obiettivi 2020

I tempi e le condizioni cambiano così rapidamente che dobbiamo mantenere il nostro obiettivo costantemente incentrato sul futuro.

(Walt Disney)

Obiettivi 2020

Come ogni Gennaio, è tempo di fissare obiettivi a medio termine, che coinvolgano l'intero anno. Analizzato ciò che è stato, e ipotizzando ciò che sarà quest'anno ci diamo questi 3 grandi obiettivi:

  1. maggiore utilizzo di soluzioni alternative, senza FSE: ebbene si, nonostante sia la nostra specialità l'approccio ingegneristico, abbiamo notato come alcuni benefici possano essere ulteriormente potenziati da soluzioni alternative che non necessitano di modellazioni avanzate. Con il solo buon senso e la conoscenza delle normative internazionali, è possibile rendere la progettazione ancora più sicura e meno impattate a livello economico.
  2. progettazione sostenibile ed attenzione all’impatto ambientale: oggi il rischio ambientale di un incendio è un fenomeno non più trascurabile. E' necessario pensare non solo a noi, ma alle generazioni future. E' per questo che le nostre progettazione terranno conto di questo argomento.
  3. maggior sensibilizzazione dei clienti ai concetti di business continuity: oggigiorno i ritmi frenetici di servizi, linee produttive e logistiche impongono un'attenta riflessione sui danni economici che l'interruzione dell'attività può comportare. E' per questo che ci impegniamo a trasferire questi concetti ai nostri clienti, al fine di poter scegliere consapevolmente.

 

Buon lavoro a tutti. #bastaspeseinutili #iniziodiunanuovaera

ottimizzare i tempi di calcolo in FDS

Se leggi questo articolo è perché vuoi ridurre al minimo i tempi di simulazione nelle tue pratiche in Fire Safety Engineering elaborate su FDS.

I tempi di calcolo di FDS

Quando si approccia la materia della prevenzione incendi con i metodi della Fire Safety Engineering, si affrontano spesso problemi legati ai tempi di simulazione di FDS. Il modello è malefico, più lo raffini per ottenere migliori risultati, più lo rallenti. Per questo è necessario sfruttare al meglio le ottimizzazioni delle mesh di calcolo in FDS, sia nel grado di affinamento che nell’assegnazione ai processori. Per quanto riguarda invece l’elaboratore, ad oggi risulta decisamente obsoleto utilizzare un calcolatore fisico, piuttosto è consigliato noleggiare una macchina virtuale con potenze decisamente superiori e del tutto scalabili, ovvero che si adattano velocemente alle necessità richieste dalle simulazioni che dobbiamo svolgere.

Come ottimizzare la mesh

FDS suggerisce la dimensione sulla base di una formula, raffinare ulteriormente non porta benefici sostanziali, per un maggior approfondimento vedere quanto riportato nella guida pubblicata dall’INAIL alla quale abbiamo avuto il piacere di contribuire proprio in questo argomento "Metodi per l'ingegneria della sicurezza antincendio"

Come assegnare correttamente le mesh ai processori

CFD FEA Service S.r.l. ha elaborato un documento molto interessante a riguardo che consente di ottimizzare notevolmente i tempi di calcolo seguendo una serie di consigli che permettono di equilibrare al meglio la griglia di calcolo così da garantire la massima efficienza in fase di analisi. A questo link è possibile scaricare una copia della Guida Scalabilità FDS.

 

Dove eseguire FDS?

Noi da anni utilizziamo il Cloud, una potenza di calcolo decisamente superiore rispetto le postazioni fisiche. Nell’ultimo anno abbiamo contribuito con numerosi test allo sviluppo di una Web Application dedicata al Cloud HPC con focus riguardo FDS, pensato e realizzato per noi professionisti antincendio da CFD FEA Service S.r.l. di Ruggero Poletto.

È sufficiente caricare il file .fds, selezionare le performance della macchina virtuale (valutando budget, urgenza e dimensioni del modello) e quindi avviare il calcolo. Tutto direttamente da sito web senza installare nulla sul nostro PC. Inoltre, durante il calcolo e possibile monitorare lo sviluppo dell’incendio leggendo i grafici di HRR e sonde impostate. Ad intervalli periodici (e ovviamente al termine) è possibile scaricare un file .tar che racchiude tutti i risultati. Questi risultati sono ovviamente apribili da software commerciali di pre/post processing oltre che da SmokeView.

