Tenibilità Vigili del Fuoco

Approfondimento sulla Tenibilità, ovvero sulle soglie di prestazione per l’intervento dei vigili del fuoco (dove il Codice non arriva).

Quali sono le soglie di prestazione per l'intervento dei Vigili del Fuoco?

Il Codice non riporta specifiche soglie di prestazione da garantire per l’intervento dei Vigili del Fuoco. Infatti, si parla solo di “soccorritori” con la dovuta specifica che questi non sono i VVF. A margine della tabella M.3-2: Esempio di soglie di prestazione impiegabili con il metodo di calcolo avanzato, viene riportato quanto segue:

"Ai fini di questa tabella, per soccorritori si intendono i componenti delle squadre aziendali opportunamente protetti ed addestrati alla lotta antincendio, all’uso dei dispositivi di protezione delle vie aeree, ad operare in condizioni di scarsa visibilità. Ulteriori indicazioni possono essere desunte ad esempio da documenti dell’Australian Fire Authorities Council (AFAC) per hazardous conditions."

Analizzando quindi Australian Fire Authorities Council (AFAC) per hazardous conditions [1], si trovano delle indicazioni specifiche sui concetti di tenibilità delle squadre VVF, identificando 3 “periodi” di esposizione:

 

Routine condition

Condizioni di temperature elevate, ma radiazione termica indiretta. I valori soglia sono:

 

Tempo di esposizione = 25min

Temperatura (strato fumi freddi) = 100°C

Irraggiamento = 1 kW/m2

 

Hazardous condition

Condizioni dove ci si aspetta che i vigili del fuoco operino per un breve periodo di tempo ad alte temperature in combinazione con la radiazione termica diretta. I valori soglia sono:

 

Tempo di esposizione = 10min

Temperatura (strato fumi freddi) = 120°C

Irraggiamento = 3 kW/m2

 

Extreme condition

Queste condizioni si incontrerebbero in una situazione di salvataggio estremo o fuga dal flash-over. I valori soglia sono:

 

Tempo di esposizione = 1min

Temperatura (strato fumi caldi) = 280°C

Temperatura (strato fumi freddi) = 160°C

Irraggiamento = 4 – 4,5 kW/m2

Critical conditions

Queste condizioni si incontrerebbero in una situazione di salvataggio estremo o fuga dal flash-over. I valori soglia sono:

Tempo di esposizione = < 1min

Temperatura (strato fumi freddi) = > 235°C

Irraggiamento = >10 kW/m2

Viene inoltre evidenziato come quando lo strato di fumo si trova a meno di 1m sopra il livello del pavimento, la velocità di ricerca diventa ostacolata e il tempo per intraprendere l’intervento aumenta.

Conclusioni

Con tale documento, direttamente suggerito dal Codice è quindi possibile ottenere le soglie di prestazione sulla base delle quali è possibile validare quantitativamente le scelte progettuali fatte. Tipicamente queste soglie vengono utilizzate per le verifiche delle soluzioni alternative al livello di prestazione II della strategia S.8 Controllo di Fumi e Calore. Queste soglie sono generalmente da garantire fino al momento dell'arrivo dei Vigili del Fuoco presso l'attività. Questo valore può essere desunto dall'annuario statistico.

 

Altezza libera da fumi

1m

Temperatura (Z=1,5m)

100 (t < 25min)

120 (t < 10min)

°C

Irraggiamento (Z=1,5m)1 (t < 25min)

3 (t < 10min)

kW/m2

 

[1] GUIDELINE Version 3.0 14 April 2020 Doctrine ID 3068 Fire Brigade Intervention Model Manual.

 

Smaltimento di fumo e calore d’emergenza

Non tutti gli impianti di smaltimento fumo e calore devono possedere i requisiti delle UNI9494 come SEFNC oppure SEFFC. Con il Codice di Prevenzione Incendi è possibile utilizzare aperture e/o impianti di smaltimento di fumo e calore d’emergenza. Vediamo come.

Capitolo S.8 Smaltimento di Fumo e Calore

Per il Livello di prestazione II della strategia S.8 del Codice, viene chiesto al progettista che sia possibile smaltire fumi e calore dell’incendio dai compartimenti al fine di facilitare le operazioni delle squadre di soccorso. A tutti gli effetti infatti non viene richiesta una "soglia minima di prestazione" (es: 2m liberi dai fumi come gli SEFC) ma un sistema in grado sostanzialmente di "migliorare" le condizioni di intervento sull'incendio. Il Codice, come in tutte le strategie, ci da la possibilità di percorrere la soluzione conforme oppure quella alternativa (sono in rari casi la Deroga, che sempre più è vista molto male dai comandi VVF).

Soluzione conforme al Livello II

  1. Per ogni compartimento deve essere prevista la possibilità di effettuare lo smaltimento di fumo e calore d’emergenza.
  2. In esito alle risultanze della valutazione del rischio, è ammesso installare sistemi di ventilazione forzata orizzontale del fumo e del calore (SVOF), anche in luogo delle aperture di smaltimento di fumo e calore d’emergenza, in particolare in attività complesse dove risulti necessario garantire la sicurezza delle squadre di soccorso creando una via da accesso libera da fumi e calore sino alla posizione dell’incendio.

 

SOLUZIONE 1

Aperture di smaltimento di fumo e calore d’emergenza

A differenza dei SEFC, correttamente dimensionati, lo smaltimento di fumo e calore d’emergenza non ha la funzione di creare un adeguato strato libero dai fumi durante lo sviluppo dell’incendio, ma solo quello di facilitare l’opera di estinzione dei soccorritori.

Lo smaltimento di fumo e calore d’emergenza può essere realizzato per mezzo di aperture di smaltimento dei prodotti della combustione verso l’esterno dell’edificio. Tali aperture coincidono generalmente con quelle già ordinariamente disponibili per la funzionalità dell’attività (es. finestre, lucernari, porte, ...).

 

Caratteristiche

Le aperture di smaltimento devono essere realizzate in modo che:

  • sia possibile smaltire fumo e calore da tutti gli ambiti del compartimento;
  • fumo e calore smaltiti non interferiscano con il sistema delle vie d’esodo, non propaghino l’incendio verso altri locali, piani o compartimenti.

Le aperture di smaltimento devono essere protette dall’ostruzione accidentale durante l’esercizio dell’attività e devono essere previste indicazioni specifiche per la gestione in emergenza delle aperture di smaltimento (capitolo S.5).

