RTV Locali di pubblico spettacolo

 

Pubblicata la regola tecnica verticale di prevenzione incendi (V.15) per attività di pubblico spettacolo. Rampa di lancio per l'FSE in soluzione alternativa.

Il Decreto

Nella Gazzetta Ufficiale n. 282 del 2 dicembre 2022 è stato pubblicato il decreto del Ministro dell’interno 22 novembre 2022 inerente la regola tecnica verticale di prevenzione incendi (V.15) per le attività di intrattenimento e di spettacolo a carattere pubblico, secondo il Codice di prevenzione incendi.
Le norme tecniche si applicano ai locali di pubblico spettacolo e di intrattenimento, al chiuso e all’aperto, anche a carattere temporaneo.

 

Quando entra in vigore?

La nuova normativa entra in vigore il 1° gennaio 2023.

 

Obbligatoria o facoltativa?

Si  può  applicare in  alternativa  alle  specifiche  norme tecniche di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro dell’interno 19 agosto 1996

 

A quali attività si applica?

Alle attività di intrattenimento e di spettacolo ovvero attività destinate a intrattenimenti e attrazioni a carattere pubblico soggette alla disciplina del regio decreto 18 giugno 1931 n. 773, come ad esempio:

 

A quali attività non si applica?

Sono esclusi dal campo di applicazione della regola tecnica:

i luoghi non delimitati;

gli esercizi pubblici dove sono impiegati strumenti musicali o apparecchi musicali, in assenza di attività danzanti o di spazi ed allestimenti specifici per gli avventori come, ad esempio, bar o ristoranti con esibizioni musicali, con musica diffusa, con apparecchi karaoke, ..., privi di spazi ed allestimenti dedicati agli avventori per assistere alle rappresentazioni o per danzare;

attrazioni di spettacolo viaggiante di cui alla legge 18 marzo 1968 n. 337.

 

Soluzioni alternative con approccio ingegneristico antincendio FSE

La RTV non fornisce indicazioni specifiche sulle soluzioni alternative, restano quindi applicabili interamente i concetti dei capitoli M1, M2 ed M3 con l'enorme beneficio di evitare l'istituzione della Deroga per l'applicazione dell'ingegneria della sicurezza antincendio.

FONTE

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Normativa antincendio fotovoltaico

In caso di attività esistenti

Gli impianti fotovoltaici di per sé non rientrano fra le attività soggette a controllo di prevenzione incendi (obbligate quindi ad ottenere il CPI).

Tuttavia, l'installazione di un impianto fotovoltaico a servizio di un’attività soggetta ai controlli potrebbe comportare una modifica:

  • sostanziale (è sufficiente dichiararle in fase di attestazione di rinnovo periodico);
  • con variazione delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (occorre presentare una nuova segnalazione certificata di inizio attività - SCIA);
  • con aggravio delle preesistenti condizioni di sicurezza antincendio (occorre presentare una nuova valutazione progetto).

Valutazione delle modifiche

La valutazione della tipologia di modifica e in particolare di quelle con aggravio di rischio correlata

all’installazione di un impianto fotovoltaico a servizio di una attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi deve essere effettuata dal professionista antincendio attraverso la valutazione del rischio tesa ad individuare le soluzioni più idonee per il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza antincendio.

Normativamente parlando (lo sappiamo, alla fine conta tanto la burocrazia in Italia) e quindi è opportuno sapere che:

  • il professionista antincendio: esegue valutazione del rischio incendio;
  • l’installatore: non può eseguire la valutazione del rischio incendio;
  • il responsabile attività: non può eseguire la valutazione del rischio incendio;

Questo consente di impostare bene sin da subito la tematica e consente di ridurre al minimo i costi di installazione e messa a norma antincendio!

Quando l’impianto è a servizio di un’attività?

