La nostra scelta

Da agosto 2015 abbiamo preso una decisione drastica per una società di ingegneria. Abbiamo deciso di dedicarci esclusivamente al Codice di Prevenzione Incendio. Inizialmente lo chiamavamo RTO (all’inizio andava di moda così), qualcuno ha provato a battezzarlo CO.P.I. ma alla fine la natura ha deciso ed diventato semplicemente il Codice.

 

Perchè?

Perché sa subito abbiamo capito i grandi vantaggi che questa normativa comportava. Non solo in termini tecnici ma anche in termini burocratico-istituzionali. Dal primo giorno ci è piaciuto notare che il tempo delle “prescrizioni e prestazioni a sentimento” avevano le ore contate. Che la soggettività avrebbe lasciato spazio all’oggettività dei numeri.

Questa scelta in realtà è stata influenzata anche da un’altro fattore. Il ruolo infatti delle soluzioni alternative è stato fondamentale. La notevole semplificazione nell’applicazione dell’approccio ingegneristico in termini di adempimenti burocratici ci ha concesso di ridurre notevolmente i tempi di approvazione dei progetti (ce lo ricordiamo tutte le volte che ancora purtroppo siamo costretti ad istituire deroghe per attività non ancora dotate di nuove Regole Tecniche Verticali…) rendendo i tempi di approvazione dei progetti in FSE praticamente identici a quelli eseguiti con il Codice con sole soluzioni conformi.

 

L’importanza dell’omogeneità di applicazione

Questa è una degli aspetti più belli e gratificanti. Avendo la grande fortuna di lavorare su tutto il territorio nazionale, abbiamo anche l’occasione di condividere la progettazione con molti Comandi dei Vigili del Fuoco sparsi sul territorio. Grandi e piccoli. La sensazione generale è quella che si parli sempre e solo di prevenzione incendi, di prestazioni ed obiettivi. Azzerate (limitatamente ai nostri casi) le differenze territoriali.

 

Le prime lotte

Si ci sono state. Abbiamo pagato il prezzo dell’avanguardia e dell’irriverenza del Codice. Sapete quale è stata la domanda che ci è stata rivolta di più nei primi anni? Questa: Perché non utilizzate il 10 marzo 98? E’ più semplice. La nostra risposta è stata sempre e solo una: Perché noi abbiamo deciso così. Perché per noi il Codice rappresenta il miglior riferimento possibile per la progettazione e quindi applichiamo solo quello.

 

L’inversione di tendenza

A metà 2018 abbiamo notato una sostanziale inversione di tendenza. Si sono ridotte notevolmente le richieste di chiarimento da parte dei comandi, sempre più funzionari e progettisti hanno iniziato ad utilizzarlo ed il 10 marzo 98, per chi è del settore, è passato decisamente in secondo piano. Chi rimane ancora radicato? Chi non è specializzato in prevenzione incendi. Rispettabile, lo sforzo tecnico per il cambiamento è notevole.

 

E adesso?

Adesso è molto gratificante. Da ottobre 2019, con la nuova versione del Codice (anche qui per i primi tempi si è cercato di dare un soprannome, per noi era Codice 2.0) si sono risolte alcune criticità della prima versione, si è dato maggiore importanza agli aspetti ambientali, alle soluzioni alternative, maggiore valenza agli effetti degli impianti di protezione sino al definire quali possano essere i criteri generalmente accettati per i metodi di verifica delle soluzioni alternative stesse.

 

Si ok, ma il vostro portfolio?

Ci abbiamo pensato, potevamo mettere in questa pagina tutti i nostri progetti, quelli in FSE poi sono anche piacevoli da vedere (le volpi le chiamano Colorfull Fluid Dinamic) ma non vogliamo che sia la gara a chi ne fa di più. Dal primo giorno di FSE PROGETTI abbiamo avuto sempre a cuore anche la divulgazione del metodo ingegneristico ed è ancora così. Il nostro portfolio sono i nostri clienti (e soprattutto i vostri clienti – se siete dei tecnici) che finalemente hanno potuto dire basta a spese inutili nei costi di adeguamento nella prevenzione incendi. Scettici? Seguite il nostro blog. Molte cose che scriviamo non si riescono a scoprire se dietro non c’è progettazione e ricerca quotidiana.

 

Ancora scettici? Metteteci alla prova!