei locali che costituiscono il compartimento (Es1: in un hotel le gli occupanti che possono essere addormentati sono nelle camere, e non nella hall. Es2: un locale parzialmente aperto al pubblico può avere uffici occupati da soli lavoratori, e front office con ospiti che possono non aver familiarità con l’edificio), pertanto si tiene in considerazione sempre la situazione più sfavorevole di tutte le tipologie di occupanti che si possono trovare all’interno di un compartimento.

I fattori specifici che lo influenzano sono definiti con lettere e numeri e rappresentano le caratteristiche degli occupanti e la velocità caratteristica di crescita dell'incendio.

Caratteristiche prevalenti degli occupanti

δocc rappresenta le caratteristiche prevalenti degli occupanti che si trovano nel compartimento antincendio analizzato.

E' molto importante il concetto di "prevalente". A scopo chiarificatore, si riportano alcuni esempi:

  • Officina meccanica: sono presenti prevalentemente lavoratori di tipo A ed alcuni clienti di tipo B. La scelta ricade sulla tipologia A.
  • Scuola: staff, professori e studenti sono di tipologia A, genitori e visitatori sono di tipo B. La scelta ricade sulla tipologia A.
  • Hotel: i lavoratori sono di tipologia A, gli ospiti sono di giorno di tipo B mentre di notte tipo Ciii. La scelta ricade sulla tipologia Ciii.

Velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio

il secondo, δα rappresenta invece la velocità caratteristica prevalente di crescita dell'incendio riferita al tempo tα, in secondi, impiegato dalla potenza termica per raggiungere il valore di 1000 kW. 


E' molto importante il concetto di "prevalente". A scopo chiarificatore, si riportano alcuni esempi:

  • Officina meccanica: il materiale è generalmente stoccato con una altezza < 3m, suggerendo una velocità pari a 2, è però presente una contenuta area di stoccaggio pneumatici di altezza superiore a 3 ma inferiore a 5, suggerendo una velocità pari a 3. La scelta ricade sulla velocità 2, con trattazione dello stoccaggio come area a rischio specifico in V1.
  • Magazzino: sono presenti materiali combustibili, con altezza di impilamento >3m h <5m, suggerendo una velocità pari a 3. Il carico di incendio specifico risulta essere <200MJ/m2, suggerendo una velocità pari a 1. La scelta ricade sulla velocità 1.

Incrociando i due parametri, si ottiene l’Rvita per ogni singolo compartimento dell’attività che stiamo progettando.

E' possibile notare che alcune combinazioni non sono ammesse, questo perché la velocità di crescita risulterebbe troppo rapida per le capacità di sfollamento degli occupanti. Se ti trovi in quella situazione, una possibile soluzione può essere quella di compartimentare i locali, per limitare il materiale eccessivamente pericoloso in compartimenti con accesso limitato.

Si riportano alcuni esempi:

Unico compartimento B4: i locali in cui ho una velocità pari a 4 li compartimento e li rendo accessibili ai soli lavoratori. Costituisco quindi un compartimento B3 ed uno A4, entrambi accettabili.

Unico compartimento D3: i locali in cui ho una velocità pari a 3 li compartimento e li rendo accessibili ai soli lavoratori. Costituisco quindi un compartimento D2 ed uno A3, entrambi accettabili.

Determinazione Profilo di rischio Rbeni

Il profilo di rischio Rbeni invece è attribuito per l'intera attività in funzione del carattere strategico dell’opera da costruzione e dell’eventuale valore storico, culturale, architettonico o artistico della stessa e dei beni in essa contenuti.

Ai fini della determinazione del profilo di rischio, un'opera da costruzione si considera vincolata per arte o storia se essa stessa o i beni in essa contenuti sono tali a norma di legge (es: vincolo della sovrintendenza dei beni culturali), oppure un'opera da costruzione risulta strategica se è tale a norma di legge o in considerazione di pianificazioni di soccorso pubblico e difesa civile o su indicazione del responsabile dell'attività (es: ospedali, scuole).