Per «impianto fotovoltaico a servizio di un'attività soggetta ai controlli di prevenzione incendi» si intende un impianto incorporato nell'attività soggetta, indipendentemente dall'utilizzatore finale, intendendo per «incorporato» un impianto i cui moduli ricadono, anche parzialmente, nel volume delimitato dalla superficie cilindrica verticale avente come generatrice la proiezione in pianta del fabbricato, inclusi aggetti e sporti di gronda.

Quali sono i problemi tipici?

Sono necessari alcuni accorgimenti tecnici ed impiantistici per garantire la sicurezza in caso di incendio. Quasi tutti risolvibili con strumenti ordinari. Quello che invece è ben risolvibile con l’approccio ingegneristico è legato alla distanza di almeno 1m dagli evacuatori di fumo e calore e/o lucernari, cupolini e simili.

Analizzando nel dettaglio la geometria della copertura, le caratteristiche di evacuatori di fumo e calore e lucernari, cupolini e simili, nonché le caratteristiche dei pannelli fotovoltaici e la loro installazione, è possibile autorizzare distanze inferiori ad 1m, pur garantendo a norma di legge il rispetto della normativa e quindi garantendo la sicurezza in caso di incendio.

Normativa antincendio uffici

Ufficio a norma antincendio

Dal 29 ottobre 2022 è obbligatorio eseguire la nuova valutazione dei rischi incendio anche negli uffici. La legge impone al datore di lavoro di eseguire una valutazione calibrata sul numero di occupanti presenti, sempre più complessa e onerosa al crescere dell’affollamento. Per questo è opportuno capire bene quale normativa applicare per evitare spese inutili nell’adeguamento.

Cosa devo fare per adeguare il mio ufficio alla normativa antincendio?

In tabella un super riassunto per capire meglio:

Seppur possano sembrare più semplici le prime due casistiche (ovvero entro le 300 persone) è opportuno al giorno d’oggi affidarsi a professionisti antincendio anche in questi casi. Le normative, infatti, se mal applicate possono portate ad un innalzamento davvero importante dei costi di adeguamento, che spesso vengono risolti dall’esperienza e professionalità. Rispettando la legge.

Maggiori informazioni? Chiedi un preventivo a:

 

333 2468160

[email protected]

 

nuova normativa reazione al fuoco

Modifiche alla prevenzione incendi

È già entrato in vigore il Decreto del Ministero dell’Interno del 14 ottobre 2022 recante modifiche relativamente a tre decreti:

  • Decreto 26 giungo 1984: “Classificazione di reazione al fuoco e omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi”
  • Decreto 10 marzo 2005: “Classi di reazione al fuoco dei prodotti da costruzione destinati all’uso opere per le quali è prescritto il requisito della sicurezza in caso di incendio”
  • Decreto 3 agosto 2015: “Approvazione delle norme tecniche per la prevenzione incendi”.

Introduce importanti modifiche alla normativa italiana sulla classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.

Modifiche al decreto 26 giugno 1984

Nell’ottica di costruire un sistema armonizzato di classificazione europeo per la valutazione delle prestazioni relative al comportamento al fuoco si farà riferimento alla sola classificazione europea, mentre quella italiana verrà abrogata.

A tal fine è stato modificato anche l’allegato A.2.1 relativo ai materiali e ai relativi metodi di prova, dove ora si fa riferimento solo alla normativa europea in vigore al momento della certificazione.

Vengono, infine, stabiliti i tempi transitori necessari per l’adeguamento dei sistemi di produzione e per lo smaltimento delle scorte.

Modifiche al decreto 10 marzo 2005

Nel decreto si fa riferimento al fatto che la validità della certificazione rilasciata ai sensi del decreto 26 giugno 1984 (quindi certificazione secondo le classi italiane) decade al termine del periodo di coesistenza definito dalla Commissione europea. Quindi, entro tale termine, essa rimane utilizzabile, ma superato il termine “per i prodotti da costruzioni omologati in classe italiana non è consentita l’installazione sull’involucro esterno delle attività soggette ai controlli di prevenzione incendi”.

