Oltre i calcoli: come garantire che il controllo fumi funzioni davvero

di Gianluca Galeotti
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Una delle lezioni più chiare della UNI/TS 9494-4 è che un sistema di controllo fumi è un sistema, non un insieme di componenti correttamente dimensionati. Questo significa che il progetto deve considerare documentazione, integrazione con altri impianti, condizioni ambientali e verifiche in esercizio.

La norma dedica spazio alla struttura dell’analisi FSE: obiettivi di progetto, obiettivi di sicurezza antincendio, requisiti funzionali, metodologia di valutazione del rischio, requisiti prestazionali, scenari d’incendio, ipotesi e limitazioni, analisi di sensibilità. Tutto questo confluisce in una prima fase di “specifica di impianto” e in una seconda fase di “progetto dell’impianto”, con layout, matrici di funzionamento, elenco componenti, schemi a blocchi.

Per i casi più complessi la specifica tecnica prevede l’uso di modellazioni CFD come metodo avanzato: simulazioni fluidodinamiche che permettono di valutare distribuzione di temperature, movimento dei fumi, interazione con flussi d’aria esterna. Ma l’uso di questi strumenti comporta responsabilità: scelta del software, definizione della mesh, condizioni al contorno, curve di incendio, impianti attivi considerati e loro disponibilità devono essere dichiarati e motivati. La CFD diventa così uno strumento di verifica, non una scorciatoia numerica.

In parallelo la norma tratta i sistemi di diluizione: soluzioni che introducono portate d’aria per ridurre la concentrazione di fumo in ambienti non direttamente esposti all’incendio. Sono utili per spurgo post-incendio o per mantenere condizioni accettabili dove non è possibile garantire uno strato libero da fumo, ma non sostituiscono un SEFC e non sono idonei a proteggere vie di fuga o scale. Le indicazioni di massima parlano di almeno quattro ricambi/ora per sistemi meccanici, ma sempre all’interno di una strategia complessiva.

Un capitolo spesso ignorato è l’influenza del vento e della geometria dell’edificio: edifici concavi, corti interne, posizionamento relativo di prese d’aria e scarichi possono creare veri e propri “serbatoi di fumo” esterni o ricircoli che riportano i fumi dentro l’edificio. La specifica mostra esempi di configurazioni favorevoli e sfavorevoli, e suggerisce di usare dati meteo (direzione e velocità del vento) per valutare la robustezza delle soluzioni proposte.

Infine, c’è il tema delle prove di accettazione e della manutenzione. Un sistema di controllo fumi progettato con approccio FSE deve avere fin dall’inizio un piano di prove realistiche, possibilmente distribuite sulle diverse condizioni stagionali quando il vento è un fattore critico, e procedure di manutenzione che mantengano nel tempo le prestazioni ipotizzate in progetto.

Per FSE PROGETTI questo si traduce in progetti che consegniamo con un corredo completo: analisi FSE, schemi funzionali, specifica delle prove e delle verifiche periodiche. Solo così il controllo fumi resta efficace non solo sulla carta, ma anche quando l’incendio è reale.

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