Su richiesta del responsabile dell’attività, in aggiunta agli obblighi normativi, il progettista può incrementare il valore del profilo di rischio Rbeni al fine di garantire obiettivi di sicurezza antincendio come la continuità d’esercizio a seguito d’incendio (business-continuity).

Determinazione Profilo di rischio Rambiente

Il progettista valuta il profilo di rischio Rambiente in caso di incendio, distinguendo gli ambiti dell'attività nei quali tale profilo di rischio è significativo, da quelli ove è non significativo.

La valutazione del profilo di rischio Rambiente tiene conto:

  1. dell'ubicazione dell'attività;
  2. della presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne
    1. asili
    2. scuole
    3. ospedali
    4. case di riposo;
  3. della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti;
  4. dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio;
  5. delle misure di prevenzione antincendio adottate;
  6. delle misure di protezione antincendio adottate.

il tema è decisamente importante ed articolato. Per questo si rimanda ad un nostro articolo specifico, sviluppato sulla base delle attuali tecniche e conoscenze.

Il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell'incendio (capitolo S.6 Livelli IV o V) a disponibilità superiore (ESFR, schiuma alta espansione, gas inerte…);
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere,…) la classificazione catastale è utile riferimento per l’individuazione delle attività di tipo industriale.

Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione, in quanto non necessario. Pertanto, tutto ciò che riguarda l'inquinamento di falda da parte delle acque utilizzate per lo spegnimento da parte dei VVF non è da considerare.

 

L'importanza di Rvita, Rbeni ed Rambiente

Questi 3 parametri sono fondamentali per 2 aspetti specifici, che rendono il Codice strumento inequivocabilmente migliore di qualsiasi altra normativa di prevenzione incendi italiana. E sono:

  • La valutazione del rischio spetta al progettista, non al funzionario VVF, che deve solo valutare l’appropriatezza degli obiettivi di sicurezza antincendio perseguiti, delle ipotesi di base, dei dati d’ingresso, dei metodi, dei modelli, degli strumenti normativi selezionati ed impiegati a supporto della progettazione antincendio. La corrispondenza delle misure di prevenzione incendi agli obiettivi di sicurezza perseguiti secondo le indicazioni del Codice e la correttezza nell’applicazione di metodi, modelli e strumenti normativi. Infatti, Il progettista assume piena responsabilità in merito alla valutazione del rischio d’incendio riportata nella documentazione progettuale relativa all’attività.
  • Le misure di prevenzione e protezione saranno calibrate su parametri certi, rendendo la progettazione meno qualitativa e più quantitativa (approccio semi-prestazionale).

 

Ora hai tutti i parametri necessari ad individuare i livelli di prestazione di ogni singola strategia antincendio del Codice. Ricordati di applicarle tutte e 10!

Riferimenti

Codice di Prevenzione Incendi DM 18 ottobre 2019

ISO/TR16738,

BS 9999, Section 2 - Risk profiles and assessing risk.

Today view: 5 - Total View: 3185

Le soluzioni conformi, alternative ed in deroga

Soluzioni Conformi, Alternative ed in Deroga

 

Se stai cercando come individuare correttamente le soluzioni alle strategie antincendio con il DM 19 Ottobre 2019 sei nel posto giusto. Ti consigliamo di continuare la lettura. Se cercavi altro, ritenta!

Le strategie antincendio per la mitigazione del rischio

Per mitigare il rischio di incendio si applica un'adeguata strategia antincendio composta da misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali. Nel Codice, sono raggruppate in modo omogeneo nei capitoli compresi nella sezione Strategia antincendio.