Utilizzo di FDS nel mondo cloudHPC

Insieme lo abbiamo reso molto semplice da utilizzare, di seguito un video per capire come funziona. Noi lo usiamo quotidianamente e ci troviamo decisamente bene.

Uso di FDS nel mondo cloudHPC

proroga alberghi 2020

Cosa si doveva fare?

Se sei arrivato qui è perché hai necessità di capire come gestire l'adeguamento antincendio del tuo hotel. Il nuovo Decreto Milleproroghe 2020 fissa il termine al 31° Dicembre 2020 per presentare la SCIA Parziale, al fine di poter beneficiare della proroga sino al 30/06/2022.

Cosa devo fare?

E' semplice, se ci contatti possiamo fornire anche a te il nostro metodo per avviare le procedure di raccolta dati per la presentazione della SCIA Antincendio prima dell'apertura estiva 2020. Grazie a questo metodo, è possibile risolvere le problematiche che si sono accumulate negli anni, con lavori fatti ad intermittenza. In questo modo inoltre, sarà possibile seguire passo a passo i lavori futuri, mantenendo sempre aggiornata la documentazione al comando di Vigili del Fuoco.

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*testo del decreto in bozza, si attende l'approvazione definitiva.

2019 super

 

2019, SUPER

Volge al termine questo fantastico anno, il 2019. Anno in cui abbiamo camminato, corso e in certi casi "volato". Siamo molto soddisfatti di quanto il nostro team di professionisti sia stato in grado di produrre, sia in termini economici che in termini umani. Un ringraziamento speciale va anche ai nostri clienti, che hanno scelto di riporre in noi la loro fiducia.

Il panorama normativa italiano sempre più proiettato verso l'approccio ingegneristico ci stimola quotidianamente a fare meglio, come la possibilità di confrontarsi con tanti professionisti e funzionari VVF in giro per l'Italia.

 

Cosa ci è piaciuto del 2019?

L'eliminazione del doppio binario, la nuova versione del Codice, ed una crescita professionale notevole, sia in qualità che in quantità. Tanti anche i momenti di "stacco", compreso l'evento di Team Building a Firenze.

 

Cosa ci aspettiamo dal 2020?

Ci aspettiamo tanto, in Italia la nostra disciplina sta diventando (anzi lo è già) altamente specializzata e direi...esclusiva!

 

Buone Feste e felice anno nuovo, ci vediamo Martedì 7 Gennaio, più carichi che mai!

 

#bastaspeseinutili

Rischio Ambiente

 

La nuova versione del Codice impone al professionista antincendio un’attenta riflessione in merito all’impatto ambientale che può avere un incendio per il pianeta e per la collettività. Per questo adesso non è più automatico poter trascurare questo parametro, ma risulta necessario eseguire una attenta valutazione del rischio.

 

Profilo di rischio Rambiente

Con il Codice 2.0, il progettista valuta il profilo di rischio Rambiente in caso di incendio, distinguendo gli ambiti dell'attività nei quali tale profilo di rischio è significativo, da quelli ove è non significativo.

La valutazione del profilo di rischio Rambiente tiene conto:

  1. dell'ubicazione dell'attività;
  2. della presenza di ricettori sensibili nelle aree esterne
    1. asili
    2. scuole
    3. ospedali
    4. case di riposo;
  3. della tipologia e dei quantitativi di materiali combustibili presenti;
  4. dei prodotti della combustione da questi sviluppati in caso di incendio;
  5. delle misure di prevenzione antincendio adottate;
  6. delle misure di protezione antincendio adottate.

 

Nota 1 - Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n.152 “Norme in materia ambientale”

Nota1: La presenza di materiali stoccati in attività ricadenti nel campo di applicazione del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152 “Norme in materia ambientale” può dare luogo ad Rambiente significativo.