Le aperture di smaltimento sono realizzate secondo uno dei tipi d’impiego previsti nella tabella. In relazione agli esiti della valutazione del rischio, una porzione della superficie utile delle aperture di smaltimento dovrebbe essere realizzata con una modalità di tipo SEa, SEb, SEc. (Ad esempio, la presenza esclusiva di aperture di smaltimento in posizione difficilmente accessibile è un fattore di rischio da valutare.)

Tabella S.8-4: Tipi di realizzazione delle aperture di smaltimento

 

Dimensionamento

La superficie utile minima complessiva SE delle aperture di smaltimento di piano è calcolata come indicato in tabella in funzione del carico di incendio specifico qf (capitolo S.2) e della superficie lorda di ciascun piano del compartimento A. Inoltre, la superficie utile SE può essere suddivisa in più aperture. Ciascuna apertura dovrebbe avere forma regolare e superficie utile ≥ 0,10 m2.

 

Tabella S.8-5: Tipi di dimensionamento per le aperture di smaltimento

 

Verifica della distribuzione uniforme delle aperture di smaltimento

Le aperture di smaltimento dovrebbero essere distribuite uniformemente nella porzione superiore di tutti i locali, al fine di facilitare lo smaltimento dei fumi caldi dagli ambiti del compartimento. E' utile considerare anche opportune superfici di immissione aria fresca, altrimenti fluido-dinamicamente lo smaltimento potrebbe essere fortemente compromesso.

L’uniforme distribuzione in pianta delle aperture di smaltimento può essere verificata imponendo che il compartimento sia completamente coperto in pianta dalle aree di influenza delle aperture di smaltimento ad esso pertinenti , imponendo nel calcolo un raggio di influenza roffset pari a 20 m o altrimenti determinato secondo le risultanze della valutazione del rischio.

Illustrazione S.8-1: Verifica dell’uniforme distribuzione in pianta delle aperture di smaltimento

 

SOLUZIONE 2

Aperture di smaltimento di fumo e calore d’emergenza

I sistemi di ventilazione orizzontale forzata (jet-fan) possono essere progettati per uno o più dei seguenti obiettivi di sicurezza in caso di incendio:

  • fornire condizioni tenibili per le squadre di soccorso da un punto di accesso sino alla posizione dell’incendio; (per le condizioni di tenibilità si fa riferimento al capitolo M.3);
  • proteggere le vie di esodo, ad esclusione di quelle nel compartimento di primo innesco;
  • agevolare lo smaltimento di fumo e calore dall’attività dopo l’incendio e ripristinare rapidamente le condizioni di sicurezza.

Come le aperture di smaltimento di fumo e calore d’emergenza, anche gli SVOF non hanno la funzione di creare un adeguato strato libero dai fumi durante lo sviluppo dell’incendio. Gli SVOF possono perturbare la stratificazione di fumo e calore, in particolare nel compartimento di primo innesco dell’incendio. Gli SVOF possono essere installati anche limitatamente ad aree a rischio specifico.

Devono essere inoltre soddisfatti i seguenti requisiti:

  • l’attivazione dello SVOF deve essere effettuata solo dopo l’evacuazione degli occupanti dal compartimento di primo innesco;
  • in caso di presenza di sistemi automatici di inibizione, controllo o estinzione dell’incendio (es. sprinkler,...) deve essere garantita la compatibilità di funzionamento con lo SVOF utilizzato;
  • in presenza di IRAI devono essere previste funzioni di comunicazione e controllo dello stato dello SVOF.
  • Devono essere previste indicazioni specifiche per la gestione in emergenza dello SVOF (capitolo S.5).

SOLUZIONE 3

Soluzione alternativa al livello di prestazione II

Sono ammesse soluzioni alternative per questo livello di prestazione e al fine di dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione, il progettista può impiegare tra metodi del paragrafo G.2.7, l'approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio in accordo ai capitoli M1, M2 ed M3.

Nel Codice sono riportate alcune modalità generalmente accettate per la progettazione di soluzioni alternative. Il progettista può comunque impiegare modalità diverse da quelle elencate.

 

Aperture di smaltimento di fumo e calore d’emergenza (§ S.8.5)

Si dimostri, anche con metodi analitici, che i soccorritori possano smaltire fumo e calore dell’incendio nella configurazione considerata o grazie ad un impianto di smaltimento meccanico. Possono essere impiegati i metodi di progettazione descritti nell’Appendice G “Smaltimento di fumo e calore di emergenza” della norma UNI 9494-1 e nell’Appendice H “Requisiti del sistemi meccanici per lo smaltimento del fumo e calore di emergenza” della norma UNI 9494-2. In questo caso l'approccio ingegneristico consente di ottimizzare gli impianti, i layout e dimostrare quantitativamente gli effetti dell'incendio nonché le condizioni di tenibilità.

 

Distribuzione uniforme delle aperture di smaltimento (§ S.8.5.3)

Sia garantita l’accessibilità protetta per i soccorritori a tutti i piani dell’attività e la disponibilità in prossimità di attrezzature e dispositivi di protezione antincendio, oppure si dimostri il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza per i soccorritori impiegando i metodi di cui al capitolo M.3. (Per soccorritori si intendono i componenti delle squadre aziendali opportunamente protetti ed addestrati alla lotta antincendio, all’uso dei dispositivi di protezione delle vie aeree, ad operare in condizioni di scarsa visibilità).

 

Caratteristiche degli SVOF (§ S.8.6)

In assenza di norme, TS o TR adottati dall’ente nazionale di normazione, possono essere utilizzati i principi di progettazione e le modalità di installazione e gestione contenute in prCEN/TS 12101-11.

 

Tutti i casi

Si dimostri il raggiungimento degli obiettivi di sicurezza ovvero: "Deve essere possibile smaltire fumi e calore dell’incendio dai compartimenti al fine di facilitare le operazioni delle squadre di soccorso".

Gestione della Sicurezza Antincendio

La Gestione della Sicurezza Antincendio nel Codice di Prevenzione Incendi

La Gestione della sicurezza antincendio (GSA) è una misura finalizzata alla gestione di un’attività in condizioni di sicurezza, sia in fase di esercizio che in fase di emergenza, attraverso l’adozione di una organizzazione che prevede ruoli, compiti, responsabilità e procedure. Sin dalla prima versione del Codice di Prevenzione Incendi il ruolo della GSA è diventato di assoluto spessore. Se prima con il DM 10 marzo 1998 era spesso relagata ad un piccolo trafiletto generico e finale, oggi deve essere opportunamente progettata in fase di valutazione del progetto ed ampiamente sviluppata in fase di SCIA.

 

La GSA è l’unico strumento che il responsabile dell’attività ha per garantire la sicurezza ottenuta con la progettazione, nel tempo.