Per ciascuna misura antincendio sono previsti diversi livelli di prestazione, graduati in funzione della complessità crescente delle prestazioni previste ed identificati da numero romano (es. I, II, III, IV)

È necessario applicare tutte le misure antincendio, stabilendo per ciascuna i relativi livelli di prestazione in funzione degli obiettivi di sicurezza da raggiungere e della valutazione del rischio dell'attività. Infatti la corretta selezione dei livelli di prestazione delle misure antincendio conduce alla riduzione del rischio di incendio dell'attività ad una soglia considerata accettabile.

Effettuata la valutazione del rischio di incendio per l'attività e stabiliti i profili di rischio Rvita, Rbeni ed Rambiente, nei pertinenti ambiti dobbiamo, come progettisti, attribuire alle misure antincendio i relativi livelli di prestazione. La metodologia generale è schematizzata nell'illustrazione G.2.1.

 

 

Individuazione delle soluzioni progettuali

Per ogni livello di prestazione di ciascuna misura antincendio sono previste diverse soluzioni progettuali. L'applicazione di una delle soluzioni progettuali deve garantire il raggiungimento del livello di prestazione richiesto. Sono infatti definite tre tipologie di soluzioni progettuali:

  1. soluzioni conformi;
  2. soluzioni alternative;
  3. soluzioni in deroga.

Applicazione di soluzioni conformi

La prima opzione è quella di far ricorso alle soluzioni conformi. Queste sono le più facili da applicare, prevedono valutazioni e calcoli semplici e non è obbligato fornire ulteriori valutazioni tecniche per dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione.

Esse infatti sono solo quelle proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio, e devono essere applicate nella loro interezza. Sono ottime per ridurre i tempi di stesura della relazione tecnica, ma spesso pongono vincoli importanti ed innalzano considerevolmente i costi di adeguamento.

PREGI: velocità di applicazione

DIFETTI: poco margine di progettazione e costi di adeguamento elevati

 

Applicazione di soluzioni alternative (le nostre preferite)

La seconda opzione è quella di fare ricorso alle soluzioni alternative proposte nei pertinenti paragrafi della sezione Strategia antincendio, laddove presenti, e qualora non siano formulate se ne possono proporre specifiche con le procedure individuate dal Codice stesso.

Se si fa ricorso alle soluzioni alternative si è tenuti a dimostrare il raggiungimento del collegato livello di prestazione, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio ammessi per ciascuna misura antincendio tra quelli del paragrafo G.2.6.

Queste soluzioni, al fine di consentire la valutazione di tale dimostrazione da parte del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco, possono essere impiegate solo nelle attività con valutazione del progetto (cat. B,C del DPR 151/2011), oppure in caso di deroga (Cat. A del DPR 151/2011).

PREGI: molto margine di progettazione e costi di adeguamento contenuti

DIFETTI: progettazione più evoluta e complessa

 

Applicazione di soluzioni in deroga

Se non possono essere efficacemente applicate né le soluzioni conformi, né le soluzioni alternative, si può ricorrere al procedimento di deroga secondo le procedure previste dalla vigente normativa.

Per le soluzioni in deroga si è tenuti a dimostrare il raggiungimento dei pertinenti obiettivi di prevenzione incendi, impiegando uno dei metodi di progettazione della sicurezza antincendio previsti al paragrafo G.2.7.

PREGI: risolve ad ogni costo qualsiasi problema

DIFETTI: iter burocratico complesso, elevatissimi costi di adeguamento, dubbio raggiungimento dei livelli minimi di sicurezza

 

 

 

Ora hai tutti gli strumenti necessari per individuare la tipologia di soluzione di ogni singola strategia antincendio del Codice.

Ricordati di individuare correttamente i livelli di prestazione di ogni strategia!

335 384310

[email protected]

Today view: 2 - Total View: 2455

RTV Attività Commerciali – Rampa di lancio per l’FSE

 

La regola tecnica

Con Decreto del Ministero dell'Interno del 23 Novembre 2018 è stata approvata la Regola Tecnica Verticale per le le attività commerciali. Pubblicato in gazzetta il 3 12 2018, entra in vigore a partire da 02 gennaio 2019.