 Assoggettabilità decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152

Sono sottoposti alla procedura di verifica di assoggettabilità a VIA di competenza statale:

  1. i progetti elencati nell’allegato II-bis alla Parte Seconda del D.Lgs.152/2006;
  2. i progetti elencati nell’allegato II alla Parte Seconda del D.Lgs.152/2006, che servono esclusivamente o essenzialmente per lo sviluppo ed il collaudo di nuovi metodi o prodotti e non sono utilizzati per più di due anni;
  3. le modifiche o le estensioni dei progetti elencati negli allegati II o II-bis, alla parte seconda del D.Lgs.152/2006, la cui realizzazione può generare potenziali impatti ambientali significativi e negativi, ad eccezione delle modifiche o estensioni che risultino conformi agli eventuali valori limite stabiliti nell’allegato II.

L’ autorità competente in sede statale è il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare (MATTM) – Direzione Generale per le valutazioni e le autorizzazioni ambientali (DVA). La Commissione tecnica di verifica dell'impatto ambientale - VIA e VAS (CTVA) svolge l’istruttoria tecnica finalizzata all’espressione del parere sulla base del quale sarà emanato il provvedimento di verifica di assoggettabilità a VIA.

 

Nota 2 -  Applicazione della Sezione V1 del Codice 2.0

Nota2: Nel capitolo V.1 sono indicate possibili misure di mitigazione del rischio di danno ambientale derivante da incendio.

 V1.1 Scopo e campo di applicazione

Le aree a rischio specifico possono essere fissate dalle regole tecniche verticali applicabili all'attività. Sono inoltre individuate dal progettista sulla base della valutazione del rischio d’incendio e dei seguenti criteri:

  • ambiti dell'attività con Rambiente significativo

V.1.2 Strategia antincendio

In relazione alle risultanze della valutazione del rischio di incendio ed alle caratteristiche delle aree a rischio specifico, il progettista valuta, almeno, l'applica- zione delle seguenti misure:

  • inserimento delle aree a rischio specifico in compartimenti distinti per ambiti aventi caratteristiche di rischio omogenee, interposizione di distanze di separazione, riduzione delle superfici lorde di compartimento, ubicazione fuori terra o su piani poco interrati (compartimento le aree con sostanze nocive, e solo li applico S.6 Liv IV, oppure su piazzale interpongo distanze di separazione in modo da contenere il quantitativo di materiale massimo che può bruciare, evito depositi interrati…);
  • controllo dell'incendio con livello di prestazione III capitolo S.6 (rete idranti protezione esterna);
  • adozione di accorgimenti impiantistici e costruttivi per limitare e confinare i rilasci di sostanze o miscele pericolose:
    • bacini di contenimento;
    • disponibilità di polveri o dispositivi assorbenti;
    • inserimento di valvole di eccesso di flusso;
    • intercettazioni automatiche e manuali dei sistemi di distribuzione;
    • incamiciatura delle tubazioni
    • ecc…
  • adozione di accorgimenti per limitare l'impatto esterno di eventuali rilasci di sostanze o miscele pericolose:
    • distanze di separazione che tengano conto della propagazione degli effluenti nelle matrici ambientali (Simulazione di rilascio con Aloft).
  • adozione di sistemi di rilevazione ed allarme, di procedure gestionali per la sorveglianza ed il controllo dei parametri critici dei processi:
    • allarmi di massimo livello per i serbatoi;
  • formazione, informazione ed addestramento degli addetti alla gestione delle lavorazioni e dei processi pericolosi;
    • deve prevedere nozioni riguardanti i parametri critici di funzionamento delle lavorazioni e dei processi pericolosi,
    • le modalità e le procedure di avvio e fermo degli impianti in sicurezza,
    • la gestione degli stati di allarme e di emergenza.
  • disponibilità di specifiche attrezzature di soccorso, dispositivi di protezione collettiva ed individuale (autoprotettori delle vie respiratorie per le squadre di soccorso);

 

Nota 3 - decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105 “Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose"

Nota3: Negli stabilimenti per i quali si applica il decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105 “Attuazione della direttiva 2012/18/UE relativa al controllo del pericolo di incidenti rilevanti connessi con sostanze pericolose", il rischio ambientale è mitigato dalle misure adottate nell'ambito dei procedimenti autorizzativi previsti dal suddetto decreto.