Nello specifico:

  • è consentita la produzione e l’immissione sul mercato dei materiali certificati secondo classe italiana per un periodo non superiore a sei mesi dall’entra in vigore del nuovo decreto;
  • è consentita l’installazione di tali materiali entro un periodo non superiore a dodici messi dalla entrata in vigore dello stesso.

Modifiche al decreto 03 agosto 2015

L’abrogazione della classificazione italiana di reazione al fuoco si traduce, nel codice di prevenzione incendi, con una modifica alla strategia S.1, dove nelle tabelle di classificazione dei gruppi di materiali scompare, per l’appunto, la sigla “Ita” che individuava le classi italiane di reazione al fuoco e rimane solamente la sigla “EU” riferita alla classificazione europea.

Progetti BIM: peculiarità di casi pratici

Sulla base di quanto introdotto nei precedenti articoli, sulle possibilità che può offrire la tecnologia BIM (Building Information Modeling) nel mondo dell’antincendio e sulla direzione progettuale futura da intraprendere, l’effettiva applicazione su casi pratici non si è fatta attendere.

Tra i tanti progetti realizzati in BIM, una delle prime applicazione di questa tecnologia ha riguardato la progettazione antincendio per un’azienda produttrice di calzature.

Il metodo

Essendo una delle prime applicazioni della progettazione in BIM, la concentrazione si è focalizzata sull’adattare, man mano che l’iter progettuale proseguiva, le potenzialità di questa tecnologia alle peculiarità dell’antincendio.

Come già accennato precedentemente, la cooperazione tra esperti nel settore antincendio e in quello del BIM è sfociata nella realizzazione di un template personalizzato ai fini dell’antincendio. Al di là dell’applicazione di questo template l’obiettivo del progettista è stato quello di implementare nuove famiglie dinamiche, utili nella progettazione antincendio, per poter essere adottate anche nelle successive pratiche.

 

 

Le caratteristiche progettuali

La progettazione in sé, oltre all’utilizzo del BIM, è stata caratterizzata da un’ulteriore peculiarità. È stata caratterizzata da un aspetto procedurale atipico.

Il difficile reperimento delle informazioni fondamentali ai fini della progettazione stava rischiando di allungare notevolmente i tempi. Mancavano informazioni fondamentali come il quantitativo di materiale presente, l’affollamento massimo, altezza di stoccaggio, impianti presenti e così via.

Per accelerare i tempi l’idea è stata quella di sviluppare un’analisi di fattibilità delle condizioni reali ed esistenti con il fine di definire tutta una serie di input iniziali che rispettassero il più fedelmente possibile le condizioni reali dell’attività e che permettessero una progettazione efficace, sicura e soddisfacente per entrambe le parti.

Questi input iniziali, individuati lato progettista, hanno permesso di portare avanti una progettazione che altrimenti sarebbe stata bloccata. Successivamente, tali dati sono stati ridefiniti ed integrati con le informazioni del cliente.

Tale cooperazione ha portato alla realizzazione di una progettazione che non richiedesse soluzioni alternative e che rispettasse a pieno le soluzioni conformi previste dalla normativa, ottenendo parere favorevole dal Comando dei Vigili del Fuoco.   

Gli inizi della progettazione in BIM

Con l’avanzata tecnologica e l’avvento del Building Information Modeling (BIM) il team FSE PROGETTI ha riconosciuto la necessità di offrire un servizio di Ingegneria nel settore antincendio all’avanguardia, al passo coi tempi.

Parallelamente al passaggio normativo da un approccio meramente prescrittivo a quello ingegneristico prestazionale si inserisce questa nuova opportunità progettuale offerta dal BIM.

Per questo è stato fatto un grande lavoro per implementare le potenzialità del modello BIM per garantire la sicurezza degli occupanti e mantenere integre le strategie antincendio, adottate in fase di progettazione, per tutta la vita utile dell’edificio.