Le attività commerciali
Le attività di commerciali di cui trattasi sono quelle previste all'allegato 1 del DPR n.151/2011, individuate con il numero 69 (Locali adibiti ad esposizione e/o vendita all'ingrosso o al dettaglio, fiere e quartieri fieristici, con superficie lorda superiore a 400 m2 comprensiva dei servizi e depositi. Sono escluse le manifestazioni temporanee, di qualsiasi genere, che si effettuano in locali o luoghi aperti al pubblico), esistenti o di nuova realizzazione. Tali norme tecniche si possono applicare in alternativa alle specifiche disposizioni di prevenzione incendi di cui al DM 27 luglio 2010 (Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio delle attività commerciali con superficie superiore a 400 mq).

 

Come si applica la regola tecnica verticale (V.8)

Entrando nel dettaglio della regola tecnica verticale e dell’integrazione con l’allegato I Norme tecniche di prevenzione incendi del decreto del 3 agosto 2015, il documento riporta indicazioni sulla classificazione delle attività (in relazione alla superficie utile lorda: AA, AB, AC, AD, AE; massima quota di piani HA, HB, HC, HD), aree di attività (TA, TB1, TB2, TC, TK1, TK2, TM1, TM2, TM3, TT1, TT2, TZ).

I profili di rischio sono determinati secondo la metodologia di cui al capitolo G.3. (tipicamente con Rvita: B2,B3)

Devono essere applicate tutte le misure antincendio della regola tecnica orizzontale (RTO) attribuendo i livelli di prestazione secondo i criteri in esse definiti, fermo restando quanto indicato nei punti specifici della RTV che riportano le indicazioni complementari o sostitutive delle soluzioni conformi previste dai corrispondenti livelli di prestazione della RTO. Pertanto, alle soluzioni alternative non sono posti ulteriori vincoli, ma si applicano i metodi di cui al paragrafo G.2.6.

 

La doppia normativa

La nuova RTV entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

FIRE SAFETY ENGINEERING NELLE ATTIVITA' COMMERCIALI

La pubblicazione della Regola Tecnica Verticale rappresenta un passo fondamentale in termini di normativi. Da oggi non si dovrà più istituire la deroga per fare FSE nelle attività commerciali, ma si potrà adottare la soluzione alternativa dove necessario. Questo si traduce in un inter procedurale più snello (la competenza rimane a livello di comando VVF provinciale) e quindi, applicando i metodi dell'ingegneria antincendio anche a importanti risparmi economici sulle opere di adeguamento antincendio.

S.4 Esodo: calcolo RSET

S.4 Esodo: calcolo ASET

normativa antincendio autorimesse

 

Quando sono obbligato?

Le autorimesse, tipicamente ricadono nell’obbligatorietà dell’adeguamento alle normative antincendio. Le autovetture infatti ed il combustibile contenuto possono produrre importanti effetti di potenza dell’incendio e danni non trascurabili a livello economico all’attività.

Generalmente sono individuate all’attività n°75 del DPR 151/2011 (è un riferimento tecnico, ti spiegheremo noi il significato), e pertanto necessitano di una corretta progettazione antincendio, eventuale installazione di impianti antincendio e cartellonista tali da ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Cosa devo fare?

È molto semplice, in Italia è compito dell'Ingegnere Antincendio occuparsi di questi argomenti. Occhio però a quale approccio utilizza, chiedi se padroneggia l'FSE e il Codice di Prevenzione Incendi, questo ti farà capire se i costi di adeguamento saranno elevati oppure no. Grazie infatti a questi due metodi, è possibile ottenere notevoli riduzioni nelle opere di adeguamento antincendio.

Se non mi regolarizzo in materia di normative antincendio?

