Scala a chiocciola

L’attività in oggetto è un locale commerciale in Via della Spiga a Milano, attività 69.2.B, dotato di impianto di protezione attiva (sprinkler).

Obiettivo del progetto

All’interno del locale è presente una scala in acciaio. L’obiettivo del progetto era quello di non proteggere con prodotti intumescenti la struttura.

Realizzazione del progetto

Per il raggiungimento dell’obiettivo iniziale, applicando gli Eurocodici, abbiamo utilizzato la soluzione alternativa per la strategia S.2, determinando le curve naturali di incendio da applicare alla struttura metallica. L’analisi termomeccanica ha potuto confutare la resistenza al fuoco della struttura per tutta la durata dell’incendio.

Si evidenzia come il modello FEM sia risultato particolarmente complesso da elaborare stante l’articolazione spaziale della struttura nello spazio.

 

 

Magazzino automatizzato

Lo stabilimento oggetto di questa progettazione è un impianto che produce mobili componibili. È suddiviso in tre compartimenti che coincidono con tre diverse lavorazioni: sezionatura dei pannelli semilavorati, lavorazione dei pannelli e magazzino automatizzato.

Obiettivo del progetto

L’obiettivo del progetto è l’applicazione di quattro soluzioni alternative tramite approccio ingegneristico, dal momento che le soluzioni conformi previste dal Codice di Prevenzione incendi non erano applicabili.

Nello specifico, le soluzioni alternative che abbiamo previsto per le seguenti strategie e motivazioni:

  • S.2 – Resistenza al fuoco: il magazzino automatizzato non aveva caratteristiche di resistenza al fuoco di 240 minuti, come richiesto dal carico incendio del materiale presente
  • S.3 – Compartimentazione: le pareti di compartimentazione tra i laboratori con il magazzino non possedevano una classe di resistenza al fuoco EI 240, come richiesto dal carico incendio del materiale presente
  • S.4 – Esodo: le lunghezze d’esodo massime del magazzino pari a 75 m erano superiori alla lunghezza massima di 60m imposta dal Codice.
  • S.8 – Controllo fumi e calore: è stata necessaria una verifica dello smaltimento dei fumi effettuato dalle superfici apribili automaticamente comandate dall’impianto IRAI

Realizzazione del progetto

Attraverso l’approccio ingegneristico in Fire Safety Engineering abbiamo potuto validare i livelli di prestazione di sicurezza antincendio per tutti e quattro le strategie individuate. Nello specifico:

  • S.2 – Resistenza al fuoco: verificata la resistenza della struttura per un tempo congruo con la durata dell’incendio tali requisiti sono stati possibili grazie all’installazione del compartimento dell’impianto sprinkler a controllo;
  • S.3 – Compartimentazione: verificato che le temperature che si sviluppano sulla parete garantiscono l’integrità della compartimentazione;
  • S.4 – Esodo: verificato che gli occupanti eventualmente presente possono abbandonare l’edificio prima che l’incendio determini condizioni incapacitanti;
  • S.8 – Controllo fumi e calore: verificato che i cupolini presenti in copertura garantiscono l’accesso in sicurezza delle squadre di soccorso.

Teatro comunale

Il Teatro e Auditorium del Comune di Trevignano (TV) è un edificio che da anni accoglie manifestazioni culturali e spettacoli teatrali, soprattutto teatro d’autore, commedie e opere sperimentali, ma anche spettacoli di danza, concerti, conferenze e dibattiti.

Obiettivo del progetto

La regola tecnica di prevenzione incendi applicata è il DM 19 agosto 1996, per la progettazione, costruzione ed esercizio dei locali di intrattenimento e di pubblico spettacolo.