Inizialmente è stato avviato un percorso di ricerca e studio, che permettesse di capire quali fossero le effettive potenzialità del BIM all’interno del mondo antincendio. Dopo un primo periodo di analisi e di adattamento delle caratteristiche del BIM all’antincendio si è partiti da un caso reale, testando l’applicabilità del BIM, con l’obiettivo di trovare una soluzione progettuale.

Il caso studio: Deposito pallet in legno

Trattandosi di una prima applicazione del BIM in una progettazione antincendio, parallelamente al percorso di studio e di ricerca si è cercato di applicare ciò che si stava imparando su un caso reale. Quale modo migliore di consolidare ciò che si apprende se non applicandolo?

Sostanzialmente si trattava di una semplice attività che realizzata pallet in legno con successivo deposito in magazzino. Tuttavia, andavano rivalutata tutta l’attività in termini di impianti antincendio, in modo tale da uniformare lo stabilimento adeguandolo con soluzioni tecniche normativamente attuali.

Con l’utilizzo del BIM, dopo la prima fase di modellazione 3D dell’edifico, è stato possibile in modo celere scegliere le caratteristiche tipologiche e dimensionali di tutti gli elementi necessari per gli impianti (termianli, valovle, accessori, tipologia di tubazioni) e avere in tempo reale sensibilità sulle eventuali criticità che invece sarebbero emerse in futuro, all’atto pratico della realizzazione.

Grazie alla modellazione 3D possiamo renderci conto di come si sviluppa la rete all’interno dell’edificio, della presenza di elementi strutturali che ne ostacolano il percorso o possono disturbare, nel caso di un impianto sprinkler, ad esempio, la scarica delle testine. Diviene semplice individuare possibili interferenze dell’impianto con altri impianti presenti. Tutto ciò risulta importante nella fase esecutiva della progettazione, perché consente di poter rettificare il disegno o modificare la scelta operativa prima che la rete venga posta in opera, guadagnando in termini di tempo e quindi economici e di sicurezza. 

Conclusioni

Questa prima applicazione della progettazione in BIM si può ritenere un successo. Oltre a sperimentare una prima implementazione della nuova tecnologia, con le sue potenzialità, problematiche e soluzioni offerte, parallelamente alla fase di studio è stata sperimentata l’applicazione ad un caso reale, al termine del quale è stato presentato al Comando dei Vigili del Fuoco e ottenuto parere favorevole.

La prima pietra è stata posata con questo progetto. Da questo momento l’utilizzo del BIM nella progettazione antincendio ha preso sempre più piede in FSE PROGETTI con l’obiettivo di diventare il fiore all’occhiello della prevenzione incendi.

Resistenza al Fuoco delle strutture con il Codice

Oggi non come ieri

Al giorno d’oggi è di vitale importanza condividere gli aspetti di resistenza al fuoco con chi si occupa delle strutture si dal primo momento. Una volta, infatti, non solo a volte venivano “dimenticati” i CERT.REI nelle pratiche di prevenzione incendi, ma spesso si demandava la verifica di resistenza al fuoco alla fase finale di SCIA, comunicando da parte del professionista antincendio la mera Classe di resistenza al fuoco all’ingegnere strutturista preposto all’esecuzione delle verifiche.

L’importanza della condivisione

Con un approccio prestazionale (soluzioni alternative) o comunque semi-prestazionale (soluzioni conformi) dovuto all’applicazione del Codice di Prevenzione Incendi, la strategia S.2 rappresenta una pietra miliare della sicurezza antincendio delle nostre attività. Oggi è infatti necessario da subito conoscere le caratteristiche strutturali, la necessità di installare protettivi (in questo caso dovremo trascurare immediatamente la possibilità di ricorrere alla Fire Engineering) oppure la possibilità di verificare la struttura, come viene definita in gergo “nuda” ricorrendo a metodologie sperimentali, tabellari, analitiche o analitiche con FSE.