 

3 Livelli di prestazione

Il Codice prevede 3 livelli di prestazione in questa strategia, via via più articolati e complessi in funzione delle caratteristiche dell’attività. In pieno prestazionale. Nello specifico abbiamo:

  • Livello di prestazione 1: Gestione della sicurezza antincendio per il mantenimento delle condizioni di esercizio e di risposta all’emergenza.
  • Livello di prestazione 2: Gestione della sicurezza antincendio per il mantenimento delle condizioni di esercizio e di risposta all’emergenza con struttura di supporto.
  • Livello di prestazione 3: Gestione della sicurezza antincendio per il mantenimento delle condizioni di esercizio e di risposta all’emergenza con struttura di supporto dedicata.

 

Come definire il livello di prestazione dell’attività?

Anche in questo caso il Codice ci aiuta con criteri di attribuzione generalmente accettati, considerando una serie di paramenti caratteristici del livello di rischio dell’attività

Quando posso fare livello di prestazione 1?

Nelle attività più semplici, con materiali contenuti con velocità di propagazione al massimo media, inseriti in fabbricati non vincolati e non strategici e con impatto ambientale di un potenziale incendio non significativo. Per quanto riguarda gli occupanti, non deve essere prevalentemente destinata ad occupanti con disabilita, tutti i piani dell’attività situati a quota compresa tra -10 m e 54 m, i quantitativi di materiale contenuto devono essere contenuti con una limitazione al carico di incendio specifico qf ≤ 1200 MJ/m2 (comunque piuttosto alto) e che non si detengono o trattano sostanze o miscele pericolose in quantità significative, nonché non si effettuino lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio.

 

Quando devo fare il livello di prestazione 2?

È il livello di prestazione medio, perciò vi si ricade nel momento in cui non ci si configura ne nel livello 1, ne nel livello 3.

 

Quando devo fare livello di prestazione 3?

Nelle attività più complesse, con materiali contenuti con velocità di propagazione veloce, profilo di rischio Rbeni compreso in 3, 4, se aperta al pubblico con un affollamento complessivo > 300 occupanti oppure se non aperta al pubblico con un affollamento complessivo > 1000 occupanti. Altrimenti nei casi con numero complessivo di posti letto > 100 e profili di rischio Rvita compresi in D1, D2, Ciii1, Ciii2, Ciii3 ovvero ospedali ed alberghi. Dove si detengono o trattano sostanze o miscele pericolose in quantità significative ed affollamento complessivo esposto al rischio > 25 occupanti e dove si effettuano lavorazioni pericolose ai fini dell’incendio ed affollamento complessivo esposto al rischio > 25 occupanti.

 

Come posso sviluppare il mio sistema di gestione della sicurezza antincendio?

Il processo di adattamento e stesura di un piano di gestione dell’emergenza è complesso, i dati di input iniziali sono complicati, numerosi ed interdisciplinari. Sono tutte informazioni al quale il responsabile di attività ha accesso tramite un groviglio di pratiche, approvazioni, norme UNI, circolari, buonsenso, linee guida, ma che risultano molto difficili da essere interpretate da chi non è un addetto al settore.

È per questo che un buon sistema di gestione della sicurezza antincendio deve essere semplice nei termini e definizioni, comodo per essere utilizzato e facile da mantenere aggiornato nel tempo.

 

L’importanza della GSA nell’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio

Quando si percorrono le soluzioni alternative, viene percorsa una strada progettuale molto articolata e complessa che prevede un processo di individuazione degli scenari di incendio con il Comando dei Vigili del Fuoco, sulla base del quale viene avviata la progettazione di dettaglio. E’ importantissimo quindi che tramite la GSA non si vengano a modificare i parametri iniziali, altrimenti verrebbe invalidata la progettazione sofisticata che è stata eseguita.

Sono necessari infatti requisiti aggiuntivi per la gestione della sicurezza antincendio con l’applicazione della metodologia prestazionale. Il professionista antincendio infatti basa l’individuazione delle misure antincendio di prevenzione e protezione di progetto su specifiche ipotesi e limitazioni d’esercizio, devono pertanto essere previste specifiche misure di gestione della sicurezza antincendio affinché non possa verificarsi la riduzione del livello di sicurezza assicurato inizialmente.

Le specifiche misure di gestione della sicurezza antincendio devono essere riferite agli aspetti trattati nella progettazione prestazionale, con particolare riguardo alle specifiche soluzioni progettuali, alle misure antincendio di prevenzione e protezione adottate, al mantenimento delle condizioni di esercizio da cui discendono i valori dei parametri di ingresso nella progettazione prestazionale. Su specifiche misure di gestione della sicurezza antincendio sono sottoposte a verifiche periodiche da parte del responsabile dell’attività secondo le cadenze temporali già definite nel progetto.

Nell’ambito del programma per l’attuazione della gestione della sicurezza antincendio devono essere valutati ed esplicitati i provvedimenti presi relativamente ai seguenti punti:

  1. organizzazione del personale;
  2. identificazione e valutazione dei pericoli derivanti dall’attività; c. controllo operativo;
  3. gestione delle modifiche;
  4. pianificazione di emergenza;
  5. sicurezza delle squadre di soccorso;
  6. controllo delle prestazioni;
  7. manutenzione dei sistemi di protezione;
  8. controllo e revisione.

Qualora i sistemi di protezione attiva siano considerati ai fini della riduzione della potenza termica rilasciata dall’incendio RHR(t) o comunque contribuiscano a mitigare gli effetti dell’incendio, devono essere installati sistemi a disponibilità superiore.

 

Ora hai tutti gli strumenti per capire e decidere come comportarti nella tua attività.

mini Safety & Security

Semplificazioni per la realizzazione di spettacoli dal vivo - mini Safety & Security

DECRETO-LEGGE 16 luglio 2020, n. 76 - Art. 38 - bis

è stato pubblicato all'interno del DL semplificazioni un articolo dedicato alle manifestazioni temporanee. Si tratta di una semplificazione di natura procedurale, con campo di applicazione limitato. (ma sempre meglio che nulla!). In estrema sintesi possiamo dire che:

La semplificazione si applica alle seguenti condizioni

  1. le attività siano culturali quali il teatro, la musica, la danza e il musical
  2. in un orario compreso tra le ore 8:00 e le ore 23:00
  3. destinati ad un massimo  di  1.000  partecipanti
  4. siano svolte entro il 31 dicembre 2021
  5. siano adottate le disposizioni anti COVID-19
  6. assenza di vincoli ambientali, paesaggistici o culturali

Con tali condizioni, è sufficiente presentare la SCIA (contentente asseverazione di tecnico abilitato) , fino al giorno stesso dell'evento.