Nello specifico, la sala del teatro da normativa doveva essere dotata di un efficace sistema di evacuazione fumi. Secondo la normativa UNI 9494:2017, infatti, Il controllo del fumo e del calore in caso di incendio è indispensabile per la salvaguardia di persone e strutture edili, in particolare l’utilizzo di Sistemi di Evacuazione Fumo e Calore (SEFC) lo sono per creare zone libere dal fumo al di sotto di uno strato di fumo in sospensione; in tal senso i sistemi di ventilazione meccanica sono la risposta sia per i problemi legati all’evacuazione di fumi ad alta temperatura che per l’aspirazione d’emergenza in caso d’incendio.

Il progetto è relativo a un sistema di evacuazione forzata di fumo e calore “SEFFC” a servizio del teatro per mantenere a pavimento uno strato di aria libera da fumo che permetta la salvaguardia degli occupanti durante l’esodo e l’operatività delle squadre di soccorso ad esodo avvenuto.

La superficie dell’ambiente principale, comprensivo di platea e palco, è di circa 355 mq e pertanto non è riconducibile al campo di applicazione standard della norma UNI 9494-2.

La norma, al capitolo 1 “Scopo e campo di applicazione” dice espressamente che: “La presente norma si applica ad ambienti da proteggere con una superficie minima di 600 m2 e un’altezza minima di 3 m”.

Realizzazione del progetto

Per ovviare alla problematica riscontrata, ovvero quella di essere fuori dal campo di applicazione standard della norma 9494-2:2017, abbiamo adottato l’approccio ingegneristico, come chiaramente espresso dalla norma stessa “(…) al di fuori del campo di applicazione si può ricorrere ai metodi dell’approccio ingegneristico”.

Nella progettazione abbiamo utilizzato modelli di incendio presenti nelle maggiori normative tecniche mondiali e dei principi base delle UNI 9494, che hanno consentito di risolvere situazioni non direttamente approcciabili con le norme italiane attualmente in vigore.

Il posizionamento dell’estrazione meccanica sia nel palcoscenico che nella platea ha permesso di smaltire i fumi e il calore, dando agli occupanti il tempo necessario per effettuare l’esodo. Infatti, abbiamo eseguite le verifiche di ASET-RSET dimostrando che per tutti gli scenari di progetto ipotizzati (selezionati tra quelli di incendio) gli occupanti possono abbandonare l’edificio senza subire danni.

Per lo smaltimento del fumo e calore, vista la configurazione geometrica del teatro, si affianca agli estrattori meccanici una tenda tagliafumo di divisione tra il palcoscenico e la platea, un sistema di separazione di uno stesso locale per trattenere i fumi e i gas caldi durante l’incendio nella zona di primo innesco ed evitare che gli stessi invadano le aree limitrofe. La tenda tagliafumo installata è a prova di fumo ma non ha caratteristiche di resistenza al fuoco; pertanto, è ancora possibile considerare la scena integrata alla sala.

Deposito logistico

L’edificio oggetto di progettazione è un deposito logistico di grande superficie, caratterizzato da elevati quantitativi di materiale e numerose scaffalature per lo stoccaggio dei prodotti.

Le attività principale svolta all’interno del deposito logistico è quella di immagazzinamento di merce, individuabile in diversi reparti:

  • Ricezione della merce dai fornitori e controlli in ingresso;
  • Stoccaggio della merce nel magazzino manualmente, per componenti minori, e mediante carrelli elevatori per i prodotti di maggiori dimensioni;
  • Prelievo dei prodotti dalla scaffalatura manualmente, per componenti minori, e mediante carrelli elevatori per i prodotti di maggiori dimensioni;
  • Approntamento delle spedizioni e affidamento ai corrieri.

Obiettivo del progetto

La finalità del progetto era la richiesta di parere di conformità antincendio per la realizzazione del fabbricato adibito a deposito logistico, che si inquadra come Attività 70.2.C del DPR 151/2011 “Locali adibiti a depositi con quantitativi di merci e materiale combustibili superiori complessivamente a 5000 kg di superficie lorda superiore a 3000 mq”.