 

Assoggettabilità decreto legislativo 26 giugno 2015, n.105 “SEVESO 3”

Uno stabilimento è soggetto al D.Lgs. 105/15 se in esso sono presenti sostanze e/o miscele pericolose elencate nell’Allegato 1 al decreto in quantitativi superiori ai valori limite in esso stabiliti. Occorre precisare che per "presenza di sostanze pericolose" la normativa Seveso intende la presenza, reale o prevista di sostanze/miscele sotto forma di materie prime, prodotti, sottoprodotti, residui o prodotti intermedi, ivi compresi quelli che possono ragionevolmente generarsi in caso di incidente.

L’Allegato 1 al D Lgs.105/2015 è strutturato in due parti. La prima riporta una serie di categorie di pericolo tratte dal Regolamento (CE) n. 1272/2008 (noto come Regolamento CLP), mentre la seconda parte individua un elenco di sostanze pericolose specifiche. A ciascuna categoria di pericolo (Parte 1) o sostanza nominale (Parte 2) sono associate due quantità limite: il superamento del primo valore obbliga il gestore alla trasmissione alle autorità competenti di una Notifica, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 105/2015 (stabilimenti di soglia inferiore), mentre il superamento del secondo valore richiede anche la redazione del Rapporto di Sicurezza ai sensi dell’art. 15 (stabilimenti di soglia superiore).

La Parte 1 dell’allegato 1 al D.Lgs. 105/2015 è suddivisa in quattro sezioni, che raggruppano alcune categorie tratte dal Regolamento CLP, relative a:

pericoli per la salute (tossicità acuta e specifica per organi bersaglio)

pericoli fisici (ad esempio gli aerosol infiammabili, i gas comburenti, i liquidi infiammabili)

pericoli per l’ambiente (tossicità acuta e cronica)

altri pericoli.

La parte 2 dell’Allegato 1 al D.Lgs. 105/2015 riporta un elenco di 48 sostanze o famiglie di sostanze pericolose specifiche (ad esempio cloro, metanolo, ossigeno, prodotti petroliferi).

Ai fini dell'assoggettabilità di uno stabilimento al D.Lgs. 105/2015 occorre dapprima verificare se le sostanze/miscele detenute appartengono all'elenco di cui alla parte 2; altrimenti è necessario verificare se tali sostanze/miscele appartengono alle categorie di pericolo di cui alla parte 1. Se in entrambi i casi non sono superate le rispettive soglie, si applica la regola delle sommatorie.

 

Eccezioni per le quali può essere ritenuto automaticamente non significativo

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell'incendio (capitolo S.6 Livelli IV o V) a disponibilità superiore (ESFR, schiuma alta espansione, gas inerte…);
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere,…) la classificazione catastale è utile riferimento per l’individuazione delle attività di tipo industriale. Vedere l’allegato I DPR 151 coordinato con tipologia attività civile/industriale.

Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione, in quanto non necessario.

 

sistemi o impianti a disponibilità superiore

Che cos'è un impianto a disponibilità superiore?

In parole semplici è un impianto che deve avere probabilità malfunzionamento in caso di emergenza molto più remote di un impianto tradizionale. Deve funzionare! Perché uno dei concetti che non ci stancheremo mai di ripetere, è che se un impianto c'è, si considera funzionante. Perché se devo garantire la sicurezza "in caso di mancato funzionamento dell'impianto" a quel punto l'impianto non lo metto e faccio risparmiare il cliente (ndr).

Quando servono gli impianti a disponibilità superiore?

Il Codice versione 2.0 introduce il concetto di "disponibilità superiore dell'impianto". Nello specifico lo troviamo nei seguenti passaggi, che sono decisamente significativi sia in caso di progettazione ordinaria che in caso di progettazione ingegneristica.

G.3.4 Profilo di Rischio Rambiente

Comma 3

Se non diversamente indicato nel presente documento o determinato in esito a specifica valutazione del rischio, il profilo di rischio Rambiente è ritenuto non significativo:

  1. negli ambiti protetti da impianti o sistemi automatici di completa estinzione dell’incendio (capitolo S.6) a disponibilità superiore;
  2. nelle attività civili (es. strutture sanitarie, scolastiche, alberghiere…)

 

M1.8 Requisiti aggiuntivi per la gestione della sicurezza antincendio

Comma 5

Qualora i sistemi di protezione attiva siano considerati ai fini della riduzione della potenza termica rilasciata dall’incendio RHR(t) (capitolo M.2) o comunque contribuiscano a mitigare gli effetti dell’incendio, devono essere installati sistemi a disponibilità superiore

Come garantisco la disponibilità superiore?