Il Decreto nel dettaglio

Fuori dei casi di cui agli articoli 142 e 143 del regolamento di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, al  fine  di  far  fronte alle ricadute  economiche  negative  per  il  settore  dell'industria culturale conseguenti  alle  misure  di  contenimento  dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, in via sperimentale fino al  31  dicembre 2021, per la realizzazione di spettacoli  dal  vivo  che  comprendono attività culturali quali  il  teatro,  la  musica,  la  danza  e  il musical, che si svolgono in un orario compreso tra le ore 8 e le  ore 23, destinati ad un massimo  di  1.000  partecipanti,  ogni  atto  di autorizzazione, licenza,  concessione  non  costitutiva,  permesso  o nulla osta comunque denominato,  richiesto  per  l'organizzazione  di spettacoli  dal  vivo,  il  cui   rilascio   dipenda   esclusivamente dall'accertamento di requisiti e presupposti richiesti dalla legge  o da atti amministrativi a  contenuto  generale,  è  sostituito  dalla segnalazione certificata di inizio attività di cui  all'articolo  19 della legge 7 agosto 1990, n.  241, presentata dall’interessato allo sportello unico per le attività produttive o ufficio analogo, fermo restando il rispetto delle disposizioni e delle linee guida adottate per la prevenzione e il contrasto della diffusione del contagio da COVID-19 e con esclusione dei casi  in  cui  sussistono  vincoli ambientali, paesaggistici o culturali nel luogo in cui si  svolge  lo spettacolo in oggetto.

La segnalazione di cui al comma 1 indica il numero massimo di partecipanti, il luogo e l'orario in cui si svolge lo spettacolo ed è corredata dalle dichiarazioni sostitutive di certificazioni e dell'atto di notorietà per quanto  riguarda  tutti  gli  stati,  le qualità personali e i fatti previsti negli  articoli  46  e  47  del testo unico di cui al decreto  del  Presidente  della  Repubblica  28 dicembre 2000, n.  445, nonché da una relazione tecnica di un professionista iscritto nell'albo degli ingegneri o nell’albo degli architetti o  nell'albo  dei  periti  industriali  o  nell'albo  dei geometri che attesta la rispondenza  del  luogo  dove  si  svolge  lo spettacolo alle regole tecniche stabilite con  decreto  del  Ministro dell'interno.

L'attività oggetto della segnalazione può essere iniziata dalla data della presentazione della segnalazione all'amministrazione competente.

L'amministrazione competente, in caso di accertata carenza dei requisiti e dei presupposti di cui al comma 1,  nel termine  di sessanta giorni dal ricevimento della segnalazione di cui al medesimo comma, adotta  motivati  provvedimenti  di  divieto  di  prosecuzione dell'attività e di rimozione  degli  eventuali  effetti  dannosi  di essa. In caso di dichiarazioni sostitutive di certificazioni  e dell'atto di notorietà false  o  mendaci,  l'amministrazione,  ferma restando l'applicazione delle sanzioni penali  di  cui  al  comma  5, nonché di quelle di cui al capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente della  Repubblica  28  dicembre  2000,  n.  445, può adottare i provvedimenti di cui al  primo  periodo  anche  dopo  la scadenza del termine di sessanta giorni.

Ogni controversia relativa all’applicazione   del   presente articolo è devoluta alla giurisdizione esclusiva del   giudice amministrativo. Ove il fatto non costituisca più grave reato, chiunque, nelle dichiarazioni, attestazioni o asseverazioni che corredano la segnalazione certificata di inizio attività, dichiara o attesta falsamente l'esistenza dei requisiti o dei presupposti di cui al comma 1 è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Progettare in presenza di veicoli elettrici

Progettare in presenza di veicoli elettrici con il Codice di Prevenzione Incendi

Sempre più spesso ci troviamo a dover progettare gli adeguamenti alla normativa antincendio in presenza di veicoli elettrici. Non solo in autorimessa, ma anche in caso ad esempio di un Hotel con colonnine di ricarica per i propri clienti. Ma cosa cambia davvero tra una progettazione con veicoli ordinari ed una con veicoli elettrici? In questo articolo vediamo, puntualmente per ogni strategia interessata, quello che cambia, e quello che (incredibilmente) non cambia. Questo ambito non è direttamente soggetto ai controlli dei Vigili del Fuoco, ma rappresenta un potenziale aggravio del rischio incendio, come i pannelli fotovoltaici.

 

S.2 Resistenza al fuoco

In questa strategia, l’analisi del rischio ci porta a valutare il carico di incendio. E’ quindi necessario sapere se un veicolo elettrico possiede più o meno energia (MJ) a disposizione per contribuire all’incendio rispetto ad un veicolo con motore termico. In letteratura sono presenti alcuni test sperimentali, nei quali è stata valutata questa grandezza. Con la doverosa variabilità è possibile considerare 6000MJ per singolo autoveicolo oppure continuare ad eseguire il calcolo “per destinazione d’uso” utilizzando i dati statistici di 200MJ/m2.

S.6 Controllo dell’incendio

In questa strategia, è necessario valutare il miglior estinguente. Incredibile ma vero, allo stato attuale della conoscenza per i veicoli elettrici il miglior estinguete risulta essere l’acqua, tanta acqua. Quindi, se si ritiene necessario, si può pensare di individuare un livello di prestazione non inferiore al III. L’estintore idrico, non ha purtroppo una capacità estinguente sufficiente per questi autoveicoli.

S.10 Sicurezza degli impianti tecnologici di servizio

In questa strategia, ci viene in aiuto la circolare DCPST n° 2 del 5 novembre 2018 in quanto In presenza di infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici devono essere utilizzati materiali, adottate soluzioni progettuali ed accorgimenti tecnici che limitino la probabilità di innesco dell’incendio e la successiva propagazione dello stesso anche all’interno dell’opera da costruzione e ad altre limitrofe. L’installazione di tali infrastrutture deve garantire la sicurezza degli operatori addetti alle operazioni di manutenzione nonché la sicurezza dei soccorritori.

 

Soluzioni alternative

Il rilascio termico RHR è reperibile in letteratura dimostra come le potenze in gioco siano molto simili a quelle degli autoveicoli classici, mentre la produzione di HF (e quindi la tossicità dei fumi) risulta essere decisamente superiore.