Realizzazione del progetto

La progettazione antincendio è avvenuta seguendo la Regola Tecnica Orizzontale (RTO) fornita dal Codice di Prevenzione Incendi – DM 03/08/2015: grazie all’iniziale valutazione del rischio incendio, che analizza le possibili sorgenti d’innesco e i materiali combustibili o infiammabili con i conseguenti carichi d’incendio, abbiamo individuato 3 compartimenti, di cui uno principale che consiste nel magazzino e due minori (uffici e carica batterie).

Abbiamo analizzato tutte le strategie previste dal Codice di Prevenzione incendi e, a ognuna, sono stati attribuiti i livelli di prestazione: in alcuni casi sono risultate sufficienti le soluzioni conformi previste dal DM, in altri casi, all’interno del compartimento principale del magazzino, si è visto necessario il ricorso alle soluzioni alternative. Nello specifico:

  • 3 – Compartimentazione: viene verificato il livello di prestazione II affinché sia soddisfatto il seguente requisito “è contrastata per un periodo congruo con la durata dell’incendio la propagazione dell’incendio verso altre attività e la propagazione dell’incendio all’interno della stessa attività”;
  • 4 – Esodo: viene verificato il livello di prestazione I affinché sia soddisfatto il seguente requisito “gli occupanti raggiungono un luogo sicuro prima che l’incendio determini condizioni incapacitanti negli ambiti dell’attività attraversati durante l’esodo”.

Attraverso l’approccio ingegneristico in Fire Safety Engineering abbiamo potuto validare i livelli di prestazione di sicurezza antincendio per le strategie individuate.

Stabilimento materie plastiche

L’edificio oggetto di progettazione è uno stabilimento di materie plastiche, che in questo caso vengono depositate, sia in forma solida che in forma di polvere, e impilate su pallets o in sacchi.

Obiettivo del progetto

Lo scopo della progettazione in oggetto era l’adeguamento alle norme di prevenzione incendi e l’unificazione delle diverse attività soggette al DPR 151/2011 sotto un’unica pratica di prevenzione incendi.

L’attività principale in oggetto è stata individuata come Attività 44.3.C “Stabilimenti e impianti ove si producono, lavorano e/o detengono materie plastiche, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg”, ma all’interno dello stabilimento erano presenti altre attività soggette minori.

Inoltre, considerate le caratteristiche strutturali dell’edificio, si è resa necessaria l’adozione di una soluzione alternativa per garantire il livello di prestazione II alla strategia antincendio S.2, per verificare la resistenza al fuoco e il collasso implosivo.

Realizzazione del progetto

La progettazione antincendio è avvenuta seguendo la Regola Tecnica Orizzontale (RTO) fornita dal Codice di Prevenzione Incendi – DM 03/08/2015: grazie all’iniziale valutazione del rischio incendio, che analizza le possibili sorgenti d’innesco e i materiali combustibili o infiammabili con i conseguenti carichi d’incendio, abbiamo potuto individuare un unico compartimento.

Abbiamo analizzato tutte le strategie previste dal Codice di Prevenzione incendi e, a ognuna, abbiamo attribuito i livelli di prestazione: sono risultate sufficienti le soluzioni conformi previste dal DM, fatta eccezione per la strategia S.2 – Resistenza al fuoco (liv. II).

Abbiamo quindi verificato, attraverso l’approccio ingegneristico in Fire Safety Engineering, il livello di prestazione II, ovvero che la struttura resiste e non collassa per i primi 15 minuti di incendio naturale.

Vista la presenza di altri fabbricati nelle vicinanze dello stabilimento in oggetto a una distanza inferiore da quella prevista da normativa, si è resa necessaria una verifica a collasso implosivo, ovvero una verifica dell’assenza di danneggiamento ad altre costruzioni per effetto di collasso strutturale. Si tratta di una verifica particolarmente avanzata che sfrutta dapprima le analisi in campo fluidodinamico (CFD) che consentono di determinare la curva di incendio naturale più gravosa per i diversi elementi strutturali. Successivamente viene eseguita una analisi termina transiente non lineare (Non Linear Transient Heat Analysis) tramite il metodo FEM.