Se decidi di non ottenere il CPI, incorri in sostanzialmente due problemi, il primo è che in caso di controlli da parte dei Vigili del Fuoco, questi ultimami oltre che a sanzionarti possono farti chiudere l’attività (in questo caso, l’accesso all’autorimessa ed il suo utilizzo), ed il secondo è che in caso di evento incidentale, la polizza assicurativa contro gli incendi non copre il danno e pertanto non risarcisce economicamente.

Perché affidarmi ad FSE PROGETTI per la progettazione antincendio?

Perché  siamo uno studio di ingegneria che si occupa esclusivamente di prevenzione incendi, e che grazie all’approccio ingegneristico (conosciuto anche come approccio prestazionale, FSE) possiamo ridurre al minimo i costi di adeguamento, dall’autorimessa condominiale più piccola al parcheggio multi-piano più grande d’Italia.

autotrasportatori: rimborso sul gasolio consumato

 

Autotrasportatori: novità 2018

In questo articolo parliamo di una novità che interessa gli autotrasportatori con deposito privato di carburante (tank mobile). Infatti nel 2018, i benefici per il gasolio da autotrazione, hanno subito notevoli cambiamenti. Ad aprile, quando si dovranno comunicare i dati per Benefici gasolio autotrazione 1° trimestre 2018, al fine del recupero delle accise, nel modulo sarà necessario comunicare gli estremi autorizzativi del distributore privato di carburate.

Come ottenere il rimborso sul gasolio consumato?

Dal 2018 è necessario possedere l’autorizzazione comunale tramite SUAP, e per fare ciò in prima battuta è necessario ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi, al fine di avere l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco.

pertanto i passaggi obbligatori sono:

  1. Certificato di Prevenzione Incendi
  2. Autorizzazione SUAP come distributore privato;
  3. Compilazione modulo recupero delle accise.

Come faccio a regolarizzarti?

Se vuoi regolarizzarti per non perdere il beneficio fiscale delle accise sul carburante contattaci, abbiamo un servizio dedicato agli autotrasportatori che ti permetterà di regolarizzare il distributore privato, in 3 semplici passi.

Contattaci

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Il tuo messaggio

Contenitori/distributori di carburanti

La nuova regola tecnica

Prosegue il rinnovamento del panorama normativo antincendio italiano. È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale tramite il DM 22 novembre 2017 la regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di contenitori-distributori, ad uso privato, per l’erogazione di carburante liquido di categoria C.

Cosa abroga?

contestualmente sono abrogate le seguenti disposizioni:

  1. DM 19 marzo 1990 recante «Norme per il rifornimento di carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave e cantieri»;
  2. DM 12 settembre 2003 recante «Approvazione della regola tecnica di prevenzione incendi per l’installazione e l’esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità geometrica non superiore a 9 m3, in contenitori-distributori rimovibili per il rifornimento di automezzi destinati all’attività di autotrasporto»;
  3. 5, comma 4 del DM 27 gennaio 2006 recante «Requisiti degli apparecchi, sistemi di protezione e dispositivi utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva, ai sensi della direttiva n. 94/9/CE, presenti nelle attività soggette ai controlli antincendio»;

Quando entra in vigore?

il DM 22 novembre 2017 entra in vigore il 6 gennaio 2018.

NOVITA' MAGGIO 2018

La commercializzazione e l’installazione dei contenitori-distributori di tipo approvato conformi alle specifiche tecniche contenute nel decreto del Ministro dell’interno del 19 marzo 1990  e nel decreto del Ministro dell’interno del 12 settembre 2003 è consentita per un periodo non superiore a nove mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto. La disposizione si applica ai contenitori-distributori prodotti prima dell’entrata in vigore prima del DM 22 novembre 2017.

_

Il ruolo del progettista con il Codice

Paragrafo G.2.5.1 del Codice

 

Il progettista al centro

Dal DPR 151/2011 è partito l'accentramento delle responsabilità sul progettista, su vari aspetti uno di questi la progettazione. Il primo segno tangibile sono le categorie A, dove non vi è una valutazione progetto, ma è il progettista che applicando una regola tecnica verticale attesta la conformità alle normative antincendio.