Il ruolo chiave nella definizione dell’albero de guasti

Quando si applicano le soluzioni alternative, in presenza di impianti di protezione attiva (es. sprinkler) a disponibilità superiore, è necessario valutare quantitativamente l’impatto dei vari scenari di incendio ipotizzabili, anche e soprattutto da un punto di vista strutturale. Un professionista antincendio, da solo, non può farlo. O meglio può farlo ad esempio se è inserito all’interno di un team di progettazione completo, dove ognuno possiede una peculiarità e specificità (es. strutturista, impiantista, modellatore ecc…) ed ha la possibilità di contribuire alla bontà tecnica della progettazione con il suo know-how professionale.

La necessità di sapere

Quando ci si accinge ad eseguire le verifiche al fuoco (tipicamente con gli Eurocodici) il professionista che si occupa dell’analisi strutturale deve necessariamente conoscere il livello di prestazione da garantire, i requisiti minimi da soddisfare nonché il metodo di progettazione utilizzato. Questo gli consentirà di elaborare un CERT.REI coerente, compatibile e corretto.

Come trasferire le informazioni in modo chiaro e sintetico?

Noi abbiamo sviluppato internamente un documento molto simile ad una specifica tecnica di un impianto. Ispirandoci a queste, infatti, abbiamo sintetizzato gli aspetti che riteniamo “chiave” nella trasmissione della richiesta tecnica nei confronti del collega strutturista che si occuperà delle verifiche. Nel nostro caso però avendo la competenza interna tutto diventa più semplice. Per chi invece esternalizza questo servizio, può essere un buon punto di partenza. Potete trovarla allegata a questo articolo.

Dallo sviluppo interno del BIM alla novità istituzionale del progetto BIM-FDC

#iniziodiunanuovaera

Da carta e matita a mouse e tastiera. Dalla progettazione a mano al calcolo computerizzato. Il salto evolutivo che ha interessato la progettazione in ambito ingegneristico, architettonico e impiantistico, non si è arrestato negli anni. Anzi, ha raggiunto un livello ancora più elevato grazie alla nascita, lo sviluppo e l’implementazione della tecnologia BIM.

Che cos’è il BIM?

La forza del BIM (Building Information Modeling) non è solo quella di creare modelli 3D, ma dare una rappresentazione digitale delle caratteristiche fisiche e funzionali di una struttura. Ha la capacità di mostrare non solo come si presenta un progetto nel suo complesso, ma anche come si comporterà.

L’aspetto degno di nota di questa tecnologia è quello di poter essere utilizzata contemporaneamente dai vari attori che entrano nel gioco della progettazione (architetti, ingegneri, costruttori, clienti ecc… ). Una modifica apportata da una parte si riflette istantaneamente su tutti, consentendo una collaborazione e comunicazione allineata.

Il BIM e l’Antincendio

Nella progettazione antincendio l’implementazione e la diffusione del BIM ha rappresentato un salto di qualità, grazie in particolare al vasto patrimonio informativo che è contenuto negli elementi della progettazione. Informazioni che:

  • consentono una verifica più precisa e realistica dell’efficacia delle soluzioni sviluppate;
  • offrono un quadro completo e aggiornato sul mantenimento dell’efficienza delle soluzioni impiantistiche adottate;
  • consentono di effettuare simulazioni di varia natura come la verifica delle vie d’esodo, la valutazione degli scenari di incendio, la propagazione dei fumi e le analisi fluidodinamiche.

In un precedente articolo è stata già accennata l’importanza e le possibilità che può offrire questa tecnologica nel mondo dell’antincendio. Tanto è che in FSE PROGETTI l’implementazione del BIM ha preso piede dal momento in cui ci si è resi conto della direzione che stava prendendo la progettazione, in generale, e dei benefici che questo nuovo approccio avrebbe apportato all’antincendio, nello specifico.