Stabilita la gerarchia di resistenza al fuoco degli elementi strutturali, abbiamo determinato i principali e i più gravosi meccanismi di collasso in caso di incendio, tenendo conto della gerarchia di resistenza stabilita.

Abbiamo evinto che, in caso di incendio le travi reticolari (i tralicci) di copertura arriveranno al collasso prima dee colonne e dovunque sia posizionato l’incendio la perdita di resistenza di queste comporterà il riversarsi della struttura al suolo. Contestualmente, l’incendio inizierà a far perdere la resistenza delle colonne verticali alla base della struttura.

Quindi, abbiamo verificato che la dinamica di collasso risulta di tipo implosiva con conseguente assenza di ribaltamento al di fuori dei confini di proprietà dell’attività.

Calzaturificio con produzione gomma

Lo stabilimento oggetto di progettazione è un impianto industriale di produzione di suole in gomma e produzione termoplastica per calzature. Il complesso industriale è formato da tre corpi di fabbrica adiacenti l’un l’altro.

All’interno del complesso in oggetto sono presenti tre attività soggette al DPR 151/2011: 43.3.C “Stabilimenti ed impianti per la produzione, lavorazione e rigenerazione della gomma e/o laboratori di vulcanizzazione di oggetti di gomma, con quantitativi in massa superiori a 5.000 kg”, 43.2.C “Depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi in massa oltre 5.000 kg” e 74.3.C (attività accessoria).

Vengono individuati quattro compartimenti: reparto produzione gomma e stampaggio, uffici con archivi e sala campioni, area carico e scarico merce 1, area carico e scarico merce 2.

Obiettivo del progetto

Il progetto in oggetto consiste nell’applicazione soluzioni alternative tramite approccio ingegneristico dal momento che le soluzioni conformi previste dal Codice di Prevenzione incendi non erano applicabili.

Nello specifico, le soluzioni alternative sono state previste per le seguenti strategie e motivazioni:

  • 2 – Resistenza al fuoco: la soluzione si applica per tutti e quattro i compartimenti per i quali la classe di resistenza al fuoco di almeno 30 risulta troppo elevata, dal momento che si tratta di carpenterie metalliche (reparto produzione), strutture metalliche soppalcate (uffici e archivi) e strutture retrattili (area carico e scarico);
  • S.3 – Compartimentazione: la soluzione si applica dal momento che non sono rispettabili le distanze di separazione calcolate con metodo tabellare su spazio a cielo libero da altre attività o depositi di materiale combustibile;
  • Verifica di resistenza al fuoco delle strutture (CERT.REI): deve essere dimostrato il mantenimento dei requisiti di resistenza al fuoco per un periodo sufficiente all’evacuazione degli occupanti in luogo sicuro all’esterno della costruzione.

L’obiettivo del progetto è quindi quello di evitare la protezione degli elementi strutturali in acciaio, autorizzare le strutture telonate presenti, declassare le caratteristiche di resistenza delle compartimentazioni risparmiando su manodopera e materiali e mantenere i quantitativi di materiale.

Realizzazione del progetto

Con l’approccio ingegneristico in Fire Safety Engineering abbiamo potuto valutare le curve di incendio naturale al fine di garantire il collegato livello di prestazione II alla strategia antincendio S.2 Resistenza al Fuoco e verificare il livello di prestazione II alla strategia antincendio S.3 Compartimentazione, per il calcolo della distanza di separazione tra l’area carico e scarico merce 1 dalla palazzina uffici e dal deposito esterno 1.

Inoltre, abbiamo valutato la resistenza al fuoco delle strutture, di tre differenti tipologie, attraverso certificazioni di resistenza al fuoco (CERT. REI) di prodotti/elementi costruttivi in opera. Si tratta di CERT.REI di tipo analitico effettuate sempre con l’approccio di Fire Safety Engineering

Abbiamo verificato le prestazioni di resistenza al fuoco degli elementi in base agli scenari di incendio di progetto ed ai relativi incendi convenzionali di progetto rappresentati da curve naturali di incendio per i primi 15 minuti di incendio naturale. Si tratta di una condizione garantita da tutte le strutture, che presentano appunto una classe di resistenza di “15 minuti di incendio naturale”, mentre in un caso si ha una classe R30.