La disponibilità superiore per sistemi o impianti è ottenuta tramite:

  1. migliore affidabilità
  2. maggiore manutenibilità e supporto logistico della manutenzione

Al fine di mantenere il livello di sicurezza assicurato all'attività, si prevede la gestione degli stati degradati o dello stato di indisponibilità del sistema.

Approfondimento tecnico

L'argomento è articolato, per questo abbiamo prodotto un documento allegato al presente articolo nel quale abbiamo iniziato a raccogliere tutto ciò che ci sembra giusto poter prevedere concretamente in una progettazione.

Per osservazioni oppure proposte di integrazione/revisione ti chiediamo di inviarci una mail con la proposta di modifica a: [email protected] ne saremmo davvero riconoscenti.

Sprinkler residenziali – cosa sono e quanto costano

 

Dal 12 settembre è entrata in vigore la norma UNI EN 16925:2019 per la progettazione, l’installazione e la manutenzione degli sprinkler residenziali in Italia. Pratica consolidata all'estero è quella infatti di prevedere impianti automatici a pioggia anche all'interno delle abitazioni civili. Da oggi anche in Italia (es: abitazioni in legno, abitazioni in Xlam ecc...), è possibile progettare e realizzare questa tipologia di impianti con soluzioni tecniche decisamente meno costose rispetto alle attività produttive. Un'ottima soluzione per ridurre notevolmente il rischio incendio all'interno della propria abitazione.

Perché installare un impianto sprinkler in casa?

Perché dalle statistiche fornite dal Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, ad esempio, risultano essere il luoghi con maggior frequenza di incendi, ben il 12% di quelli totali. Con conseguenze sempre più spesso tragiche per chi ci abita.

Quali sono le principali differenze tra un impianto domestico ed uno produttivo/industriale?

Le principali differenze, che si ripercuotono in termini di costi e facilità di realizzazione sono:

  1. Intervento rapido sull'incendio;
  2. Possibilità di utilizzare tubazioni in C-PVC;
  3. Prestazioni idrauliche decisamente meno "esigenti";
  4. Aree operative ridotte (da 1 a 4 testine circa...);
  5. Rare necessità di prevedere vasche di accumulo e gruppi di spinta;
  6. Valvole e accessori in numero ridotto e più economici;
  7. Finiture estetiche degli erogatori finali maggiormente ricercate.

Quanto può costare un impianto domestico?

Molto meno di quello che ci si può aspettare, ecco un paio di casi analizzati:

Edifico singolo, 62mq a livello terreno: 1'800€ (montaggio incluso)

Edificio singolo, 60mq al primo livello: 1'700€ (montaggio incluso)

Edificio multi-piano, 125 mq su due livello: 3'000€ (montaggio incluso)

Nei casi analizzati, siamo a circa 25€/mq.

 

In quali tipologie costruttive è consigliato?

In realtà in tutte, in quanto protegge il contenuto delle nostre abitazioni, non solo il contenitore. Ma sicuramente trova maggior utilizzo in tecnologie innovative basate sul legno, come ad esempio l'XLAM.

La cosa più importante che fa è quella di salvaguardare la vita degli occupanti. Infatti un incendio se controllato da un impianto di questo tipo, genera una quantità di fumo, calore e gas tossici decisamente inferiore, circoscrivendo l'incendio nella stanza di primo innesco e consentendo a tutte le persone di abbandonare in tempo l'edificio.

L'attivazione dell'impianto genera anche "rumore" attraverso la campana di allarme, che oltre a segnalarne l'attivazione, informa gli occupanti precocemente di quello che sta succedendo.

