Fire Safety Engineering: dalla resistenza prescrittiva alla valutazione reale dell’incendio
- 8 Gennaio 2026
di Gianluca Galeotti
- 2 MIN
LETTURA
Nelle attività industriali, la resistenza al fuoco viene spesso vissuta come un costo inevitabile.
Questo accade perché l’approccio più diffuso è quello prescrittivo, basato su curve temperatura–tempo nominali che rappresentano incendi severi e standardizzati.
Il problema non è la norma, ma come viene applicata.
La UNI EN 1991-1-2 non impone l’uso esclusivo dell’incendio nominale: al contrario, riconosce esplicitamente la possibilità di definire l’azione termica attraverso modelli di incendio naturale, basati su parametri fisici e chimici .
Incendio nominale vs incendio di progetto reale
L’incendio nominale:
- non dipende dal carico d’incendio effettivo;
- ignora la ventilazione reale;
- non considera l’effetto degli impianti di spegnimento.
È uno strumento utile per standardizzare, ma intrinsecamente conservativo.
I modelli di incendio naturale previsti dalla norma, invece, permettono di:
- valutare il carico d’incendio specifico di progetto;
- considerare il rischio di attivazione e la destinazione d’uso;
- includere i fattori di riduzione legati alle misure di protezione attiva (sprinkler, rivelazione, squadre antincendio) .
Questo è il cuore dell’approccio Fire Safety Engineering.
Il ruolo chiave delle protezioni attive
Un passaggio spesso trascurato è che la norma consente di ridurre il carico d’incendio di progetto attraverso fattori correttivi che tengono conto delle misure attive.
In altre parole:
se un impianto è presente, progettato e mantenuto correttamente, deve avere un effetto sullo scenario di incendio.
Nel metodo tradizionale questo non accade:
la struttura viene comunque verificata come se l’incendio si sviluppasse indisturbato fino alle massime temperature.
Con la FSE, invece:
- l’attivazione precoce degli impianti riduce il rilascio di calore;
- le temperature di gas risultano inferiori;
- le verifiche strutturali diventano meno gravose.
Perché questo riduce le protezioni passive (e i costi)
Quando l’azione termica è sovrastimata, l’unico modo per “tenere in piedi” la struttura è aumentare:
- spessori,
- rivestimenti,
- vernici intumescenti.
Questo sbilanciamento verso la protezione passiva è una conseguenza diretta di un modello di incendio non realistico.
Applicando correttamente la Fire Safety Engineering:
- la resistenza al fuoco viene verificata su temperature e tempi coerenti;
- molte strutture risultano già adeguate, o richiedono interventi molto più limitati;
- il costo di adeguamento antincendio si riduce sensibilmente.
Perché questo approccio è centrale per noi
Per FSE PROGETTI, la Fire Safety Engineering non è un’alternativa “speciale”, ma uno strumento ordinario quando il contesto lo consente.
Il nostro obiettivo non è eliminare le protezioni passive, ma usarli solo dove servono davvero, partendo da:
- carico d’incendio reale,
- impianti esistenti,
- comportamento strutturale in incendio plausibile.
È così che la sicurezza resta elevata e la progettazione diventa sostenibile.
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