Deposito pneumatici

Lo stabilimento in oggetto è un capannone industriale destinato a deposito di pneumatici, attività n. 43.2.C del DPR 151/2011 (“Depositi di prodotti della gomma, pneumatici e simili, con quantitativi in massa superiori a 5.000 Kg).

Le problematiche riscontrate in questo specifico caso erano due ed entrambe hanno visto la necessità di una risoluzione tramite modellazione CFD:

  1. Esodo (S.4): per il compartimento la lunghezza minima delle vie di esodo prevista dalla soluzione conforme (30 m) non risulta soddisfatta, secondo DM 3 agosto 2015;
  2. Pannelli fotovoltaici: la presenza di un impianto fotovoltaico in copertura, seppur non attività soggetta al DPR 151/2011, risulta un aggravio del rischio incendio se installato in attività già soggette ai controlli, in accordo con la Nota DCPREV Prot. n. 1324 del 7 febbraio 2012 (Guida per l’installazione degli impianti fotovoltaici).

Obiettivo e realizzazione del progetto – Esodo (S.4)

L’obiettivo di questa progettazione era quello di verificare l’esodo tramite soluzione alternativa, ovvero verificare tramite modellazione avanzata che l’esodo degli occupanti avviene nonostante non sia rispettata la soluzione conforme, che prevede una lunghezza di 30 m dei percorsi.

Abbiamo quindi applicato le soluzioni alternative, così come previsto dal paragrafo G.2.6 mediante l’approccio ingegneristico alla sicurezza antincendio per lo studio dell’esodo degli occupanti in caso di incendio, conformemente ai capitoli M1, M2 e M3 di cui al DM 03/05/2015 e s.m.i.

In questo modo abbiamo potuto verificare i livelli di prestazione di sicurezza antincendio nell’attività, entro i quali le soluzioni conformi non erano applicabili.

Analogamente, abbiamo dimostrato che per lo scenario d’incendio di progetto ipotizzato (scelto fra tutti gli scenari d’incendio) gli occupanti possono abbandonare l’edificio senza compromettere la propria incolumità. Questo è stato possibile tramite la verifica ASET/RSET: abbiamo verificato che il valore di ASET (Available Safe Escape Time, ovvero il tempo sicuro a disposizione per l’esodo) fosse maggiore rispetto al RSET (Real Safe Escape Time, ovvero il tempo richiesto per effettuare l’esodo in condizioni di sicurezza).

Obiettivo e realizzazione del progetto – Pannelli FTV

Secondo la Nota DCPREV Prot. n. 1324 del 7 febbraio 2012, gli impianti fotovoltaici non rientrano fra le attività soggette ai controlli di prevenzione incendi ai sensi del DPR 151/2011. Tuttavia, in via generale, l’installazione di un impianto fotovoltaico (FTV), in funzione delle caratteristiche elettriche, costruttive o delle relative modalità di posa in opera, può comportare un aggravio del preesistente livello di rischio di incendio, in termini di:

  • Interferenza con il sistema di ventilazione dei prodotti di combustione (ostruzione parziale o totale di traslucidi, impedimenti apertura evacuatori);
  • ostacolo alle operazioni di raffreddamento/estinzione di tetti combustibili;
  • rischio di propagazione delle fiamme all’esterno o verso l’interno del fabbricato (presenza di condutture sulla copertura di un fabbricato suddiviso in più compartimenti – modifica della velocità di propagazione di un incendio in un fabbricato mono compartimento).

L’obiettivo di questa progettazione era quindi quello di dimostrare che la presenza dell’impianto fotovoltaico non comportava un aggravio del rischio incendio e, nello specifico, che la posizione dei pannelli inferiore a 1 m (distanza minima prescritta dalla Nota DCPREV in oggetto dei pannelli dagli EFC), fosse comunque adeguata.