Per maggiori info:

 

[email protected]

335 384310

DM 18 ottobre 2019

[FLASH]

💣 il Codice 2.0 è realtà! NESSUN PERIODO TRANSITORIO 💣

Appena pubblicato il DM 18 Ottobre 2019 che sostituisce integralmente l'allegato tecnico di cui al Dm 03 Agosto 2015.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il giorno di Halloween 🎃, entra in vigore per tutti i santi😇! (ogni riferimento è puramente casuale).

inizio di una nuova era

Dal 20 ottobre 2019, addio al 'doppio binario' per 42 attività del DPR 151/2011

Sono in vigore le modifiche al Codice di prevenzione incendi DM 03 agosto 2015 introdotte dal DM 12 aprile 2019

Le modifiche si applicano alle attività "soggette e non normate", ed eliminano il “doppio binario” per la progettazione antincendio delle attività soggette al controllo da parte dei Vigili del Fuoco.

Cambia anche l'allegato tecnico di progettazione?

Non ancora, qualche settimana di off-set per la nuova versione che si chiamerà DM 18 ottobre 2019. Un codice rivoluzionato nella strategia S.4, che punta sempre più ad un approccio prestazionale ed all'utilizzo di soluzioni alternative. Abbiamo aggiornato la nostra guida con la versione 249, che a livello tecnico sarà identica a quella che verrà pubblicata in gazzetta.

Quando è obbligatorio?

Il DM prevede che le norme tecniche di prevenzione incendi si applichino obbligatoriamente (in precedenza era facoltativo) alla progettazione, alla realizzazione e all'esercizio di 42 delle 80 attività elencate nell'Allegato I del DPR 151/2011.

Ecco i chiarimenti ufficiali

D.M.12 aprile 2019 – Modifiche al decreto del 3 agosto 2015 e s.m.i..

Con l’approssimarsi dell’entrata in vigore del decreto del 12 aprile 2019, prevista per il 20 ottobre p.v., si ritiene opportuno evidenziare i principali elementi di novità introdotti dal decreto in argomento.

Articolo 2 del D.M. 12 aprile 2019

Con tale articolo è stato, innanzitutto, ampliato l’elenco delle attività ricomprese in allegato I del D.P.R. 151/2011 a cui applicare le modalità di progettazione del c.d. Codice di prevenzione incendi; si segnalano, ad esempio, le attività dalla n. 19 alla n. 26 e la n. 73 che, invece, erano escluse dall’originario campo di applicazione del D.M. 3 agosto 2015.

Si evidenzia, altresì, che per tali attività di nuova realizzazione, con esclusione di quelle puntualmente elencate al successivo articolo 3, le norme tecniche allegate al Codice diventano l’unico strumento di progettazione ammesso.

Nei commi 3 e 4 sono fornite, invece, indicazioni riguardo alle modalità di progettazione per le attività esistenti che sono oggetto di modifiche e/o ampliamenti dopo l’entrata in vigore del decreto in argomento; in estrema sintesi, è ammesso che per tali attività sia possibile mantenere le modalità progettuali secondo le normative di tipo tradizionale anche sulle parti oggetto di modifica/ampliamento, qualora l’applicazione alle stesse del Codice comportasse incompatibilità con le porzioni dell’attività non oggetto di intervento.

Al tal riguardo, si evidenzia come la previsione sia tesa ad evitare potenziali elementi di criticità nella fase di transizione dalle normative tradizionali al Codice; in tale contesto, quindi, quando le modifiche o ampliamenti su attività esistenti progettate con le nuove disposizioni tecniche dovessero comportare interventi di conformazione, sia in termini strutturali che impiantistici, anche negli ambiti della stessa attività non oggetto di intervento, è consentito al responsabile dell’attività

di poter continuare ad applicare le normative di tipo tradizionale; è fatta salva la possibilità, su base volontaria, di riprogettare l’intera attività adottando le norme tecniche allegate al Codice.

Al comma 5, viene previsto, infine, che le norme allegate al Codice possano essere di riferimento per la progettazione, la realizzazione e l’esercizio, non solo delle attività “sottosoglia”, ossia che non rientrano nei limiti di assoggettabilità previsti nell’allegato I del D.P.R. 151/2011, ma anche per quelle che non sono elencate nello citato D.P.R.; le attività del comma 5 che optano per l’applicazione del nuovo approccio progettuale sono esonerate dall’applicazione delle normative di tipo tradizionale.