Ma come ben sappiamo, per le attività B e C vige ancora l'obbligatorietà della valutazione progetto. Un passaggio sicuramente importante perché permette di valutare l'intera progettazione con un occhio anche operativo piuttosto che solo di tipo tecnico e dal confronto, quasi sempre, ne esce una progettazione qualitativamente più alta.

Una novità sostanziale, estremamente innovativa che il Codice porta con se è la non opinabilità delle misure compensative del rischio. Se è vero il fatto che già da prima del Codice erano chiare le metodologie di valutazione del rischio, solo ora sono altrettanto chiare le relative misure di compensazione. Questo è stato fatto con l'obiettivo di unificare su tutto il territorio nazionale l'applicazione delle norme alle medesime attività.

Concetto che nella sua innovazione deve sicuramente essere digerito da progettisti e funzionari VVF.

 

Paragrafo G.2.10 del Codice

 

Il Codice e il ruolo del progettista

Il DM 3 agosto 2015 al paragrafo S.2.5.1 Valutazione del rischio di incendio per l'attività esplicita al comma 1 quanto segue: “Il progettista valuta il rischio di incendio per l'attività e le attribuisce tre tipologie di profili di rischio…” ed al G.2.10 Valutazione del progetto antincendio riporta al comma 2 “Il progettista assume piena responsabilità in merito alla valutazione del rischio di incendio riportata nella documentazione progettuale relativa all'attività.

Pertanto, prese nota delle due definizioni normative si evince come il Codice sia in linea con il DPR 151/2011, e che se per qualche ragione si volessero imporre delle misure compensative che il Codice non prevede, con la nuova struttura sono da inserire al capitolo V.1 Attività a rischio specifico, e non modificando l'Rvita affinché queste ricadano nella loro obbligatorietà.

normativa antincendio ristoranti

 

 

I condomini, tipicamente ricadono nell’obbligatorietà dell’adeguamento alle normative antincendio solo se, al loro interno sono presenti attività soggette ai controlli dei VVF, come ad esempio le Cucine con più di 116kW di potenza. Questo chiarimento è stato emanato da parte del dipartimento dei vigili del fuoco con il protocollo 0017072.

Generalmente quindi NON sono individuati all’attività n°65 del DPR 151/2011 (è un riferimento tecnico, se sei un cliente ti spiegheremo noi il significato), e pertanto necessitano di una corretta progettazione antincendio, eventuale installazione di impianti antincendio e cartellonistica tali da ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI) solo se presenti cucine.

E' possibile che in un ristorante possano trovarsi cucine e/o centrali termiche, che necessitano di una corretta progettazione antincendio, eventuale installazione di impianti antincendio e cartellonistica tali da ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Cosa devo fare?

È molto semplice, se ci contatti un nostro Ingegnere potrà - senza impegno - proporti un sopralluogo per un preventivo, illustrandoti inoltre tutti i vantaggi e obblighi connessi alla materia antincendio.

Se non mi regolarizzo in materia di normative antincendio?

Se decidi di non ottenere il CPI, incorri in sostanzialmente due problemi, il primo è che in caso di controlli da parte dei Vigili del Fuoco, questi ultimami oltre che a sanzionarti possono farti chiudere l’attività (in questo caso inibendone l'utilizzo), ed il secondo è che in caso di evento incidentale, la polizza assicurativa contro gli incendi non copre il danno e pertanto non risarcisce economicamente.

Perché affidarmi ad FSE PROGETTI per la progettazione antincendio?

Perché siamo specializzati in questo, siamo uno studio di ingegneria che si occupa esclusivamente di prevenzione incendi, e che grazie all’approccio ingegneristico (conosciuto anche come approccio prestazionale) possiamo ridurre al minimo i costi di adeguamento, dal ristorante più piccolo a quello più grande d’Italia.

info per la tua attività:

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Il tuo messaggio

normativa antincendio condominio

 

I condomini, tipicamente ricadono nell’obbligatorietà dell’adeguamento alle normative antincendio in quanto, l’importante affollamento presente, il combustibile contenuto e la geometria complessa dell’edificio possono produrre importanti effetti sulla salvaguardia della vita, sulla potenza dell’incendio e/o danni non trascurabili a livello economico e strutturale all’attività.