 

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staffaggi antisismici impianti antincendio

Installazioni fisse antincendio - sistemi automatici a sprinkler, Linea guida ai sistemi di protezione antisismica

Grazie al rapporto tecnico UNI/TR 11792:2020 finalmente in Italia sono stati introdotti parametri specifici per la protezione dei sistemi automatici a sprinkler in campo sismico. Il rapporto tecnico specifica infatti i requisiti di protezione antisismica dei sistemi automatici sprinkler in conformità alla EN 12845 e si applica esclusivamente in zone sismiche:

  • In conformità al punto 3.2.1 “Zone sismiche”dell’ Eurocodice 8 - Progettazione delle strutture per la resistenza sismica - Parte 1: Regole generali, azioni sismiche e regole per gli edifici;
  • In aree soggette a un picco di accelerazione al terreno maggiore del 9% di g.

Più nel dettaglio, il report specifica i requisiti non solo degli impianti sprinkler, bensì anche dei sistemi di tubazioni per naspi e idranti antincendio. I requisiti riportati sono volti ad aumentare notevolmente la probabilità che i sistemi di protezione antincendio rimangano in grado di funzionare durante un sisma e a minimizzate o evitare qualsiasi danno potenziale da acqua causato da perdite di sistemi antincendio fissi a causa di sisma, soprattutto nelle prime fasi caratterizzanti l’esodo.

 

Principi di progettazione

Nel documento sono sintetizzati 7 principi fondamentali;

  1. Controventare la tubazione e le attrezzature sprinkler per ridurre al minimo il movimento differenziale incontrollato tra questi impianti e la struttura collegata;
  2. Conferire flessibilità ai sistemi di tubazioni e alle attrezzature laddove si prevede il movimento differenziale tra porzioni di tali sistemi di tubazioni o attrezzature;
  3. Fornire spazio libero tra tubazione sprinkler ed elementi strutturali, pareti, pavimenti o altri oggetti in modo da ridurre al minimo i potenziali danni da urto;
  4. Fornire ancoraggio o vincolo per ridurre al minimo il potenziale scorrimento e/o ribaltamento di attrezzature quali la pompa di suppressione, la pompa di mantenimento pressione, i serbatoi, il quado di controllo, il pacco batteria e il serbatoio di gasolio;
  5. Utilizzare tipi di supporti e controventature per tubi in conformità alla EN 12845 per ridurre al minimo la possibilità di sfilamento e per posizionarli e fissarli correttamente soltanto agli elementi strutturali;
  6. Utilizzare tipi di metodi di giunzione dei tubi per ridurre al minimo le potenziali rotture dei tubi;
  7. fornire piani e calcoli dei sistemi di protezione antincendio con una corretta verifica del progetto e con una corretta verifica che l’installazione sia eseguita in conformità al report stesso.

Quando prevederli?

Il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile tramite la direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica a dicembre 2011 ha emanato la guida tecnica in merito alle linee di indirizzo per la riduzione della vulnerabilità sismica dell’impiantistica antincendio.

Problema riscontrato

gli studi effettuati a seguito dei terremoti hanno evidenziato situazioni di danno ricorrenti e, in particolare:

esternamente agli edifici:

  • rottura o schiacciamento di tubazioni interrate a causa di assestamenti o effetti di liquefazione che hanno provocato cedimenti del suolo;
  • consegne inadeguate di acqua in termini di volume e pressione, determinate da danni al sistema acquedottistico.

internamente agli edifici:

  • rottura delle tubazioni verticali (colonne montanti) a causa di forti spostamenti interpiano;
  • distacco dai relativi punti di ancoraggio dei ganci di sostegno dei tubi;
  • estrazione degli elementi di ancoraggio tra ganci e struttura dell’edificio a causa del carico sismico;
  • rottura delle testine degli sprinkler a causa dell’impatto con elementi strutturali o non strutturali adiacenti (ad es. pannelli di controsoffitto);
  • compromissione della tenuta di collegamenti e giunzioni di tubi;
  • danneggiamento di tubazioni che attraversavano giunti sismici non progettate per sopportare movimenti differenziali;
  • strappo di tubazioni dovute al trattenimento per ammorsamento alle pareti attraversate;
  • tubazioni di impianti sospese a pavimento o a soffitto, non adeguatamente controventate, sotto l’azione sismica hanno subito forti oscillazioni caricando fortemente i punti di ancoraggio e determinando danni di impatto sia sulle tubazioni che sulle testine;
  • crollo parziale delle tubazioni per rottura dei ganci e fuoriuscita dai supporti a causa della ciclicità di grandi spostamenti;

Si è inoltre riscontrato che fuoriuscite di gas dalle tubazioni hanno contribuito ad aggravare le conseguenze dell’evento sismico per persone e beni. È, quindi, di fondamentale importanza garantire il mantenimento della tenuta delle tubazioni e dei giunti o, in caso di perdite, la pronta interruzione dell’afflusso di gas.

 

 

nel Codice di prevenzione incendi

Gli impianti antincendio, in particolare, devono essere considerati “life-saving” e quindi progettati tenendo conto di tale caratteristica. Si tratta di impianti normalmente inattivi ma che devono prontamente e correttamente funzionare in caso di necessità, pena gravi rischi per le persone e/o ingenti danni economici.

Soprattutto negli edifici strategici, nei quali si vuole preservare l’operatività post‐sisma ed evitare danni indiretti indotti da perdite incontrollate di acqua, particolare attenzione deve essere posta al controllo delle oscillazioni prodotte dallo scuotimento sismico e dei movimenti differenziali delle tubazioni rispetto alla struttura cui sono ancorate. In termini di Codice di Prevenzione Incendi, sono senz'altro necessari in caso di Rbeni 3 e 4, pur essendo buona norma utilizzarli anche nei casi di attribuzione inferiori.

Resistenza al fuoco FSE chiarimenti ed indirizzi applicativi

Finalmente il 24 luglio 2020 viene fatta chiarezza da parte del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco in merito ad alcuni aspetti molto delicati correlati alle soluzioni alternative di resistenza al fuoco, pubblicando specifici chiarimenti e indirizzi applicativi

 

La collaborazione tra stakeholders

Un documento tecnicamente molto interessante e ricco di spunti di dibattito. È infatti molto importante la collaborazione tra i vari stakeholders in quanto il professionista antincendio si trova sempre più tra una normativa (giustamente) sempre più restringente, complessa ed evoluta e i clienti (fortunatamente) sempre con grande fretta di ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi per svolgere in sicurezza la propria attività. E’ per questo che per rendere applicabile, in tempi congrui con la velocità industriale di oggi, è necessario specializzarsi ed affrontare quotidianamente queste tematiche. Come sempre, anche questa volta cerchiamo, laddove possibile, di fornire qualche strumento utile per applicare le nozioni tecniche contenute nel documento appena pubblicato.