Articolo 3 del D.M. 12 aprile 2019

Tale articolo ha introdotto nel D.M. 3 agosto 2015 l’articolo 2-bis che definisce le modalità

applicative alternative.
Come in precedenza accennato, si fa salva la possibilità di applicare le normative di tipo

tradizionale (elencate all’art. 5, comma 1 bis) in alternativa alle norme tecniche allegate al Codice, per talune attività dell’allegato I al D.P.R. 151/2011, già regolate da specifica disposizione di prevenzione incendi che, attualmente, sono: alberghi, scuole, attività commerciali, uffici ed autorimesse (ad esempio, il responsabile di un’attività ricettiva turistico alberghiera potrà ancora optare tra l’applicazione del D.M. 9 aprile 1994 e s.m.i. o del D.M. 9 agosto 2016).

Per tali attività permane in vigore, pertanto, il regime del cosiddetto doppio binario. Nella tabella seguente, si riporta lo schema riepilogativo delle indicazioni sopra illustrate.

Schema RTO-RTV
Schema RTO-RTV

In considerazione dell’importanza delle modifiche introdotte dalla norma in argomento, nel rimanere a disposizione per ogni eventuale ulteriore chiarimento, questa Direzione centrale assicurerà il necessario supporto alle strutture territoriali del C.N.VV.F., anche al fine di consentire l’uniforme applicazione delle disposizioni previste.

Nuovo allegato tecnico

Con la versione 250 termina il processo di aggiornamento e miglioramento dell'allegato tecnico. 10 Strategie antincendio rivisitate, sopratutto S4, che consentono di rendere la progettazione anche solo con le soluzioni conformi decisamente semi-prestazionale. Molto più tosto, più tecnico e sofisticato.

Siete pronti per il cambio epocale?

Porte REI oppure E-Sa?

Si può trasformare una porta REI in una porta E-Sa?

Il Codice introduce in Italia per la prima volta il concetto di tenuta ai fumi freddi (Sa) dei serramenti. Si dal 2015 quindi, presentato SCIA Antincendio nei progetti con il DM 03 08 2015 si deve ottemperare a questo obbligo.

Inizialmente però il mercato si è dimostrato non pronto al nuovo requisito, destando parecchia preoccupazione tra tecnici e clienti. In un primo momento infatti, è sembrato che l’unica soluzione negli edifici esistenti fosse quella di sostituire interamente il serramento.

Da qui è nato un acceso dibattito tra le parti che si è concretizzato in un interessante seminario tenutosi al Safety Expo 2019, momento di confronto tra professionisti antincendio, tecnici, produttori e certificatori. Da qui è possibile scaricare gli atti.

Quando è obbligatoria la tenuta ai fumi freddi delle porte?

Il Codice prevede la tenuta ai fumi freddi dei serramenti in sostanzialmente 2 casi, il primo è legato alla strategia S.3 Compartimentazione in quanto, laddove il professionista valutando il rischio incendio individui un Livello di prestazione III, dovrà seguire la compartimentazione come per il Livello di prestazione II, aggiungendo il requisito di tenuta ai fumi freddi Sa.

Il secondo caso invece riguarda la strategia S.4 Esodo. Infatti le scale protette ed a prova di fumo, che devono, indipendentemente dal livello di prestazione della S.3, possedere il requisito Sa.

Negli edifici esistenti, con porte REI già installate, come posso fare?

Le soluzioni sono sostanzialmente tre:

  • Sostituirle interamente con porte E-Sa;
  • Installare kit di adeguamento ai fumi freddi (se previsto dal costruttore);
  • Valutare una soluzione alternativa in Fire Safety Engineering.

Quali sono i benefici della soluzione alternativa in Fire Safety Engineering?

Sono sostanzialmente quelli di poter autorizzare il mantenimento delle porte di tenuta ai soli fumi caldi, ovvero quelle REI. Non sempre è possibile garantire il risultato, è infatti necessario eseguire una modellazione avanzata di incendio e di esodo  atta a dimostrare la sicurezza nelle fasi di esodo. Solo così è possibile evitare l’esposero economico dell’adeguamento. Generalmente però, è possibile ridurre i costi nelle attività lavorative aperte e chiuse al pubblico, mentre è più complesso negli Hotel e negli Ospedali, dove gli occupanti sono addormentati.

Modellazione FDS

Scopri se nella tua attività puoi evitare la sostituzione dei serramenti mediante l'utilizzo della FSE:

[email protected]

335 384310