Generalmente sono individuati all’attività n°77 del DPR 151/2011 (è un riferimento tecnico, se sei un cliente ti spiegheremo noi il significato), e pertanto necessitano di una corretta progettazione antincendio, eventuale installazione di impianti antincendio e cartellonistica tali da ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Però è possibile che in un condominio possano trovarsi anche autorimesse e/o centrali termiche, anch’esse necessitano di una corretta progettazione antincendio, eventuale installazione di impianti antincendio e cartellonistica tali da ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Cosa devo fare?

È molto semplice, se ci contatti un nostro Ingegnere potrà - senza impegno - proporti un sopralluogo per un preventivo, illustrandoti inoltre tutti i vantaggi e obblighi connessi alla materia antincendio.

Se non mi regolarizzo in materia di normative antincendio?

Se decidi di non ottenere il CPI, incorri in sostanzialmente due problemi, il primo è che in caso di controlli da parte dei Vigili del Fuoco, questi ultimami oltre che a sanzionarti possono farti chiudere l’attività (in questo caso inibendone l'utilizzo), ed il secondo è che in caso di evento incidentale, la polizza assicurativa contro gli incendi non copre il danno e pertanto non risarcisce economicamente.

Perché affidarmi ad FSE PROGETTI per la progettazione antincendio?

Perché siamo specializzati in questo, siamo uno studio di ingegneria che si occupa esclusivamente di prevenzione incendi, e che grazie all’approccio ingegneristico (conosciuto anche come approccio prestazionale) possiamo ridurre al minimo i costi di adeguamento, dal condominio più piccolo al complesso edilizio più grande d’Italia.

info per la tua attività:

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Il tuo messaggio

normativa antincendio uffici

 

Gli uffici, tipicamente ricadono nell’obbligatorietà dell’adeguamento alle normative antincendio in quanto, l’importante affollamento presente, il combustibile contenuto e la geometria complessa dell’edificio possono produrre importanti effetti sulla salvaguardia della vita, sulla potenza dell’incendio e/o danni non trascurabili a livello economico e strutturale all’attività.

Generalmente sono individuati all’attività n°71 del DPR 151/2011 (è un riferimento tecnico, se sei un cliente ti spiegheremo noi il significato), e pertanto necessitano di una corretta progettazione antincendio, eventuale installazione di impianti antincendio e cartellonista tali da ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

Cosa devo fare?

È molto semplice, se ci contatti un nostro Ingegnere potrà - senza impegno - proporti un sopralluogo per un preventivo, illustrandoti inoltre tutti i vantaggi e obblighi connessi alla materia antincendio.

Se non mi regolarizzo in materia di normative antincendio?

Se decidi di non ottenere il CPI, incorri in sostanzialmente due problemi, il primo è che in caso di controlli da parte dei Vigili del Fuoco, questi ultimami oltre che a sanzionarti possono farti chiudere l’attività, ed il secondo è che in caso di evento incidentale, la polizza assicurativa contro gli incendi non copre il danno e pertanto non risarcisce economicamente.

Perché affidarmi ad FSE PROGETTI per la progettazione antincendio?

Perché siamo specializzati in questo, siamo uno studio di ingegneria che si occupa esclusivamente di prevenzione incendi, e che grazie all’approccio ingegneristico (conosciuto anche come approccio prestazionale) possiamo ridurre al minimo i costi di adeguamento, dall’ufficio più piccolo al compelesso edilizio più grande d’Italia.

info per la tua attività:

Il tuo nome (richiesto)

La tua email (richiesto)

Il tuo messaggio