 

Il testo argomentato da chi FSE la fa tutti i giorni, con quotidiana voglia di imparare qualcosa di nuovo

Di seguito il testo con alcuni nostre implementazioni che possano essere di aiuto ai progettisti per applicare questi concetti (che ricordiamoci non sono nuovi, ma sono solo stati ben chiariti) alle pratiche di prevenzione incendi in Italia:

in ROSSO i commenti

 

OGGETTO: Decreto 3 agosto 2015 e s.m.i. — Capitolo S.2 — Implementazione di soluzioni alternative di resistenza al fuoco. Chiarimenti e indirizzi applicativi.

In riscontro a taluni quesiti pervenuti per la corretta implementazione di soluzioni progettuali alternative e per la valutazione delle prestazioni di resistenza al fuoco delle strutture con le metodologie previste al Capitolo S.2 dal decreto 3 agosto 2015 così come modificato dal decreto 18 ottobre 2019, si forniscono, di seguito, alcuni chiarimenti e indirizzi applicativi per i casi maggiormente significativi.

 

  • Utilizzo di curve naturali per la verifica di elementi strutturali non protetti. In questo caso devono essere sempre considerate le sollecitazioni indirette che si generano per deformazioni o espansioni, imposte o impedite, durante l'esposizione alle curve naturali d'incendio, così come indicato al punto S.2.8.1, salvo i casi in cui è riconoscibile a priori che esse siano trascurabili o favorevoli; le sollecitazioni indirette vengono normalmente portate in conto nelle modellazioni termo-strutturali dell'intera struttura o di sottostrutture significative, mentre ciò non avviene nei modelli analitici su singoli elementi che, per tale motivo, non sono applicabili (vedasi punto S.2.8.1) con incendi naturali, ad eccezione dei casi in cui è riconoscibile a priori che esse siano trascurabili o favorevoli.
    • Una possibile metodologia è costituita da un processo di verifica articolato in 2 fasi successive:
      • 1°STEP: modellazione 3D con metodologia FEM ed applicazione del cimento termico per ottenere le sollecitazioni meccaniche sui singoli elementi, in combinazione eccezionale, considerando inoltre le sollecitazioni indirette dovute alle deformazioni imposte e/o impedite;
      • 2 STEP: verifica localizzata sul singolo elemento strutturale con le sollecitazioni ottenute nel 1° step. Il CERT.REI riguarderà quindi l’intera struttura e non più il singolo elemento.
  • Utilizzo di curve naturali per la verifica di elementi strutturali con protettivi (ad es. vernici intumescenti, intonaci protettivi, lastre, ecc.). Sono in corso diverse attività di ricerca, sia nell'industria e sia nel mondo accademico, finalizzate a verificare se e come si potrà procedere alle verifiche di elementi protetti esposti ad incendi naturali; ad oggi, oltre a tenere conto delle considerazioni riportate nel punto precedente, ciò non è possibile per i seguenti motivi:
    • essendo i protettivi certificati sperimentalmente con curve nominali, i cui esiti sono sintetizzati nei relativi rapporti di valutazione, non è possibile certificare in alcun modo le proprietà di aderenza e di comportamento di un protettivo a temperature ed a gradienti differenti da quelli di una curva nominale, che, contrariamente a quelle naturali, è strettamente crescente;
      • è necessario che i produttori implementino i propri certificati di prova con i valori caratteristici in funzione della temperatura. Fino a quel momento non è valida la certificazione dei protettivi utilizzati. In sostanza, anche in presenza di protettivi, è necessario che la struttura venga considerata “non protetta” in fase di verifica.
    • inoltre, non è noto il comportamento (aderenza e variazione delle proprietà fisiche e chimiche con la temperatura) dei protettivi in fase di raffreddamento (fattore necessario ed ineludibile quando la verifica della resistenza al fuoco viene effettuata con esposizione alla curva naturale di incendio).

"Questo è il tema più delicato di tutta la lettera. Seppur condividendo in pieno la tematica, ci si chiede: ma visto che gli incendi reali sono molto più simili ad incendi naturali che a incendi convenzionali, non stiamo rischiando di avere certificati e quindi materiali installati che non resistono nelle reali condizioni di incendio? Perché tutti gli incendi hanno una fase di raffreddamento, e altri incendi potrebbero avere una crescita troppo rapida per far avvenire la reazione chimico-fisica nelle vernici intumescenti. Noi progettisti qui non possiamo farci nulla (mi ricorda molto la tematica della tenuta ai fumi freddi Sa nelle porte, iniziata con un “sono tutte da sostituire da parte dei produttori” e terminata fortunatamente con “abbiamo realizzato il kit di adeguamento Sa”. La fiducia che riponiamo negli stakeholders interessati è alta e fondamentale." Ing. Filippo Battistini

