Depositi e stabilimenti per la produzione della carta

Ti sei mai chiesto quali sono le novità in merito alla progettazione antincendio nelle Cartiere e nei depositi di carta e cartone in genere? Qui troverai qualche spunto interessante.

Depositi e stabilimenti per la produzione della Carta

Nella prevenzione incendi, la carta è un tema ben trattato. Infatti, se vero che la velocità di propagazione dell’incendio non è estremamente pericolosa, lo è invece il suo carico di incendio, ovvero la sua potenza totale generata una volta che l’incendio raggiunge uno stadio avanzato. L’incendio da carta, che tecnicamente è chiamato incendio a base cellulosica, è riconducibile alla tipologia di fuochi A ovvero materiali solidi. E’ per questo che l’acqua è uno degli estinguenti più utilizzati per il suo spegnimento.

La troviamo sia a livello produttivo nelle Cartiere e stabilimenti di produzione in genere, che anche solo a livello di materiale di deposito.

Quando è obbligatorio il CPI?

La normativa suddivide il mondo produttivo da quello di deposito attraverso il DPR 151/2011 in questo modo:

 

Attività 33: Stabilimenti ed impianti per la produzione della carta e dei cartoni e di allestimento di prodotti cartotecnici in genere con oltre 25 addetti o con materiale in lavorazione e/o in deposito superiore a 50.000 kg

Attività 34: Depositi di carta, cartoni e prodotti cartotecnici, archivi di materiale cartaceo, biblioteche, depositi per la cernita della carta usata, di stracci di cascami e di fibre tessili per l'industria della carta, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg

 

In entrambi i casi, si ricade quindi nell’obbligatorietà di predisporre una progettazione antincendio per l’ottenimento del Certificato di Prevenzione Incendi (CPI).

 

 

Quale normativa devo rispettare?

Il Decreto di riferimento è il Codice di Prevenzione Incendi, uno strumento evoluto (la cui prima versione risale al 2015, aggiornata nel 2019) capace di cucire addosso all’attività le misure antincendio necessarie per garantirne la sicurezza. Questa normativa consente di percorrere soluzioni tecniche preconfezionate chiamate “conformi” e soluzioni più avanzate ed evolute chiamate “alternative”.

 

Che differenza c’è tra soluzioni conformi e soluzioni alternative?

Le prime sono più semplici tecnicamente da progettare, sono fornite direttamente dal normatore e lasciano poco margine di manovra al progettista ed al titolare dell’attività. Le seconde invece sono di tipo ingegneristico prestazionale e pertanto possono essere calibrate e condivise per il caso specifico. Queste sono ad alto contenuto tecnico e pertanto possono essere sviluppate esclusivamente da professionisti antincendio, possibilmente specializzati.

 

Qualche esempio di beneficio nelle Cartiere e relativi depositi?

Resistenza al fuoco: è possibile autorizzare quantitativi di materiale stoccato superiori, valutare le dinamiche di collasso delle strutture, soprattutto nelle attività in carpenteria metallica.

Compartimentazione: è possibile validare sistemi di separazione che non siano muri fisici, con ad esempio l’utilizzo di lame d’acqua e/o interposizione di distanze di separazione. Ridurre le distanze di protezione e garantire la limitata propagazione verso altre attività.

Esodo: è possibile autorizzare percorsi di esodo molto importanti, spesso derivanti da peculiari layout produttivi che ne impediscono la risoluzione ordinaria;

Controllo dell’incendio: è possibile ottimizzare impianti di protezione attiva automatici come sprinkler, ESFR, schiuma a bassa ed alta espansione e lame d’acqua limitando o azzerando l’impatto economico di tali presidi e beneficiandone al massimo dei loro effetti.

Smaltimento fumi e calore: è possibile ottimizzare tutto ciò che riguarda lo smaltimento, sia naturale che meccanico dei prodotti della combustione, limitando o azzerando l’impatto economico di tali presidi.

Rischio ambiente: oggi anche l’impatto ambientale di queste attività risulta non più trascurabile, tramite queste soluzioni è possibile ridurre l’impatto delle opere di mitigazione del rischio ambientale che un potenziale incendio potrebbe generare per la collettività.

Business-continuity: questi metodi consentono di valutare il reale rischio incendio ed il potenziale danno, così da ottimizzare i premi assicurativi e garantire la continuità produttiva all’interno degli stabilimenti.

 

Conclusioni

E' possibile ottenere questi benefici grazie ad una progettazione ingegneristica di maggior dettaglio, specifica per ogni attività. E' importante quindi concentrare gli sforzi tecnici ed economici in fase progettuale per beneficiarne enormemente in fase di adeguamento.