Abbiamo effettuato quindi una nuova valutazione del rischio incendio, validando le ipotesi con modellazioni fluidodinamiche: abbiamo potuto dimostrare come, per il caso specifico in oggetto, la distanza di 72,5 cm interposta tra pannello in policarbonato e pannello fotovoltaico potesse ritenersi ragionevolmente sufficiente al fine di eseguire gli obiettivi di sicurezza in caso di incendio prefissati. Infatti, le temperature registrate rientravano nel campo di impiego dei pannelli in policarbonato installati, che varia da -40°C a 120°C.

Cartiera

La cartiera in oggetto si sviluppa come un enorme stabilimento industriale in cui viene seguito l’intero ciclo di produzione della carta, fino alla fase di converting e di logistica.

La complessità del progetto era legata in gran parte alle dimensioni dell’impianto industriale e alla presenza di numerose e diverse attività produttive al suo interno, dallo stoccaggio della materia prima, alla preparazione degli impasti per la formazione delle bobine di carta e conseguente immagazzinamento.  Ovviamente la presenza di un ciclo produttivo così complesso comporta la presenza di diversi impianti collaterali a supporto, oltre a quelli antincendio.

Conseguentemente, si è individuata la presenza di un’attività principale soggetta al DPR 151/2011, la 33.1.C, e di 14 attività accessorie.

Obiettivo del progetto

Lo scopo della progettazione era l’adeguamento alla normativa di prevenzione incendi e l’ampliamento funzionale dell’attività produttiva dello stabilimento.

Inoltre, la progettazione ha incluso anche la ri-valutazione di tutta l’attività in termini di impianti antincendio, in modo tale da uniformare lo stabilimento adeguarlo con soluzioni tecniche normativamente attuali.

Realizzazione del progetto

In prima istanza, abbiamo effettuato la Valutazione Progetto, secondo la Regola Tecnica Orizzontale (RTO) fornita dal DM 03/08/2015, complessiva dell’complesso industriale: grazie all’iniziale valutazione del rischio incendio, che analizza le possibili sorgenti d’innesco e i materiali combustibili o infiammabili con i conseguenti carichi d’incendio, abbiamo individuato un totale di 19 compartimenti.

Abbiamo analizzato tutte le strategie previste dal Codice di Prevenzione incendi e, a ognuna, abbiamo attribuito i livelli di prestazione: in alcuni casi sono risultate sufficienti le soluzioni conformi previste dal DM, in altri casi si è visto necessario il ricorso alle soluzioni alternative.

Le soluzioni alternative in FSE sono state adottate per verificare:

  • S.2 – Resistenza al fuoco
  • S.3 – Compartimentazione
  • S.4 – Esodo
  • S.7 – Rilevazione e allarme
  • S.8 – Controllo di fumi e calore

Nel progetto abbiamo applicato, ai 14 compartimenti esaminati, 96 soluzioni conformi e 44 soluzioni alternative in Fire Safety Engineering (FSE), per un totale di 140 soluzioni progettuali.

Abbiamo, invece, sviluppato la ri-valutazione degli impianti antincendio inizialmente attraverso una valutazione del rischio incendio in accordo alla norma UNI 12845:2020. In base a questa, abbiamo elaborato le specifiche tecniche per:

  • Rete idrica (rete idranti interna, esterna e impianto sprinkler), mediante norme UNI
  • Rilevazione e allarme incendio, sia mediante soluzioni classiche normate UNI che soluzioni tecniche alternative (attivazione allarme da sprinkler)
  • Smaltimento fumi e calore di emergenza, mediante soluzioni “di emergenza” normate dalle UNI

Abbiamo definito alcuni di questi impianti a disponibilità superiore, concetto introdotto nel 2019 per poter considerarli «sicuramente funzionanti» in caso di necessità.

Leggi tutto