  • Durata degli incendi naturali. Spesso, in maniera errata, si confondono la durata di un incendio naturale con la classe di resistenza al fuoco; quest'ultima è riferita unicamente a curve nominali (vedasi la definizione di classe al punto G.1.12), mentre la durata degli incendi naturali non ha alcuna relazione con la classe e dipende, invece, dal livello di prestazione, come di seguito esplicitato:
    • per il livello I sarà necessario procedere alle analisi termo-strutturali fino al collasso della struttura o, in assenza, fino alla durata da stabilire in funzione di quanto contenuto al punto M.2.5; generalmente coincide con 0 (zero) in quanto non vi è presenza di occupanti, di soccorritori e non vi accedono (si veda S.9) le squadre VVF.
    • per il livello II vale quanto contenuto al punto precedente, fatto salvo che sarà necessario dimostrare che la struttura non collassi fino ad un tempo pari a: max {RSET+ 100%RSET, 15 minuti}, ai sensi del punto S.2.4.7; molto importante è la presenza o meno della rivelazione automatica dell'incendio. In sua assenza infatti, generalmente i tempi di ricognizione (raddoppiati per via del 100% di margine) superano i 15min, definendo quindi un tempo minimo maggiore di quello che ci si può immaginare.
    • per il livello III è sempre necessario effettuare analisi termo-strutturali per una durata da stabilire in funzione di quanto contenuto nel punto M.2.5, al fine di verificare il mantenimento della capacità portante in caso d'incendio per l'intera sua durata; o per i livelli IV e V vale quanto riportato al punto precedente, fermo restando che le analisi termo-strutturali saranno finalizzate a verificare non solo il mantenimento della capacità portante in caso d'incendio per l'intera sua durata, ma anche il non superamento dei limiti stabiliti (in funzione del livello di prestazione) su deformazioni e spostamenti. l'analisi deve essere svolta per tutta la durata dell'incendio, è altresì vero che le strutture in acciaio "soffrono" più che altro la temperatura massima raggiunta piuttosto che il tempo, in quanto per convenzione si può trascurare l'inerzia termica nella sezione. In caso di incendi localizzati però i gradienti termici presenti sull'intera struttura possono indurre sollecitazioni indirette non trascurabili.
  • Omissione di verifiche sugli elementi strutturali. Spesso si omettono le verifiche di capacità portante sulle strutture e sugli elementi che le compongono, a seguito di sola analisi sulle temperature raggiunte nei compartimenti ritenute, senza alcuna giustificazione, non in grado di compromettere le strutture interessate dal cimento termico considerato; si rappresenta che, ad oggi, le attuali normative nazionali di settore non prevedono valori limite di temperature dei gas caldi o delle fiamme d'incendio o delle temperature e gradienti negli elementi strutturali al di sotto dei quali è possibile omettere le verifiche strutturali in termini di resistenza (fino al livello di prestazione III) e di deformabilità (livelli di prestazione IV e V); pertanto, in linea generale, è sempre necessario procedere alle verifiche termo-strutturali, utilizzando come dati di ingresso termico i risultati di output (in termini di temperature o flussi termici o altre grandezze rappresentative) delle analisi quantitative degli scenari d'incendio di progetto e come combinazione dei carichi quella prevista per le azioni eccezionali di cui alle vigenti NTC. E' stato chiarito dovremo necessariamente eseguire una analisi termo-strutturale avanzata anche in caso di impianto sprinkler (anche in caso di ESFR) sulle nostre strutture, seppur con temperature sollecitanti contenute e gradiente termico limitato. L'asticella si alza, il lavoro si ultra-specializza ancora di più.
  • Utilizzo di sistemi o impianti a disponibilità superiore. È noto che il D.M. 18/10/2019 ha introdotto, al punto M.I.8, il seguente periodo: "Qualora i sistemi di protezione attiva siano considerati ai fini della riduzione della potenza termica rilasciata dall'incendio RHR(t) (capitolo M2) o comunque contribuiscano a mitigare gli effetti dell'incendio, devono essere installati sistemi a disponibilità superiore."; ciò rappresenta, di sicuro, un'importante possibilità progettuale, ma non esime il professionista antincendio da una valutazione del rischio specifica, sempre di tipo quantitativo, mediante un'analisi di sicurezza funzionale, che stabilisca in maniera tecnicamente e professionalmente valida la caratteristica di disponibilità superiore del sistema o impianto (tenendo conto sia della parte impiantistica che di quella manutentiva e della gestione degli stati degradati), nonché da una valutazione del rischio complessiva, ai fini della corretta individuazione degli scenari d'incendio di progetto per la resistenza al fuoco; solo a valle di tali prime valutazioni, di una successiva analisi in termini previsionali o di conseguenze, nonché di riferimenti sperimentali consolidati in cui sono state misurate le effettive riduzioni di potenza termica dovute al sistema o impianto, sarà possibile stabilire se uno scenario in cui è considerato il contributo di tali sistemi o impianti possa essere ritenuto adeguato. Concetto fondamentale, ne abbiamo parlato qui.
  • Collasso implosivo sulle strutture in condizioni d'incendio. In alcuni casi sono state tratte conclusioni semplicistiche ed affrettate in merito al collasso implosivo con riferimento ad analisi su singoli elementi basate sulla sola resistenza, anche di singole membrature, senza individuare l'effettivo meccanismo di collasso in condizioni d'incendio in termini cinematici; ciò può portare a soluzioni non corrette dal punto di vista tecnico. Pertanto, le relative valutazioni in tale complesso ambito devono essere fondate su una corretta, seppur molto complessa, analisi termo-strutturale, nella quale il cimento termico sia stato correttamente valutato in termini di scenari d'incendio di progetto, tenendo conto delle fondamentali preliminari e conseguenti misure gestionali, e valutando, altresì, anche lo stato di sollecitazione e di deformazione al variare di gradienti termici negli elementi in funzione del tempo, in modo da definire il cinematismo di collasso e dimostrare che, nelle condizioni di incendio considerate, esso sia implosivo o meno. Concetto molto complesso e altamente tecnico, ne abbiamo parlato qui.
  • Omissione di verifiche ad incendi localizzati. Molto spesso, finanche nelle soluzioni conformi (punto S.2.9), non vengono correttamente considerate le distribuzioni di materiale combustibile localizzate in un compartimento, che normalmente determinano prestazioni superiori rispetto a quelle valutate sul quantitativo considerato, se inteso come distribuito sull'intera superficie lorda del compartimento; pertanto, nell'individuazione degli scenari d'incendio di progetto (così come nella progettazione con soluzioni conformi) è assolutamente necessario tenere conto di tali distribuzioni localizzate di materiale combustibile, che sono tra l'altro molto ricorrenti, al fine di addivenire ad una corretta progettazione strutturale antincendio. In sostanza, le dimensioni del bruciatore devono essere limitate alla reale area di stoccaggio e non all'intera superficie di compartimento. Questo vuol dire infatti che a parità di RHRmax, l'RHRPUA può essere sensibilmente differente, generando temperature e quindi gradienti termici molto importanti.

L'attuazione degli indirizzi indicati nella presente nota consente la corretta implementazione delle soluzioni progettuali alternative per la resistenza al fuoco delle strutture (capitolo S.2). In rosso le nostre note, che speriamo possano aiutare nell'applicazione dei concetti riportati. Ad ogni modo, usate sempre la vostra di testa!

 

buona progettazione in FSE a tutti

 

 

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RTV Edifici sottoposti a tutela

Pubblicata la regola tecnica verticale di prevenzione incendi (V.10) per gli edifici sottoposti a tutela, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi. Rampa di lancio per l'FSE in soluzione alternativa.

Il Decreto

Nella Gazzetta Ufficiale n. 183 del 22 luglio 2020 è stato pubblicato il decreto del Ministro dell’interno 10 luglio 2020 inerente la regola tecnica verticale di prevenzione incendi V.10 (la decima!) per gli edifici sottoposti a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (ovvero n°72 in accordo al DPR 151/2011), aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi, secondo il Codice di prevenzione incendi DM 18 ottobre 2019.

Quando entra in vigore?

La nuova normativa entra in vigore il 21 agosto 2020.

Obbligatoria o facoltativa?

Si  può  applicare in  alternativa  alle  specifiche  norme tecniche di prevenzione incendi di cui al decreto del Ministro per  i beni culturali e ambientali di concerto con il Ministro  dell'interno 20 maggio 1992, n. 569, e al decreto del Presidente della  Repubblica 30 giugno 1995, n. 418.