La possibilità di cooperare e interagire con società che parlano la “stessa lingua” (quella del BIM) e, quindi, di integrare contemporaneamente la progettazione antincendio a quella strutturale, architettonica e, di conseguenza, creare un modello unico con tutte le possibili informazioni al suo interno, è stato uno dei motivi trainanti dell’adozione del BIM. Un’adozione, tuttavia, che richiede un’ulteriore implementazione per allinearsi al mondo dell’antincendio, soprattutto per quanto concerne la parte di verifica di una soluzione. La cooperazione tra esperti nel settore antincendio e in quello del BIM è sfociata nella realizzazione di un template personalizzato capace di effettuare delle verifiche di prevenzione incendi.

FDC ovvero il Fire Digital Check

Proprio sul tema delle verifiche/validazione dei progetti di prevenzione incendi, il dirompente impatto del BIM non si è fatto attendere, tanto da indurre il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco ad abbracciare questa evoluzione e formulare un progetto di integrazione della prevenzione incendi con il BIM. Nasce così il cosiddetto progetto BIM – FDC (Fire Digital Check).

Il progetto è finalizzato ad automatizzare la validazione dei progetti di Prevenzione Incendi elaborati con il Codice, limitatamente alle soluzioni conformi, in modo da dare ausilio al progettista durante la progettazione al fine di verificare le prestazioni delle varie misure antincendio man mano che avanza con la progettazione. Avere, quindi, a disposizione un Alert che lo avverte di una possibile incongruenza e che lo porti a correggere le sue scelte.

In attesa degli ulteriori sviluppi, quello che ci si aspetta da questa evoluzione è un’implementazione dell’intero Codice all’interno del BIM in modo da avere degli automatismi che permettano di verificare di volta in volta la correttezza delle varie fasi di progettazione svolte. Ovvero, tentare di ridurre l’eventuale errore dovuto al fattore umano.

Un sistema di validazione che, comunque, non rischia di annichilire il ruolo del progettista poiché, come accennato precedentemente, è un progetto limitato alle soluzioni conformi poiché solo su quelle è possibile agire in maniera standard. Sulla valutazione del rischio e sulla progettazione relativa alle soluzioni alternative, data la complessità e la variabilità delle soluzioni si rimanda completamente alla capacità ed esperienza del progettista antincendio.

Se il passaggio dal tecnigrafo al computer ha segnato una rivoluzione, ora è giunto il momento di una riforma.

Scadenza imminente per l’adeguamento antincendio delle strutture sanitarie

Il Decreto 19 marzo 2015, aggiornò la regola tecnica di prevenzione incendi per le strutture sanitarie pubbliche e private (Allegato del Decreto del Ministro dell’Interno 18 settembre 2002), con la quale si previdero degli adeguamenti a carico di determinati tipologie di strutture sanitarie.

In particolare, per quelle strutture che erogavano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale, con superficie maggiore di 500 m² e fino a 1.000 m2, sia di nuova costruzione che esistenti dalla data di entrata in vigore del suddetto Decreto, erano previsti degli adeguamenti ai requisiti di sicurezza antincendio previsti nel Titolo IV, Capo II del decreto del Ministro dell’interno 18 settembre 2002, (successivamente sostituito dall’Allegato II del Decreto 19 marzo 2015) contenente una serie di prescrizioni previste per punti e che dovevano essere osservate dalle strutture sanitarie sopra indicate.

Nello specifico

Secondo l’Art. 3, comma 1, lettera a, per alcuni punti delle prescrizioni il termine previsto per l’adeguamento era di sei mesi, mentre per i restanti punti del titolo IV, Capo II del decreto, a completamento dell’opera di adeguamento, “entro sei anni dal termine previsto alla lettera a)”.

Tuttavia, con il successivo Decreto 20 febbraio 2020 furono prorogate di un ulteriore anno le scadenze di adeguamento di prevenzione incendi per le strutture sanitarie, previste nel 2015.

