Azione termica sulle strutture e resistenza al fuoco: il nodo critico per il CPI

di Gianluca Galeotti
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Nelle pratiche antincendio, la resistenza al fuoco è spesso percepita come un requisito imposto: R60, R90, R120.

In realtà, la normativa europea descrive un quadro molto più articolato, in cui la resistenza strutturale è il risultato dell’interazione tra incendio di progetto, azione termica e comportamento meccanico dei materiali.

 

Cosa dice la norma sulle azioni termiche

La UNI EN 1991-1-2 definisce le azioni termiche come flusso termico netto agente sugli elementi strutturali, derivante da convezione e irraggiamento .

L’azione può essere determinata tramite:

  • curve temperatura–tempo nominali (incendio standard);

  • modelli di incendio naturale, basati su carico d’incendio, ventilazione e geometria del compartimento.

Il documento distingue chiaramente tra approccio prescrittivo e approccio prestazionale, evidenziando che quest’ultimo consente di considerare anche l’effetto dei sistemi di protezione attiva.

 

Perché l’approccio tradizionale genera costi

L’utilizzo sistematico dell’incendio nominale porta a:

  • temperature elevate indipendenti dal carico reale;

  • tempi di esposizione fissati a priori;

  • necessità di protezioni passive estese (intonaci, vernici, rivestimenti).

Nelle attività industriali questo è particolarmente critico: il carico d’incendio è spesso disomogeneo, compartimentato e mitigato da impianti automatici.

 

La resistenza al fuoco come verifica, non come etichetta

La norma stessa prevede che la verifica possa essere condotta:

  • nel dominio del tempo,

  • delle resistenze,

  • o delle temperature critiche dei materiali .

Questo significa che la classe REI non è l’unico strumento possibile, ma solo una semplificazione.

 

Perché questo conta per noi

Per noi, la resistenza al fuoco è una verifica ingegneristica integrata.

Non partiamo dalla protezione passiva da applicare, ma dallo scenario di incendio plausibile, riducendo il carico termico di progetto quando le condizioni reali lo consentono.

 

È così che la sicurezza resta alta e i costi di adeguamento si riducono.

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