APPROFONDIMENTO TECNICO

di seguito i principali passaggi integrativi al Codice di Prevenzione Incendi che troviamo nella nuova RTV:

  • Non e' richiesta la verifica dei requisiti di reazione al fuoco dei beni tutelati ivi compresi i beni costituenti arredo storico (librerie, cassettonati, tendaggi, poltrone, mobilio);
  • Per le aree TA, TC, TO, ove la natura di bene tutelato non renda possibile l'adeguamento o la determinazione della classe di resistenza al fuoco richiesta, devono essere adottati tutti i seguenti requisiti aggiuntivi:
    • valore di qf,d < 200 MJ/m², calcolato escludendo gli elementi strutturali portanti combustibili e i beni tutelati;
    • sistema di gestione della sicurezza antincendio di livello di prestazione III.
  • Sono ammesse le soluzioni conformi (capitolo S.4) di cui alla tabella V.10-3 con condizioni aggiuntive particolari esempio:
    • informazione a tutti gli occupanti, segnaletica, opuscoli, applicazioni per smartphone, tablet e similari, planimetrie;
    • Altezze ≥ 1,8 m lungo le vie d'esodo;
    • Larghezza minima ≥ 800 mm per ciascun percorso delle vie di esodo orizzontali o verticali;
    • Lungo le vie d'esodo, sono ammesse porte anche non facilmente identificabili ed apribili da parte di tutti gli occupanti a condizione che siano mantenute costantemente aperte durante l'esercizio dell'attività;
    • L'affollamento massimo complessivo degli ambiti serviti dal corridoio cieco in relazione ai profili di rischio Rvita B1, B2 o B3 può essere raddoppiato se si adotta il sistema di gestione della sicurezza antincendio (capitolo S.5) di livello di prestazione III.
  • I sottotetti (aree TZ) devono essere mantenuti liberi da materiali di ogni genere;
  • Il responsabile dell'attività deve predisporre il piano di limitazione dei danni
  • Nelle attività con superficie lorda > 400 m² deve essere attribuito almeno il livello di prestazione IV per la misura antincendio controllo dell'incendio (capitolo S.6) nelle seguenti aree:
    • TK1;
    • TK2, limitatamente ai depositi di beni tutelati combustibili;
    • TZ, limitatamente ai sottotetti con struttura portante combustibile che non costituiscono compartimento autonomo.
  • L'attività deve essere dotata di misure di rivelazione ed allarme (capitolo S.7) di livello di prestazione IV.
  • I gas refrigeranti negli impianti di climatizzazione e condizionamento (capitolo S.10) inseriti in aree TA e TO devono essere classificati A1 o A2L secondo ISO 817.

Soluzioni alternative con approccio ingegneristico antincendio FSE

La RTV non fornisce indicazioni specifiche sulle soluzioni alternative, restano quindi applicabili interamente i concetti dei capitoli M1, M2 ed M3 con l'enorme beneficio di evitare l'istituzione della Deroga per l'applicazione dell'ingegneria della sicurezza antincendio.

Tra i principali benefici nell'applicazione del metodo ingegneristico negli edifici sottoposti a tutela, aperti al pubblico, destinati a contenere musei, gallerie, esposizioni, mostre, biblioteche e archivi troviamo:

  • maggiore resistenza al fuoco delle strutture
  • maggiore flessibilità nei sistemi di esodo (sopratutto scale antincendio esterne, sempre di difficile realizzazione)
  • ottimizzazione impianti di protezione attiva automatici (es: sprinkler negli archivi...)
  • controllo dei fumi e del calore

FONTE

ATEX nel Codice di Prevenzione Incendi

Cosa viene richiesto nella sezione V.2 del Dm 18 ottobre 2019?

Il Codice richiede la valutazione e la riduzione del rischio per atmosfere esplosive nelle attività soggette. Innumerevoli sono le sostanze potenzialmente pericolose presenti in azienda.

Possiamo trovare sostanze volatili (gas infiammabili) quali:

  • gas metano
  • idrogeno
  • acetilene
  • solventi

oppure possiamo trovare sostanze solide (polveri combustibili) quali:

  • legno
  • carbone
  • farine
  • metalli

 

Cosa devo fare in questi casi?

Dopo aver determinato le possibili sostanze pericolose, è necessario:

  • « CLASSIFICARE » le zone
  • « IDENTIFICARE » i pericoli di innesco
  • « VALUTARE » gli effetti dell’esplosione
  • « QUANTIFICARE » il livello di protezione

 

ed infine ADOTTARE le misure di prevenzione, protezione e gestionali

 

 

 

Riqualificazione di impianto antincendio NFPA 13

Cosa fare quando ho un impianto esistente a cui non sono stati applicati staffaggi anti-sismici? In questo articolo parliamo di Laser-scanner, nuvola di punti e progettazione idraulica.

Il problema del rilievo e della ricostruzione dell'esistente

Quando si deve mettere in opera una riqualificazione impiantistica antincendio è necessario partire da una base solida di informazioni tecniche e geometriche dell'impianto esistente. Non sempre però il rilievo può essere svolto facilmente. E' il caso infatti di questo stabilimento industriale, caratterizzato da una geometria che avrebbe reso complicato e sopratutto lungo nei tempi l'attività di rilievo. (era infatti molto complicato interrompere il processo produttivo per procedere al rilievo).

 

 

Come la tecnologia arriva in soccorso

In questo progetto di riqualificazione sismica di impianto antincendio, abbiamo utilizzato diversi strumenti, in prima battuta il rilievo è stato eseguito con Laser Scanner ed in seconda battuta è stato ricostruito il tutto su CAD 3D. Questo secondo passaggio può al giorno d'oggi èssere direttamente svolto in modalità BIM, ma per questo caso specifico è stata scelta la metodologia CAD.

il rilievo è stato attuato attraverso una nuvola di punti generata da laser scanner, da quest'ultimo è stato possibile ricostruire lo stato di fatto dell'impianto e generare un modello virtuale.

 

Nuvola di punti - vista d'insieme

 

Nuvola di punti - vista di dettaglio

 

Nuvola di punti - vista di dettaglio

 

La progettazione impiantistica

Con il modello virtuale è stato possibile analizzare tutte le criticità presenti e determinare in breve tempo le soluzione tecniche più economiche per rendere l'impianto idoneo ad operare in zona sismica.

 

Modello 3D CAD - vista di dettaglio

 

Modello 3D CAD - vista di dettaglio

 

Vantaggi

Nel caso specifico, i principali vantaggi sono stati:

  • velocità di rilievo
  • precisione nel rilievo e nella modellazione 3D
  • basso impatto economico dell'operazione, paragonata alle tecniche tradizionali.