Impianti antincendio in galleria: ventilazione, alimentazioni e controllo secondo il DM 20 giugno 2025

di Gianluca Galeotti
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Gli impianti in galleria non sono un set di componenti indipendenti: sono una catena funzionale che deve resistere a un evento localizzato senza collassare. Il DM 20 giugno 2025 lo dichiara esplicitamente: i sistemi tecnologici e di prevenzione incendi devono essere progettati in modo che un guasto locale (anche dovuto all’incendio) non pregiudichi il funzionamento complessivo e quello delle porzioni non coinvolte. È la logica della “continuità selettiva”.

Un primo blocco è la comunicazione in emergenza, soprattutto verso i soccorritori. Per gallerie più impegnative (oltre 1000 m con TGM sopra 2000 veicoli/giorno per corsia, e per urbane oltre 500 m), è richiesto un impianto di ripetizione del segnale radio conforme alle reti e apparati in dotazione al Corpo nazionale dei vigili del fuoco, con ripetizione nelle bande indicate dal decreto. Questo requisito non è solo “copertura”: significa che la strategia di emergenza deve prevedere comunicazioni affidabili proprio nel luogo dove la rete cellulare può degradare e dove la coordinazione operativa è decisiva.

Il cuore tecnico è la ventilazione di emergenza. Il DM richiede ventilazione meccanica per gallerie oltre 1000 m con TGM superiore a 2000/corsia, con l’obiettivo di gestire fumi e calore per l’esodo e l’accesso dei soccorsi. La scelta della tipologia dipende dalla circolazione: longitudinale come configurazione tipica per doppio fornice con traffico monodirezionale fluido; trasversale o semitrasversale in estrazione per traffico bidirezionale o monodirezionale congestionato. Oltre certe lunghezze, si richiedono anche dispositivi di estrazione azionabili separatamente o a gruppi e il controllo costante della velocità longitudinale.

Due dettagli rendono l’impianto “progettato per l’incendio” e non per l’esercizio ordinario. Il primo è la robustezza: i componenti esposti al fuoco devono garantire funzionamento per un tempo minimo (90 minuti) a temperatura elevata (400 °C). Il secondo è la dinamica: sono fissati tempi massimi di accelerazione (da fermo a massima velocità) e, per macchine reversibili, tempi di inversione. Questi numeri diventano parametri di verifica e collaudo: se la ventilazione è parte della strategia di esodo, deve entrare in regime utile nei tempi del comportamento umano, non “quando può”.

Attorno alla ventilazione ruota il tema del controllo: l’impianto deve poter essere attivato o controllato automaticamente o da remoto; se previsto un comando manuale all’imbocco (in posizione protetta), deve avere priorità. Inoltre, l’uso di comandi manuali da parte dei soccorritori deve essere pianificato e concordato, e utilizzato esclusivamente a conclusione dell’esodo. È un punto che spesso si sottovaluta: la stessa leva impiantistica può essere favorevole o sfavorevole a seconda di quando e come viene azionata.

La parte elettrica chiude il cerchio. Il DM richiede alimentazioni di sicurezza per i servizi essenziali (allarme, rivelazione, comunicazioni, videosorveglianza, semafori e PMV, ventilazione/controllo fumi, sistemi di mitigazione e spegnimento, illuminazione per evacuazione) con autonomie minime differenziate. Impone inoltre che la continuità di esercizio degli impianti più critici sia garantita “in tutta la galleria”, anche tramite suddivisione in settori indipendenti: un incendio localizzato non deve spegnere la funzione a valle o a monte.

Per FSE PROGETTI, l’impostazione operativa è una: partire dagli scenari e tradurli in requisiti verificabili di prestazione, controllo e alimentazione. Non basta “installare”: bisogna dimostrare che i sistemi restano disponibili quando l’ambiente è ostile.

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