Eccoci, dunque, giunti in prossimità della scadenza. Il 24 ottobre 2022 scade il termine per completare l’adeguamento antincendio delle suddette strutture sanitarie ed entro la medesima data dovrà essere presentata la segnalazione certificata di inizio attività (S.C.I.A) a dimostrazione del completamento dell’adeguamento antincendio.

 

D.M. 1° settembre 2021: entrata in vigore e novità

L’obiettivo dei tre Decreti Ministeriali del 2021 è quello di superare il D.M. 10 marzo 1998 “Criteri generali di sicurezza antincendio e per la gestione dell’emergenza nei luoghi di lavoro”.  Il primo di questi 3 D.M. ad entrare in vigore è il D.M. 1° settembre 2021 “Criteri generali per il controllo e la manutenzione degli impianti, attrezzature ed altri sistemi di sicurezza antincendio”, entrato in vigore dallo scorso 25 settembre. Tuttavia, con il Decreto del Ministero dell’Interno 15 settembre 2022, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.224 del 24 settembre 2022, è stata confermata la proroga esclusivamente limitata all’articolo 4 relativo alla qualificazione dei tecnici manutentori, che entrerà in vigore a decorrere dal 25 settembre 2023. Sono state previste, inoltre, importanti modifiche all’allegato II del D.M. 1° settembre 2021.

Cosa comporta la proroga?

Poiché la proroga riguarda la sola applicazione dell’articolo 4 del D.M. 1° settembre 2021, sarà dunque, dal 25 settembre 2023 che gli interventi di manutenzione e i controlli sugli impianti e le attrezzature e le altre misure di sicurezza antincendio, saranno eseguiti da tecnici manutentori qualificati. Le modalità di qualificazione del tecnico manutentore sono definite all’interno dell’Allegato II del suddetto Decreto, e viene articolato in:

  • Generalità;
  • Docenti;
  • Contenuti minimi della formazione per la qualifica del tecnico manutentore.

In sostanza, l’allegato si articola in un “Prospetto” dove vengono riportate le conoscenze, le abilità e le competenze che deve possedere il tecnico manutentore qualificato per ciascun compito che deve svolgere e diversi “Prospetti” che riportano i contenuti minimi della formazione teorica e delle esercitazioni pratiche per gli impianti, le attrezzature ed i sistemi di sicurezza antincendio maggiormente utilizzato all’interno dei luoghi di lavoro.

Evidentemente, questa proroga nasce dalle difficoltà riscontrate nell’attuare i percorsi di qualifica nei tempi previsti originariamente.

Modifiche all’Allegato II

Oltre all’aggiunta di precisazioni di carattere sostantivo per completare il significato terminologico di alcune affermazioni/definizioni, la modifica sostanziale ricade sulla costruzione dei prospetti riguardanti i contenuti minimi e durata dei corsi di formazione teorico pratica per il tecnico manutentore qualificato.

In particolare, il prospetto 3.8 riguardante i contenuti minimi per i sistemi per lo smaltimento del fumo e del calore, che inizialmente considerava unitamente sia i sistemi naturali (SENFC) che forzati (SEFFC), con la nuova modifica viene scorporato in due distinti prospetti:

  • 8.1: specifico per i sistemi di evacuazione naturale di fumo e calore (SENFC);
  • 8.2: specifico per i sistemi di evacuazione forzata di fumo e calore (SEFFC) e sistemi di ventilazione orizzontale del fumo e del calore (SVOF).

In aggiunta, viene introdotto il Prospetto 3.14 riguardante i contenuti minimi e durata dei corsi di formazione teorico pratica per il tecnico manutentore qualificato, specifico per i Sistemi a polvere, inizialmente non previsto.

In definitiva, l’intero D.M. 1° settembre 2021 entra in vigore a partire dal 25 settembre 2022, con le modifiche sopra enunciate, ad esclusione dell’articolo 4 dello stesso D.M. la cui entrata in vigore è stata prorogata al 25 settembre 2023.