Cosa chiede davvero il D.M. 7 luglio 2023 per elettrolizzatori + stoccaggi
- 19 Dicembre 2025
di Gianluca Galeotti
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Impianti a idrogeno: il problema reale
Negli impianti di produzione di idrogeno mediante elettrolisi, la sicurezza antincendio non si riduce a “mettere estintori e idranti”. Il rischio dominante è la perdita di gas con possibili inneschi e/o condizioni esplosive, in un contesto dove pressioni, componentistica e layout cambiano molto da progetto a progetto. Il D.M. 7 luglio 2023 nasce proprio per uniformare criteri e obiettivi: ridurre la probabilità di rilascio, limitare gli effetti su persone e beni, e garantire l’operatività dei soccorsi.
Cosa chiede il decreto: requisiti tecnici chiave
Il decreto imposta prima di tutto una logica di valutazione del rischio per l’impianto e per la possibile formazione di atmosfere esplosive, richiamando anche riferimenti del Codice di prevenzione incendi. Non è un dettaglio: da quell’analisi discendono scelte su compartimentazioni “a cielo aperto”, posizionamento componenti e logiche di comando in emergenza.
Un punto spesso sottovalutato è la scelta dei materiali: il testo richiama esplicitamente criticità come infragilimento da idrogeno, permeabilità/porosità, fatica e invecchiamento, che impattano su affidabilità e manutenzione programmata. In pratica: progettazione e esercizio devono “parlarsi”, perché la sicurezza non è stabile se non si governa la degradazione nel tempo.
Per le sezioni in pressione, il decreto introduce criteri costruttivi e impiantistici su:
- stoccaggi di idrogeno compresso con requisiti di isolamento, misure e dispositivi di sicurezza; collocazione in box e limitazioni per grandi volumi;
- compressori con protezioni da sovrappressione e sistemi per depressurizzazione di emergenza;
- tubazioni e accessori (posa ispezionabile, protezione urti/corrosione, requisiti di progetto).
Prevenzione atmosfere esplosive: ventilazione e rilevazione come “barriere”
Il decreto è molto concreto: in condizioni anomale deve essere attuata l’interruzione di alimentazioni non idonee e avviata ventilazione, dimensionata per mantenere nel locale/box una concentrazione media di H₂ inferiore all’1% in volume. Inoltre è richiesto un sistema di rilevazione idrogeno capace di attivare automaticamente la ventilazione al raggiungimento di soglia. Se l’elettrolizzatore può rilasciare ossigeno in ambiente chiuso, viene introdotta anche la logica di rilevazione O₂ per evitare atmosfere arricchite.
Sistema di emergenza (ESS) e distanze: la “geometria” della sicurezza
Il decreto richiede un Emergency Shutdown System (ESS) che arresta produzione, isola linee e, dove previsto, depressurizza tratti in pressione verso luogo sicuro. Le condizioni di intervento includono soglia H₂, allarme incendio, perdita ventilazione, ecc.
Infine, le distanze di sicurezza sono tabellate in funzione della pressione e si irrigidiscono verso edifici destinati alla collettività. Questo significa che il layout è un vero vincolo di progetto: non gestirlo bene può trasformarsi in superfici dedicate, schermature e opere civili non previste.
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Chi progetta impianti a idrogeno oggi deve integrare: analisi del rischio, requisiti impiantistici, logiche di controllo e layout. In FSE PROGETTI lavoriamo esattamente su questa interfaccia: trasformare prescrizioni e scenari in scelte progettuali verificabili, riducendo incertezze e interventi tardivi in fase autorizzativa e di cantiere.
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